Quei cardinali contro la deriva del confratello Kasper - PARTE 1

papalepapale.com 20/10/2014

“La canzone migliore continua a essere la nostra”. La prima “puntata” del Sinodo è conclusa. Ma continuiamo a rimanere in tema analizzando il testo del card. Pell (e altri) che a Kasper spiega la vera Misericordia

 


«Coloro che credono nella tradizione, come gli autori di questo volume, sono da elogiare quando affermano le proprie convinzioni in modo calmo e caritatevole. La canzone migliore continua a essere la nostra. Adesso dobbiamo anche operare per evitare che si ripeta quanto avvenne dopo la promulgazione di Humanae vitae nel 1968. Dobbiamo parlar chiaro, perché quanto prima i feriti, i tiepidi e gli esterni si renderanno conto che un cambiamento sostanziale della dottrina e della pastorale è impossibile, tanto più riusciremo ad anticipare e dissipare la delusione ostile che inevitabilmente seguirà la riaffermazione della dottrina». (1)


Così molti cardinali, vescovi e teologi, si sono mobilitati per smontare la deriva kasperiana che si voleva inaugurare, e che si vuole inaugurare.


Queste parole del cardinal Pell – che facciamo nostre quale punto dottrinale di riferimento all’argomento più dibattuto oggi nel Sinodo e nella Chiesa -  saranno anche il nostro “credo” nelle brevi osservazioni che andremo a fare spulciando  passi di questo libro e dell’insegnamento della Chiesa.


E Benedetto XVI disse che… (e non è certo l’unico)


È fondamentale riportare le parole di Benedetto XVI ai Vescovi francesi perché si trattò di un Discorso ufficiale e magisteriale, perciò vincolante, disse il Papa:


«Una questione particolarmente dolorosa, come sappiamo, è quella dei divorziati risposati. La Chiesa, che non può opporsi alla volontà di Cristo, conserva con fedeltà il principio dell’indissolubilità del matrimonio, pur circondando del più grande affetto gli uomini e le donne che, per ragioni diverse, non giungono a rispettarlo. Non si possono dunque ammettere le iniziative che mirano a benedire le unioni illegittime.


Benedetto XVI: chiaro sull’indissolubilità del matrimonio
L’Esortazione apostolica Familiaris consortio ha indicato il cammino aperto da un pensiero rispettoso della verità e della carità…» (2)


.

Dunque, Benedetto XVI a suo tempo è stato chiarissimo e se andiamo ad ascoltare quelle parole di Papa Francesco non cavalcate dalla stampa mediatica, alla famosa intervista sull’aereo di ritorno dal Brasile, alla domanda di cosa ne pensasse delle questioni etiche e morali, Papa Francesco fu chiarissimo:


«”La Chiesa si è già espressa perfettamente su questo. Non era necessario tornarci, come non ho parlato neppure della frode, della menzogna o di altre cose sulle quali la Chiesa ha una dottrina chiara!”


Pio XII: nemmeno il Papa può sciogliere un matrimonio cattolico
- Qual è la posizione di Vostra Santità, ce ne può parlare? – incalza la giornalista, e il Papa risponde:

“Quella della Chiesa. Sono figlio della Chiesa!”». (3)


Come intendere queste parole? Con l’unica interpretazione possibile espressa a suo tempo dal venerabile Pio XII: «Ma se la volontà degli sposi, contratto che l’abbiano, non può più sciogliere il vincolo matrimoniale, potrà forse farlo l’autorità, superiore ai coniugi, stabilita da Cristo per la vita religiosa degli uomini? Il vincolo del matrimonio cristiano è così forte, che, se esso ha raggiunto la sua piena stabilità con l’uso dei diritti coniugali, nessuna potestà al mondo, nemmeno la Nostra, quella cioè del Vicario di Cristo, vale a rescinderlo» (Pio XII, 22 aprile 1942).


Ma è solo Kasper?


L’agita-cattolicità: il card. Kasper.
Con queste chiare parole si dovrebbe chiudere ogni dibattito ed ogni strumentalizzazione al fatto che Papa Francesco, nel tacere sulle gravi affermazioni del cardinal Kasper, sembrerebbe invece alimentare. Ma è davvero così? E’ il Papa che alimenta le provocazioni di Kasper?


Questo di preciso non lo sappiamo neppure noi! Il fatto che il Papa tace sulle interviste di Kasper nelle quali afferma che egli è d’accordo con lui, non significa affatto che acconsente, nella Chiesa non funziona così, non funziona che il tacere significa approvazione.


Che cosa sta accadendo dunque? Il libro in questione qui citato spiega chiaramente che ciò che il Papa ha voluto è una corretta e lecita provocazione affinchè il Sinodo, e i vescovi in linea generale, si interrogassero piuttosto sui problemi attuali che affliggono la famiglia, che la dividono, che la strumentalizzano fino ad annientarla. Bergoglio vuole il dibattito perché alla fine tutti i Vescovi possano raggiungere una netta e chiara visione della dottrina stessa trovando, nella pastorale appunto, un modo incisivo che possa raggiungere il cuore dei problemi che affliggono l’unità familiare e questo lo si evince da un passo del libro dove gli Autori, citando lo stesso Papa Francesco sulla famiglia, scrivono:


