Per ritornare al cristianesimo delle 'origini', censurano il Vangelo

14/11/2014 papalepapale.com (quelsi)

Se volessero sul serio tornare alle origini del cristianesimo, allora, con le parole dell’Evangelista, avrebbero davvero il coraggio di “riconoscere la propria miseria”. E convertirsi.


Leggevo qualche mese fa il saggio di un grande ma anche equivoco storico del cristianesimo, Robert Wilken, uno che accetta la ormai desueta teoria del cattolicesimo romano nato da una “lotta”, nella quale avrebbe prevalso, fra le tante “correnti” cristiane dei primi secoli; teoria madre degli studiosi protestanti e antipapisti, suggestiva ma piuttosto in malafede, tagliata su misura per relativizzare il cristianesimo romano.


Quei dolci fessi dei cristiani dei primi secoli


Ho letto dunque il suo”I cristiani visti dai romani”. E’ iniziata così la scoperta di questa storia incredibile, strana e meravigliosa: il cristianesimo dei primi secoli raccontato (e anche screditato) dagli intellettuali pagani dell’epoca, l’impagabile Celso in primis, ma anche il medico Galeno, Plinio il giovane e il vecchio, altri.


Ho cominciato a leggere e mi sono commosso, meravigliato: per i dilettantismi, la passione frammista alla gonzaggine, il coraggio sperperato nell’ingenuità, l’isolamento sociale unito alla verve polemica spericolata dei primi cristiani. Tutt’altro da come li abbiamo idealizzati. E soprattutto: per un secolo, dopo la morte di Cristo, nessuno se li è filati, salvo appunto gli intellettuali pagani, i loro “nemici” giurati. E non sempre avevano torto, i dotti pagani.

Fu il pagano Galeno a dire loro «cari idioti, ma se il vostro libro sacro dice quelle cose sulla genesi di tutto, allora dovete rivedere le credenze sulla creazione del mondo, perché filosoficamente siete in contraddizione». E i cristiani (poveretti!) veramente si misero a meditare, studiare la questione, e si resero conto che Galeno, il dotto scienziato pagano, aveva ragione e bisognava rimediare: dopo anni di scervellamento se ne uscirono con la teoria creazionista, il mondo “creato dal nulla”, come quell’anticristiano gli aveva suggerito, un po’ per sfotterli un po’ per pena. Poveri piccoli… disarmati… sperduti primi cristiani.

Ha ragione Wilken a dire che male si è fatto a non tenere presenti le polemiche, spesso insolenti e beffarde, di quegli ultimi intellettuali pagani contro i primi cristiani: perché proprio quelle ci aiutano a capire come i primi cristiani venivano percepiti dal mondo civile del quale erano ai margini, irrilevanti e ignorati, snobbati sì ma si erano anche autoesclusi, perché la percezione che gli altri hanno di noi è anche e sempre un po’ della verità, di ciò che uno veramente è.

E poi quei polemisti pagani furono utilissimi agli stessi cristiani: dal momento che, confusi e pasticcioni com’erano, le serrate critiche degli intellettuali romani gli furono provvidenziali a capire e chiarire a se stessi prima e poi agli altri, chi e cosa il cristiano era e doveva essere. A capire persino la reale portata e le conseguenze logiche delle parole e azioni del Nazareno.

Addolora sapere che negli anni successivi tutte le opere dei polemisti pagani scritte “contra christianorum” furono date alle fiamme e distrutte, non ne rimase neppure un foglio, allorché i cristiani ebbero la meglio, si fusero con l’impero e divennero i padroni dell’Occidente. Noi oggi, infatti, sappiamo delle sarcastiche e acute critiche “contra cristianorum” di un Celso, solo perché ne ritroviamo ampi spezzoni nelle opere dei primi apologisti cristiani (Tertulliano, Ignazio d’Antiochia, altri…), i quali le avevano riportate per poterle ampiamente smontare nelle loro dissertazioni apologetiche. E questo ci dice anche di quanto credito quei primi cristiani e apologisti davano alle critiche al vetriolo dell’intellighenzia pagana e greco-romana. Che in seguito gli è sempre stata negata.

Non si bruciano i libri: anche i libri contro di noi ci dicono chi noi davvero siamo, almeno in quella parte, forse oscura, della quale ci è difficile renderci conto da soli, dal momento che i nostri occhi si rifiutano di vedere. Finché qualcuno non ti mette uno specchio davanti, dalla prospettiva che più gli aggrada.

