MARCELLO VENEZIANI

CENTAURA (2)

XI
La felicità è attesa o ricordo, sogno o amnesia.
Se è presente non è cosciente
se è cosciente non è presente.
La felicità ha gli occhi chiusi.


XII
Libertà, ebbrezza delle possibilità
vertigine delle passività.
La libertà è lo spazio grandioso
tra l’origine e il destino.

XIII
Prigionieri della libertà, la peggior gabbia.
Cucita su misura, si muove con te.
Impossibile evadere, assurdo essere liberati.

XIV
L’uomo ha un destino.
L’eroe fa un destino.
Il dio è un destino.
All’apice, eclissi di vita nel fato.



XV
La poesia canta l’essere nel suo svanire.
Nella presenza prefigura l’assenza, e viceversa.
A combaciarle è la nostalgia.

XVI
Religione e tradizione, logica e tecnica
nascono dallo stesso seme: collegare.
Vivere è connettersi, in cielo e in terra,
all’altro che fu, che c’è, che sarà.

 XVII
La nostalgia è il lutto interiore
per una vita lontana
che patiamo come morta
o per una morte vicina
che sentiamo ancora viva.

XVIII
Col passare degli anni si diventa immaturi.
Nella vecchiaia la maturità è uno svanito ricordo.

XIX
Ai vecchi il candore dell’infanzia biancheggia sul capo.
Rinati bambini, tornano a sapere che la vita è un gioco
E giocattoli siamo noi stessi, perché giocati e non giocatori



 XX
La bellezza è amica dello spazio e nemica del tempo
È amica del vario e nemica dell’uniforme
È amica del lieve e nemica del grave
È amica del dono e nemica dell’utile
È amica dell’essere e nemica del niente.


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