VIVAIO DI VITTORIO MESSORI

Il Timone, di Vittorio Messori http://www.vittoriomessori.it/ luglio 2014

Vedemmo la volta scorsa come  Stalin, sino ad allora impegnato nel genocidio del cristianesimo, per salvare sé e il regime minacciati dai tedeschi non esitò a prendere sul serio – andando addirittura  al di là delle indicazioni celesti – una apparizione mariana ad personam, indirizzata proprio a lui.


L’ex-seminarista passato dal Vangelo di Gesù a quello di Marx e Lenin,  sapeva bene come da mille anni il cristianesimo impregnasse ogni fibra della Russia , unendosi all’amore per la terra natale : dunque , per cercare di arrestare i nazionalsocialisti,  bisognava fare appello non ai “ compagni e compagne “ ma ai << fratelli e sorelle >>. Solo così poteva sperare in una reazione energica anche di coloro – ed erano la stragrande maggioranza – la cui fede aveva perseguitato . << Il popolo russo  >> è stato osservato << è per Dio ma può essere anche contro  Dio : in ogni caso, mai è senza Dio >>. In questa “ossessione“ del divino ( da venerare o da combattere ) che porta ai miracoli della santità o alle stragi contro i  credenti , i  due estremi d’Europa , Russia a Oriente e Spagna  a Occidente, sembrano assomigliarsi.  La storia mostra che , se decide di tagliare i legami col Trascendente , il russo finisce in un nichilismo feroce che assume i tratti del satanismo: e nessuno, come si sa, pensa giorno e notte a Dio come Satana.


E’ misteriosamente significativo  che proprio  la Russia e il suo destino facciano parte importante del messaggio di Fatima


. Maria profetizza (era il 1917 , Lenin stava conquistando il potere ) un ruolo nefasto  per quel Paese  che << spargerà i suoi errori per il mondo >> e << distruggerà varie nazioni >> . Ma segue il risvolto positivo della profezia : << Il Santo Padre mi consacrerà la Russia , che si convertirà >>. In effetti,  come tutti sanno  bene, Giovanni Paolo II fu ferito all’addome  in un modo  tale che solo << per intervento di Maria  che deviò il proiettile >>  parole sue)  non fu mortale,  proprio nella sessantaquattresima  ricorrenza della prima apparizione di Fatima. Dunque, il 13 maggio del 1981 . Nel giorno dell’Annunciazione, il 25 marzo di quattro anni  dopo, il Papa procedeva alla consacrazione del mondo, coinvolgendo tutti i vescovi di ogni continente , con chiaro, riferimento alla Russia . Cinque anni dopo, ecco  – imprevisto da tutti, servizi segreti di ogni Paese compreso – quel collasso mortale , senza alcuna speranza di ripresa , dell’Unione Sovietica e dei suoi satelliti .


Lasciamo stare ogni discussione sulla << conversione >> che, in effetti si è davvero realizzata , visto il passaggio subitaneo  da uno Stato persecutore  della fede a uno che , in nome della fede , ha ricostruito a sua cura e  spese cattedrali, chiese, monasteri distrutti dal regime precedente .


Uno stato il cui attuale capo, Putin, porta in omaggio a papa Francesco  una copia della Madre di Dio di Wladimir  che è, come dicevamo la volta scorsa , uno dei simboli stessi non solo della fede ma della nazione intera. Singolare il fatto – testimoniato dal filmato sull’incontro – che il pontefice  abbia ammirato l’icona, ma evidentemente  non abbastanza , come un po’ distratto,  allontanandosi subito. Tanto che Putin lo ha richiamato  e , cercando maggior interesse per il dono prezioso, ha detto  al pontefice : << Bella, eh ?>> . Francesco ha annuito  e allora il leader politico, per ribadire una devozione anche personale  che voleva  testimoniare  in pubblico, ha alzato  l’icona dal tavolo dove era deposta , l’ha portata  alle labbra e l’ha delicatamente  baciata  .