Ritorniamo al cristianesimo delle origini, ma non tanto da rischiare di incrociare Gesù

Chi veramente conosce il cristianesimodelle origini, beh, ne conosce certo l’entusiasmo ma anche la confusione, lo squallore, la labilità, l’incoerenza totale, mancando ancora una solida tradizione cristiana. Chi ha studiato quel cristianesimo lì come storia e non come mito, ai quei tempi non ci vorrebbe tornare neppure morto.

È curioso che nella Chiesa chi vuol tornare sempre indietro, sono i progressisti, che pure, per altro verso, vorrebbero cassare tutta quella storia di mezzo, ossia quel 90% di patrimonio cattolico, che sta tra le “origini” mitologiche e il post-concilio ideologico. Salvo dare ai cattolici ortodossi del “tradizionalisti” che stanno “200 anni indietro”, del “passatisti”, i quali semmai, se proprio indietro vogliono  tornare, è al massimo a 60 anni fa. Chi tra le due fazioni agli estremi della Chiesa mediana è più retrò?

È vero che gli opposti s’attraggono e finiscono prima o poi per coincidere: entrambi sono dei passatisti, e non si rendono conto che la storia cattolica è storia viva, in divenire, che la storia in generale è tale perché non torna mai indietro. Che questa smania di tornare alle immaginarie “origini”, per i progressisti, così come i tradizionalisti con le loro altrettanto immaginarie “età dell’oro”, non sia una tentazione gnostica, per cui la storia non è lineare, con un inizio e una fine, com’è per i cristiani, ma ciclica, un perpetuare e ripetere se stessa, ciclicamente, senza né inizio né fine, come in effetti pensano gli gnostici? Me lo domando.

È curioso che oggi vi siano tanti buoni “cattolici” dipendenti dal pensiero unico dominante (dominante pure all’interno della Chiesa, ormai), che si sentano bisognosi di “autenticità”. Che poi in genere si riduce a questioni spicce tipo “comunione per tutti”, “divorzio”, “seconde nozze”. E per trovare i cavilli necessari a giustificare tali pretese, se li vanno a cercare nelle immaginarie “origini”.  Addirittura si richiamano prassi del 1139 per poter giustificare la fornicazione degli uomini.

Per accampare pretese, e sarebbe meglio dire pruriti futuristici, fanno un percorso a ritroso, nella mitologia del cristianesimo “primitivo”. Ma avendo premura di fermarsi un momento prima, magari 300 anni prima di far coincidere il loro flash-back con l’epoca in cui scrissero gli evangelisti e visse Gesù: di modo da non inciampare nella sentenza eterna uscita direttamente dalla bocca di nostro Signore: “Tu uomo e tu donna sarete una carne sola e un corpo solo: l’uomo non osi dividere ciò che Dio ha unito”. Fine delle discussioni sul divorzio e le seconde nozze.

Come per tutti gli ideologi, se la realtà incontrovertibile dei fatti smentisce il loro schema, vadano pure a farsi fottere i fatti e chi li ha compiuti, ma si salvi lo schema ideologico. E poco conta che quei “fatti” lì siano stati compiuti dalla sola “origine” del cristianesimo: Gesù, il Gesù come ci è stato raccontato dagli evangelisti. In genere rimediano all’intralcio dichiarando “mitologia” i vangeli canonici, e andandosene a cercare altri tra gli “apocrifi”.  San Paolo aveva previsto già tutto: «Si stancheranno della sana dottrina e per appagare certi pruriti s’inventeranno cose nuove».

«Ritorno alle origini», dice. Ma tenendosi a distanza di sicurezza di almeno qualche millennio da quel Vecchio Testamento dove Mosè riceve le tavole della Legge, nelle quali, fra le altre cose, sono indicate le origini prime e sovente ultime della fine di un matrimonio e dell’inaugurazione di un altro, ossia – chiamiamo le cose col vocabolario cristiano – il concubinaggio:

Sesto comandamento: non commettere atti impuri né adulterio.

Nono comandamento: non desiderare la donna (o l’uomo) d’altri.

L’eterogenesi dei fini ancora una volta, la maledizione delle ideologie e dei mondi immaginari, la fantasia scatenata dalla corruzione: succede infatti che vi siano tanti “cattolici”, cardinali, papi che a furia di voler tornare alle “origini” del cristianesimo finiscono col dover censurare l’origine di tutto: il vangelo. E Cristo.

Se volessero sul serio tornare alle origini, allora, con le parole dell’Evangelista, avrebbero davvero il coraggio di “riconoscere la propria miseria”. E convertirsi.


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