Verso la fine della libertà di cura e di ricerca scientifica (2)

Giuseppe Di Bella 09 Novembre 2014 effedieffe free

PARTE 2

Noi di EFFEDIEFFE siamo grati al professor Di Bella per averci affidato questo articolo e onorati di poter pubblicare questo suo scritto che consideriamo di portata storica – per chiarezza e solidità scientifica – sul tema cancro, proprio in un periodo dell’anno dove le insopportabili vendite nelle piazze di azalee, arance, ortaggi e verdure varie, questue televisive (con calciatori spompati) e giornate della vita stanno impazzando in ogni dove, per finanziare truffaldinamente un’immancabile utopistica vittoria sul cancro — “periodicamente procrastinata di 5-10 anni”. Invitiamo tutti i lettori a leggere attentamente questo scritto facendolo conoscere.
La Redazione EFFEDIEFFE


La rivista che ha pubblicato i risultati del MDB ha un basso Impact Factor , e il lavoro non segue (secondo loro) la prassi metodologica. Pertanto un risultato scientifico e clinico di questa portata non conta niente. La logica del ragionamento è ovviamente perfetta e ineccepibile, degna delle più eccelse e codificate procedure metodologiche, di impeccabili raccolte dati, di un’ortodossia sancita in quintali di inutili pubblicazioni metodologicamente perfette che hanno portato al nulla, al fallimento noto, conclamato e tragico precedentemente riportato, della cura del cancro che porta a uccidere con chemio dall’11 al 17% di pazienti in alcune neoplasie, e a 5 anni, a ottenere col la chemio (in assenza di chirurgia) il 97,5% di ammalati neoplastici morti.

A fronte di questi noti e certificati risultati delle attuali terapie oncologiche istituzionali di «provata efficacia»… è etico, razionale, scientifico e morale disprezzare e interdire terapie come il MDB che non provocano mortalità e neppure la rilevante tossicità della chemio, conseguono percentuali nettamente più elevate di miglioramenti in tutti gli stadi fino alla documentata e stabile remissione (sconosciuta all’oncologia) in carcinomi prostatici e della mammella, senza intervento chemio e radio, con abbattimento evidente ed elevatissimo delle spese sanitarie pubbliche e conseguente crollo del fatturato delle multinazionali?

Si utilizzano a complemento della chemioterapia trattamenti radioterapici con elevati costi che aggravano ulteriormente il rischio di progressione e metastatizzazione neoplastica incrementando l’effetto mutageno e immunodepressivo. Qui il lettore può trovare alcuni dati scientifici sulla chemio. Un esempio.

«Cancro: chemioterapia ne rafforza crescita e resistenza», lancio di un’agenzia giornalistica 18:57 05 AGO 2012 (AGI) - Parigi, 5 ago. «La chemioterapia usata da decenni per combattere il cancro in realtà può stimolare, nelle cellule sane circostanti, la secrezione di una proteina che sostiene la crescita e rende “immune” il tumore a ulteriori trattamenti. La scoperta, “del tutto inattesa”, è stata pubblicata sulla rivista Nature (forse la più nota rivista medico scientifica mondiale, nda) ed è frutto di uno studio statunitense sulle cellule del cancro. Nell’agosto 2012 i ricercatori Sun Y,Campisi J hanno pubblicato su Nature medicine, (Nat Med. 2012 Aug 5. doi: 10.1038/nm.2890) i meccanismi biochimici e molecolari del fallimento della chemioterapia, titolo della pubblicazione: Treatment-induced damage to the tumor microenvironment promotes prostate cancer therapy resistance through WNT16B. Sono stati scoperti evidenti danni nel dna nelle cellule sane intorno all’area colpita dal cancro. Sono stati analizzati gli effetti di un tipo di chemioterapia su tessuti raccolti da pazienti affetti da tumore alla prostata. Questi ultimi producevano quantità maggiori della proteina WNT16B che favorisce la sopravvivenza delle cellule tumorali… La scoperta che “l’aumento della WNT16B... interagisce con le vicine cellule tumorali facendole crescere, propagare e, più importante di tutto, resistere ai successivi trattamenti anti-tumorali...”, ha spiegato il co-autore della ricerca Peter Nelson del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle, indica che “i tumori rispondono bene alle prime chemio salvo poi ricrescere rapidamente e sviluppando una resistenza maggiore ad ulteriori trattamenti chemioterapici. Un dato dimostrato dalla percentuale di riproduzione delle cellule tumorali tra i vari trattamenti. I nostri risultati indicano che il danno nelle cellule benigne può direttamente contribuire a rafforzare la crescita ‘cinetica’ del cancro, hanno spiegato i ricercatori, anche nei tumori al seno e alle ovaie”».