Francesco ha capito e si è deciso egli  pure a dare  un bacio alla sacra  tavola. Insomma, un ex-ufficiale del  KGB, la tenebrosa polizia segreta sovietica, che – diciamolo pure – è sembrato dare lezione  di devozione a un pontefice, poco propenso a dar segni   di omaggio che, forse, gli sembrano eccessivi  . Un  suo stile, pare, ben diverso da quello così appassionato di  Giovanni Paolo II : uno slavo egli pure , e non per caso. Sta di fatto che  non è difficile parlare di “ conversione “, davanti al   leader della Russia  attuale, che non porta al Capo della Chiesa romana un dono “ burocratico “ ma un oggetto di devozione anche per lui, già spia del Partito e , come tale, avverso a ogni segno di religiosità.


Per tornare a Fatima:  alla luce di quella  profezia,  paiono lanciare segni misteriosi anche le date : si ricordino  l’accordo per lo scioglimento dell’Urss,  firmato  l’8 dicembre  del 1991 e, nello stesso anno, la bandiera con la falce e martello ammainata per sempre dalla cupola più alta del Cremlino, per far posto all’antica con l’aquila zarista,  il 25 dicembre.


Date “ cattoliche “ , va pur detto: il dogma dell’Immacolata Concezione, festeggiato dal 1854 in quel fatidico 8 dicembre,  non è accettato dalla Chiesa russa , anche se per ragioni più polemiche che teologiche  e forse anche per fraintendimenti  su ciò che quel dogma davvero significa. In effetti , sia nella liturgia che nel popolo ortodosso appare chiaramente la fede in una Madre di Dio senza peccato sin dal concepimento. Ma i teologi si sono chiusi nella loro ostinazione, quasi per un bisogno ormai millenario  di opporsi per principio a colui in cui vedono, al massimo, il Patriarca di Roma , senza alcuna autorità di proclamare un dogma: cosa che, semmai, toccherebbe a  un Concilio ecumenico che radunasse Oriente ed Occidente e desse a ciascun vescovo diritto di voto.


Sempre per ragioni di polemica verso Roma , l’ortodossia russa non ha voluto accettare , nel calendario  liturgico , la riforma gregoriana , restando al computo detto giuliano, quello della Roma imperiale e non papale, così che la data del Natale non coincide con quella cattolica.  In questi “ segni “ cattolici, ci sarà un significato? Ci si può meditare ma non pretendere di penetrare l’enigma:  ancora una volta, Deus scit.


Ma sarà bene dire qualcosa che aiuti a capire  questa fede  russa  con la quale dovremo sempre più confrontarci:  dopo la caduta del comunismo, i contatti sono divenuti assai  frequenti, anche nella vita quotidiana,  a causa dell’immigrazione. Tra l’altro, per la prima volta , a Roma è stata costruita da pochissimi anni una chiesa voluta e finanziata non  dal patriarcato di Mosca ma ( sempre a proposito di “ conversione “ dell’apparato pubblico) direttamente dallo Stato russo che ha concesso come prestigioso terreno per edificare  il parco della lussuosa ambasciata che fu dell’Urss. Mai i diplomatici sovietici devono avere sospettato un simile esito finale dell’ ateismo da materialismo dialettico!  Mi dicono che, la domenica,  la bella chiesa con le cupole a cipolla e le innumerevoli icone, è sempre gremita non solo da ortodossi ma anche da cattolici, attratti dalle splendide – e lunghissime – liturgie .


Va  detto innanzitutto – non ci si  pensa quasi mai –  che quella che noi chiamiamo oggi Russia  e quelle che chiamiamo Ucraina  e Bielorussia, all’inizio strettamente unite,  sono entrate nella cristianità quando essa era ancora , malgrado tutto, indivisa.  In effetti, già da molto tempo i  rapporti tra Roma e il Patriarcato di Costantinopoli  erano sempre meno stretti e talvolta burrascosi . Ma lo scisma tra i cattolici e coloro che si dissero “ ortodossi “ , in quanto pensavano di essere i soli a seguire l’antica dottrina dei primi Concili ecumenici , quello scisma, dunque, si verificò nel 1054 .