La notizia ha sconcertato ed è stata ripresa da varie agenzie di stampa e giornali online come Tiscali Scienze: «Scoperta shock, la chemioterapia può rafforzare i tumori… Chemioterapia: arma a favore dei tumori, si rinvigoriscono» - Un nuovo studio scuote la comunità scientifica internazionale e suscita perplessità. La chemioterapia, invece di debellare i tumori, li aiuterebbe a svilupparsi e rafforzarsi, rendendoli addirittura resistenti a trattamenti successivi. Lo studio è stato portato avanti dagli scienziati del Fred Hutchinson Cancer Research Centerdi Seattle, che hanno voluto scoprire perché le cellule tumorali sono così forti nell’organismo umano e, invece, deboli e annientabili facilmente in laboratorio. Sembra che i tumori sarebbero rinvigoriti proprio dalla chemioterapia, che indurrebbe le cellule sane ad emettere una proteina che ha la caratteristica di favorire lo sviluppo e la resistenza del tumore».

Se la chemio avesse una reale efficacia antitumorale, che senso avrebbe un orientamento chirurgico sempre più aggressivo, radicale, demolitivo, spesso mutilante con limitazioni funzionali e riflessi negativi sulla qualità di vita. La stessa esistenza di questa prassi chirurgica certifica il giustificato scetticismo e la logica sfiducia nella chemio. Con l’aggravante, a ulteriore conferma dell’incapacità della chemio a guarire qualsiasi tumore solido, dell’associazione frequente e/o abituale alla radioterapia.

Anche la reale efficacia e il rischio di induzione tumorale della radioterapia classica, convenzionale, vanno attentamente rivisti in base ad alcuni dati scientifici recentemente documentati e pubblicati di cui riporto una sintesi:

Da Natural News 20 Marzo 2012 «Relativamente alle cellule staminali tumorali…Una strada è l’attivazione indotta per radiazione» spiega Frank Pajonk, Associate Professor of radiation oncology al Jonsson Center della Ucla, università di California. Ed è sempre con questa tecnica, le radiazioni, che Pajonk ha prodotto in laboratorio cellule staminali tumorali (le più aggressive). Il lavoro di Pajonk è stato pubblicato in marzo (2012) su Stem Cells e mostra che la radioterapia usata per curare i tumori al seno (ovviamente anche altri tumori) in parte può uccidere le cellule tumorali e in parte trasformare le cellule tumorali superstiti in tumorali staminali (che sono molto più resistenti ai trattamenti delle normali cellule tumorali. I ricercatori del Jonsson Comprehensive Cancer Center Department of Oncology della UCLA hanno irradiato normali cellule tumorali non-staminali e le hanno inserite nelle cavie. Attraverso un sistema di imaging hanno potuto assistere (direttamente) alla trasformazione delle cellule normali in staminali tumorali per reazione al trattamento con le radiazioni. Pajonk riferisce che la nuova produzione di cellule così ottenuta è incredibilmente simile a cellule staminali del tumore al seno, non irradiate.La squadra di ricercatori ha anche potuto calcolare che queste cellule tumorali staminali indotte (dalla radioterapia) hanno una capacità di produrre tumori che è di 30 volte superiore a quella delle normali cellule tumorali (del tumore al seno) non irradiate».


Conclude Natural News:

«Nuovo studio: i trattamenti radioterapici creano cellule tumorali 30 volte più potenti rispetto alle normali cellule tumorali. Nella ricerca rivoluzionaria appena pubblicata su Stem Cells, rivista del settore riservata agli specialisti, i ricercatori del Jonsson Comprehensive Cancer Center Department of Oncology della UCLA, hanno scoperto che, benché uccidano mediamente una metà delle cellule tumorali ad ogni trattamento, le cure con le radiazioni per il tumore al seno trasformano le cellule tumorali superstiti in cellule tumorali staminali che sono molto più resistenti al trattamento delle normalicellule tumorali. Questa nuova ricerca assesta un altro colpo al fallimentare protocollo di cura ufficiale appoggiato dai media ufficiali allineati; protocollo che cerca di tagliar via, avvelenare o bruciare i tumori, cioè i sintomi del cancro, invece di curare le cause dei tumori, cioè il cancro. Center of Regenerative Medicine sempre dell’Università della California di Los Angeles (UCLA), ha aggiunto: “È degno di nota il fatto che le cellule di questi tumori utilizzino, per opporsi al trattamento con le radiazioni, gli stessi percorsi usati per la riprogrammazione cellulare”».