Il 16 luglio di quell’anno, i legati pontifici giunti da Roma  a Costantinopoli  , vista l’impossibilità di  vincere l’ intransigenza del patriarca Michele Cerulario, duramente antiromano , deposero sull’altare di Santa Sofia il  decreto papale  di scomunica. Al quale , naturalmente il bizantino replicò con un controdecreto, esso pure di scomunica. Da allora , non ci fu più legame, almeno canonico, tra Bisanzio e Roma. Ma la “ conversione “ di Wladimir , principe di quelle che sarebbero diventate la Russia ,  l’Ucraina e la Bielorussia   risale a 66 anni prima : dunque l’entrata di quei popoli slavi fu nel cristianesimo ancora indiviso, almeno formalmente .


La storia di questa cristianizzazione è singolare: Wladimir (che la Chiesa ortodossa venera come santo) decise che le sue genti, per contare in Europa, avrebbero dovuto lasciare i loro culti pagani  e  abbracciare una delle tre grandi religioni monoteiste . Dunque, stando alle  antiche cronache, inviò dei saggi ad indagare,  affinché trovassero la fede che meglio convenisse  al temperamento e ai bisogni spirituali dei loro popoli.  Il giudaismo fu subito scartato , come fede di un popolo  sconfitto, senza una patria ,  un credo non universale ma legato a una etnia particolare. Fu scartato poi anche  l’islamismo , esso pure  legato strettamente   a un popolo , quello arabo . Ma anche perché , dicono sempre le cronache , il suo libro sacro, il Corano,  vietava le bevande alcoliche . << Non posso negare ai miei popoli ciò che è così importante per loro: bere ! >> , avrebbe esclamato Wladimir .


Restava il cristianesimo : se fu scelto,  è perché quei saggi  slavi  giunsero a Costantinopoli e restarono ammaliati dalla bellezza e dalla grandiosità delle messe e delle altre liturgie nelle meravigliose basiliche della capitale  dell’Impero romano d’Oriente . << Qui >> scrissero a Wladimir << non sapevamo più se eravamo in Cielo o in Terra . Abbiamo sperimentato  che davvero Dio si intrattiene con  questo  popolo >>.


Così,  il principe si fece inviare sacerdoti e teologi greci perché l’istruissero nella fede che aveva scelto e nel 988, come dicevamo, riceveva il battesimo.


Storia singolare, dicevamo , non solo per i suoi inizi ma anche per i suoi esiti ormai millenari : i Russi , come  gli Ucraini e i Bielorussi, divennero cattolici  , seppur di rito bizantino, non per libera scelta, non perché fossero stati catechizzati e convinti  da missionari ma perché , secondo le loro leggi , erano obbligati a seguire la religione  del principe . Cuius regio, eius religio… Furono battezzati in massa , come da ordine di Wladimir , prima ancora di sapere quale fosse questa nuova fede alla quale  erano iniziati per obbligo. 


Soltanto in seguito, schiere di sacerdoti inviati dall’imperatore da Costantinopoli li iniziarono ai misteri del cristianesimo, costruirono chiese  e cominciarono a celebrarvi  quelle   liturgie che avevano portato alla scelta principesca. A noi moderni, tutto questo appare inaccettabile se non, addirittura , scandaloso . Eppure , quella fede straniera e  sconosciuta ,  imposta per decreto  prima di conoscerla,  diede origine a uno dei popoli più profondamente cristiani, più radicalmente impregnati di Vangelo , più eroicamente disposti a morire invece di rinnegare le proprie credenze . Le nostre vie  non sono quelle di Dio . 