Questi dati scientifici confermano la piena consapevolezza del grave limite della chemio-radioterapia, che ha comportato un orientamento sempre più invasivo e radicale della chirurgia, con attenzione e controllo millimetrico della distanza dei limiti del tumore asportato dal tessuto sano, la ricerca attenta di tutte le catene linfoghiandolari satelliti sospette. Alcuni interventi, come mastectomie, anche bilaterali, sono effettuati oggi, anche in assenza di tumore, solo come prevenzione di possibili insorgenze di tumori per familiarità e in presenza di mutazioni che incrementino il rischio di neoplasie. Se oggi esistesse una valida alternativa terapeutica medica alla chirurgia, non avrebbero senso interventi oncologici.

Una donna soffre per tutta la il trauma psicologico di una mutilazione al seno. I limiti dell’oncologia sono però ancora più gravi se si considera che malgrado la chirurgia (praticamente tutte, con rare eccezioni, le donne con tumori della mammella sono operate) il tumore della mammella rappresenta oggi in tutto il mondo la prima causa di morte della donna.

La chirurgia pertanto, anche se tecnicamente perfetta non può assolutamente garantire la guarigione. Inoltre, se nelle recidive post-chirurgiche chemio/radioterapia e i farmaci biologici «intelligenti» di ultima generazione fossero efficaci, il cancro della mammella non sarebbe la prima causa di morte delle donne. Così per i tumori del polmone, pancreas, fegato etc… Da questa non mediatica – ma realistica e scientificamente documentata e verificabile – valutazione, da questi drammatici limiti, emergono necessariamente alcuni interrogativi:

Perché, malgrado i grandi mezzi profusi, impegno, studi, ricerche, malgrado il grande progresso tecnologico nella diagnostica e nella chirurgia, i 15 milioni di decessi per tumore in tutto il mondo sono in continuo aumento fino a fare in molti casi di questa patologia un’autentica epidemia, e la prima causa di morte? Perché l’incidenza di questa malattia sta rapidamente aumentando estendendosi a fasce sempre più giovani di popolazione?

È ovvio che solo gravi, molteplici, imperdonabili errori pervicacemente ripetuti, ostinatamente ignorati, possono aver portato ad un disastro di questa portata, ad un’impotenza che umilia la scienza e la medicina, maldestramente dissimulata da continui annunci spettacolari e fantomatici progressi come da un prossima, immancabile utopistica vittoria sul cancro — periodicamente procrastinata di 5-10 anni.

Cause degli insuccessi dell’oncoterapia 

- Il mancato intervento sui meccanismi della crescita tumorale mediante gli inibitori dell’ormone della crescita [GH] (Somatostatina e l’analogo octreotide), e come diretta conseguenza, di tutti i fattori di crescita GH dipendenti, e della prolattina mediante agonisti dei recettori D2 come Bromocriptina e Cabergolina.

- Il mancato trattamento delle mutazioni, ognuna delle quali seleziona ceppi di cellule tumorali sempre più resistenti proliferative, tossiche e metastatizzanti.

- L’attivazione mediante chemio-radioterapia di un’elevata frequenza di mutazioni, a raffiche, pertanto nello stesso tempo in cui in un ammalato debilitato da chemio-radio, dove vengono compromesse le funzioni vitali, l’immunità, le strutture biologiche portanti dell’organismo, e vengono selezionati cloni tumorali sempre più aggressivi e resistenti.

A livello globale si è pianificata la progressiva riduzione, fino alla completa eliminazione, della libertà del medico di prescrivere secondo scienza e coscienza, applicando in ogni singolo caso le relative evidenze scientifiche reperibili in letteratura, ricercando il miglior rapporto tra efficacia e tollerabilità di ogni farmaco impiegato in base all’esperienza professionale propria e dei colleghi.


Oggi il progresso scientifico è gravemente penalizzato da:

1) L’influenza e pressione crescente dei circoli di potere (che controllano la medicina e relativi fatturati) sull’informazione, le carriere e i vertici universitari, ospedalieri, e istituzionali della classe medica.

2) La creazione di icone, mostri sacri, ribattezzati KOLS (Key Opinion Leaders) stelle luminose di un Olimpo, un Gotha medico-scientifico – «La comunità scientifica» – cui accedono solo ed esclusivamente quanti entrano a vario titolo e grado in queste lobby. Solo questi centri di potere possono dare l’investitura di membri della «comunità scientifica», conferire patenti di scientificità, infallibilità, arrogandosi il diritto di scomunicare, censurare, diffamare gli eretici come il professor Di Bella, che rivendicano una ricerca scientifica realmente e unicamente finalizzata alla salvaguardia della salute e della vita, all’accertamento della verità, della realtà, del progresso della medicina e una pratica medica libera e autonoma, affrancate dalla logica speculativa e commerciale. 


Le lobby di potere dogmaticamente impongono prontuari, linee guida terapeutiche vincolanti, autoritarie, coercitive, in gran parte estranee o antitetiche alle evidenze scientifiche, alla razionalità, all’etica. Questo è il reale motivo per cui una rilevante quantità di evidenze scientifiche, cioè dati scientifici definitivamente acquisiti, certificati, incontestabili, non sono trasferiti nella clinica, non sono inseriti nei «prontuari, nelle «linee guida», nei «protocolli». Per questo, malgrado una vastissima e autorevole letteratura dimostri che la proliferazione cellulare tumorale è strettamente dipendente dall’interazione tra Prolattina e GH (ormone della crescita), e da fattori di crescita GH dipendenti, il suo antidoto naturale – la Somatostatina – non viene inserito nei prontuari. L’impiego della somatostatina ed analoghi, inibendo con meccanismi molteplici il GH la massima spinta alla crescita (denominatore comune a ogni tumore) trova indicazione razionale e scientifica in ogni neoplasia. Numerosi e documentati studi clinici osservazionali, i vari trials, certificano su www.pubmed l’efficacia antitumorale della somatostatina, in sinergismo con inibitori prolattinici, Melatonina, soluzione di Retinoidi in Vitamina E e vitamina D3.


I Signori della «comunità scientifica», i KOLS, i luminari, le sacre e immacolate vastali della scienza, non prendono ancora in considerazione e non trasferiscono in clinica questi studi. Il dato di fatto documentato e verificabile, la verità oggettiva, l’osservazione e lo studio, la verifica della verità, della realtà, da sempre mezzo insostituibile e essenza della ricerca, sono stati sostituiti da funambolismi statistici, da pseudoverità virtuali di trials clinici commissionati e finanziati da multinazionali e impostati condotti e conclusi per portare a successi preconfezionati e relativi fatturati. Il programma di azzeramento della libertà del medico di prescrivere valorizzando le evidenze scientifiche della letteratura sta ormai rapidamente concludendosi, come chiaramente evidenziato dal nuovo codice deontologico che blocca definitivamente la libertà di prescrivere secondo scienza e coscienza, penalizza gravemente ogni medico che non si attenga scrupolosamente ai loro dictat terapeutici, indipendentemente dai risultati ottenuti sul paziente, dando ampie coperture medico legali ai medici responsabili di eventi anche gravi, fino alla morte, se questi medici si sono attenuti al prontuario.


Essendo ormai evidente questo disegno, stanno manifestandosi le prime reazioni, alcuni ordini dei medici, tra cui quello di Bologna (3), hanno respinto e contestato questa umiliazione della dignità del medico, e sovvertimento del millenario codice etico di comportamento del medico.


Questo disegno è completato dalla fine programmata della libertà di ricerca scientifica, codificata nel decreto legge N° 158 del 13 settwmbre 2012 e nella legge N° 189 del 8 novembre 2012. Sono previste gravissime sanzioni disciplinari e pecuniarie ai ricercatori che, come il professor Di Bella, in autonomia e senza il benestare di comitati etici, intraprenda studi clinici e ricerche scientifiche, anche se in autonomia e autofinanziati.


In pratica con questi decreti è finita la libertà non solo di cura ma di ricerca. Hanno creato le condizioni per cui solo le multinazionali saranno autorizzare a finanziare studi clinici finalizzati alla registrazione di farmaci con procedure di cui si conoscono e sono stati denunciati gli espedienti e funambolismi statistici per arrivare comunque alla registrazione e relativo fatturato (vedi denunce della professor Angell e del Nobel Scheckmann).


I comitati etici sono eletti dagli stessi circoli di potere di emanazione politico-finanziaria, che gestendo le commissioni ministeriali e le carriere, decidono linee guida e prontuari coercitivi e vincolanti. Questi per oltre il 70% disattendono le evidenze scientifiche reperibili su www.pubmed.gov vanificando la ricerca, la quale, se non viene valorizzata nella clinica, nell’applicazione terapeutica, perde la sua principale ragione d’essere.


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