Non è un caso che , Costantinopoli essendo  stata   presa dai  turchi ( 1453 ), i teologi slavi proclameranno  che, caduta la prima Roma, caduta anche la seconda , toccava a Mosca , come “ terza Roma “ , guidare tutta la cristianità, almeno quella orientale.


Una cristianità contrassegnata soprattutto da un elemento:  il posto di assoluto rilievo  -pur se  sempre accanto al Figlio, anche nelle icone-  dato alla Madre di Gesù , proclamato come Dio egli stesso , come Seconda  Persona della Santissima Trinità.  Un rilievo che è  evidente a un primo sguardo, entrando in una qualunque casa russa dove , al posto d’onore , è ritornata quella icona splendente di dorature  della Madre di Dio che era stata nascosta per 70 anni , ma che è subito riemersa con la caduta dei  nemici della religione. Nelle abitazioni private come nei luoghi pubblici non ci sono , come presso i cattolici , delle  croci : questi sono oggetti sacri  , deposti   sull’altare delle chiese  e che solo i sacerdoti possono toccare , presentandoli alla venerazione dei fedeli inginocchiati. Ovunque altrove , unicamente icone di santi ma soprattutto ( e sempre ) la Madre di Dio , indicata sulla tela – è un obbligo canonico – con le iniziali di quello che è appunto il suo ruolo eccelso :  la maternità divina.


Sergij Bulgakov , il famoso teologo,  ha potuto scrivere: << Un cristianesimo con Cristo ma senza la Madre non è un’altra confessione cristiana : per l’ortodossia russa  è, nell’essenza, un’altra religione, con la quale i fedeli non vogliono avere a che fare >>.


Nei secoli , i protestanti europei hanno cercato in molti modi di allearsi con Mosca per combattere , uniti, il cattolicesimo romano. Ma ogni proposta è stata respinta : e questo,  va detto, non  per amore di un papato del quale ancora e sempre  si diffida ( la Russia è forse il solo Paese dove i pontefici non siano stati mai   invitati per una visita,   per volere  del Patriarcato), non per amore del papa , dunque. Ma per amore di Maria , declassata dai riformati da Regina del Cielo a  membro della  Chiesa primitiva,  a normale  casalinga di Galilea , a donna  che aveva   prestato provvisoriamente il suo utero  a un Dio che aveva deciso  di incarnarsi nel corpo di una femmina umana .


Compiuta la missione , ecco la  consumazione del matrimonio con Giuseppe ( egli pure un artigiano come tanti )  e poi  figli a volontà, rientrando nell’ombra da cui era stata tratta solo  per il servizio del parto.  Ancor più che i  cattolici, a questa prospettiva non ci stanno proprio  gli ortodossi  e,  in modo particolare,  i russi : se ne ebbe , tra l’altro, una conferma clamorosa,   dagli echi internazionali, nel 1927 alla prima riunione , in Svizzera , del Consiglio delle Chiese cristiane , un organo voluto  dalla impotente Società delle Nazioni,  creazione  dall’utopismo un po’ ipocrita  del presidente Wilson . I rappresentanti della Chiesa di Russia – scampati per il momento alle persecuzioni comuniste,  grazie all’accettazione della nomina dei vescovi fatta dal Partito unico –  dichiararono  subito   che non avrebbero   partecipato  ai lavori se tutti, protestanti in primis , non avessero accettato di mettere gli incontri sotto la protezione della Madre di Dio e non l’avessero lungamente  pregata, come conveniva a dei cristiani veri . I riformati rifiutarono e la delegazione russa rientrò in  patria, anche se là l’attendeva un futuro incerto se non tragico.


San Dimitrij di Rostov  ( XVIII secolo), uno fra gli innumerevoli altri : << Dopo il Nostro Signore , nessuno è più potente della nostra Sovrana e Madre del Signore, la sempre vergine Maria. Ella, infatti, può convincere Dio stesso con le sue intercessioni . Lei , che aveva avvolto il Verbo in fasce, lo avvolge ora per l’eternità con le   preghiere di misericordia per gli uomini >>. Altri santi mistici russi hanno sostenuto addirittura  che il suo potere di intercessione può spingersi sino al punto di mutare il giudizio divino e  di ottenere la liberazione di dannati dall’inferno.


Eppure , malgrado questa fiducia totale  nel suo intervento misericordioso verso tutti i bisognosi , la grande  liturgia russa ha un carattere “disinteressato“ , “gratuito“. Per noi , figli della Chiesa occidentale, la preghiera alla Madre termina   sempre, o quasi,  invocando il suo aiuto. L’Ave Maria stessa , dopo la prima parte evangelica, con la salutatio angelica  esprime una intercessione: Ora pro nobis peccatoribus , nunc et in hora mortis nostrae . Il rosario termina  con le litanie dette “ lauretane “  dove dopo a  ogni proclamazione di un attributo mariano gli oranti replicano con  un ora pro nobis. Invece, nel culto ecclesiale russo ( ma spesso diversa è la pratica popolare, dove si arriva  a flagellarsi  a sangue o a imporsi  duri pellegrinaggi o  digiuni disumani per ottenere una grazia da Maria)  , invece di chiedere si glorifica, si loda , si ringrazia Dio per il dono fattoci con una simile Donna . Invece dell’ora  pro  nobis c’è il kaire greco , quello che in latino suonerebbe sia ave che gaude, rallegrati.


Questo orientamento liturgico deriva dal fatto  che , mentre per gli  occidentali Maria è soprattutto Madre nostra ( come da parole di Gesù in croce a Giovanni , presente come rappresentante dell’ umanità intera ) , per l’ortodossia russa ,  ucraina, bielorussa mai si dimentica che tutto deriva dal fatto che il Concilio di Nicea non l’ha proclamata  solo   Madre di Gesù    ma , addirittura,   Madre di Dio. Da qui quasi lo sgomento , l’aura solenne delle icone , il grazie ripetuto all’infinito  per avere a tal punto elevato una creatura umana.


Da noi,     è chiamata , quasi come suo  titolo massimo di gloria , “ la Santa Vergine “. Per  gli ortodossi in versione russa , la triplice verginità ( prima , durante , dopo il parto ) non fa né problema né  discussione : nelle icone , Maria è circondata da tre stelle , simboli appunti delle tre fasi  in cui restò corporalmente intatta . L’ipotesi – purtroppo oggi adombrata anche da qualche  teologo di università “ cattoliche “ e non solo dagli  Hans Kueng e soci  –l’ipotesi  che Gesù sia stato solo il primo di molti fratelli e sorelle,  provoca tra il  popolo russo  non scandalo ma sbalordimento , seguito  subito dall’ironia sulla salute mentale  di chi azzardi simili empietà.


Nessun dubbio, dunque, sulla “ purità “ perpetua e totale  di Maria. Essendo cosa scontata, ci si focalizza  sul titolo da cui tutto deriva : Theotokos,  Madre di Dio. Una maestà  che traspare dalle icone che non  sono “ dipinte “ ma “ scritte “. E  non da artisti ma da asceti che , tra digiuni e penitenze, lavorano spesso in ginocchio. Nulla è più lontano da questa devozione come certe Madonne , soprattutto italiane , del Rinascimento,  ma anche del Settecento , per dipingere le quali si è presa a modello la  bellezza di  una popolana, magari scollacciata.


In ogni caso, non dimentichiamo mai il nostro debito verso quel talvolta maltrattato cristianesimo greco-bizantino,  che ha così profondamente plasmato   i popoli slavi . E’ da là ,  dall’Oriente,   che ci giungono tutte le grandi festività mariane e le loro liturgie che hanno ispirato quelle latine  : la Natività , la Presentazione al Tempio , l’Annunciazione , l’Assunzione ( detta   Dormizione ) e ogni altra  a seguire. E’ un patrimonio inestimabile  che abbiamo ereditato e  che merita la gratitudine di ogni credente.


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