«Prendiamo quindi come riferimento per la questione il libro del Cardinal Walter Kasper, Il vangelo della famiglia, che contiene importanti riflessioni, ma a nostro parere anche significative imprecisioni. Il nostro contributo deve poter sviluppare gli elementi positivi, contribuire a chiarire quelli ambigui, esprimere le ragioni per cui alcune affermazioni ci sembrano erronee ma, soprattutto, andare oltre il libro: mostrare in modo semplice e accessibile fino a che punto non sia stato in grado di porre il vangelo della famiglia al centro delle sue riflessioni, a causa del suo essere troppo focalizzato su un punto, senz’altro importante, ma eccessivamente esiguo se assolutizzato…»


La quesione dei divorziati-risposati


Il card. Pell: a difesa della dottrina di sempre.
Il punto in questione di cui parlano gli Autori è la comunione ai divorziati-risposati, una “pretesa” inaccettabile (l’Eucarestia è un dono del quale si ha l’accesso solo a determinate condizioni) che ha finito per prevalere sul “vangelo della famiglia” il quale mira a ben altre conclusioni. Dice infatti il cardinal Pell sempre in questa Presentazione:


«È vero che Gesù non condanna l’adultera minacciata di morte per lapidazione, ma è vero anche che, lungi dall’elogiare la sua condotta invitandola a continuare così, le dice invece di non peccare più (Gv 8,1-11). Una barriera insormontabile, per chi invoca una nuova disciplina dottrinale e pastorale per l’accesso alla Santa Comunione, è la quasi completa unanimità su questo punto di cui la storia cattolica dà prova da duemila anni. E’ vero che gli Ortodossi hanno da lungo tempo una tradizione diversa, alla quale furono originariamente costretti dai loro imperatori bizantini; ma la prassi cattolica non è mai stata questa…».


La citazione dal libro che segue ora è un pò lunga ma fondamentale per comprendere quel vortice dentro il quale lo stesso Kasper ha trascinato l’intera discussione con il rischio di far sprofondare la Chiesa in un grave scisma.


Leggiamo con attenzione:


«Alla luce del fatto che la possibilità del “per sempre” è parte essenziale di ciò che vi è di buono e nuovo nella buona novella, non è del tutto chiaro a che cosa si riferisca il Cardinal Kasper quando, nel contesto di una discussione sull’ammissione dei divorziati risposati alla comunione, egli invoca “una rinnovata spiritualità pastorale, che si congeda da una gretta considerazione legalista e da un rigorismo non cristiano il quale carica le persone di pesi insopportabili, che noi stessi chierici non vogliamo portare e che neppure sapremmo portare (cfr. Mt 23,4)».



Il card. Caffara: Caro Francesco, voglio morire papista e non sono contro di te, ma per coscienza devo dirti che…
A quale “peso insopportabile” si fa riferimento qui? Forse all’indissolubilità del matrimonio? Ma ciò sarebbe incoerente con quanto il Cardinale afferma altrove, quando dice che quel vincolo indissolubile “è vangelo” , e quando sostiene di non voler mettere in discussione l’indissolubilità del matrimonio .


Più probabilmente, ci sembra, il “peso insopportabile” altro non è che l’esclusività sessuale. È in questo modo altamente plausibile che il Cardinal Carlo Caffarra interpreta la proposta del Cardinal Kasper. È impossibile negare che ammettendo alla comunione alcuni divorziati risposati —anche se hanno precedentemente eseguito atti di penitenza, che però non sono arrivati fino a un cambiamento qualitativo del loro stato di vita— la Chiesa accorderebbe “un giudizio di legittimità alla seconda unione” . Ma questa seconda unione non può essere un secondo matrimonio, contemporaneo al primo, “visto che la bigamia è contro la parola del Signore” . Dato che il Cardinal Kasper sostiene esplicitamente l’indissolubilità del matrimonio, e dato che non intende certo suggerire che si possa vivere contemporaneamente in due matrimoni validi e indissolubili, la soluzione da lui prospettata porta a pensare che “resta il primo matrimonio, ma c’è anche una seconda forma di convivenza che la Chiesa legittima” . Ciò è inaccettabile.


Cosa Kasper perde per strada…



Una volta era per la vita… ora pure il Sinodo cederà al “tempo determinato”?
Per il Cardinal Caffarra (4), dunque, l’implicazione più grave di questa proposta è la seguente: “Quindi, c’è un esercizio della sessualità umana extraconiugale che la Chiesa considera legittima. Ma con questo si nega la colonna portante della dottrina della Chiesa sulla sessualità”, dove la colonna è l’insistenza della Chiesa sul fatto che l’unico contesto appropriato per l’esercizio della sessualità umana è l’amore coniugale (in un solo matrimonio legittimo, ricordiamo noi secondo conferma del CCC).

Il Cardinal Kasper sembra così trascurare il nesso fra indissolubilità ed esclusività sessuale. In ogni caso, se quando parla di “pesi insopportabili” intende o l’indissolubilità del matrimonio, o il requisito dell’esclusività sessuale, allora il passo biblico che viene in mente in questo contesto non sarà Mt 23,4 (“Legano infatti pesi opprimenti, difficili a portarsi”), ma piuttosto Mt 19,10, dove leggiamo dello stupore dei discepoli di fronte all’insegnamento di Gesù sul matrimonio: “Se questa è la condizione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi”.


Sottolineiamo ancora una volta che i requisiti dell’indissolubilità del matrimonio e dell’esclusività sessuale fra gli sposi non sono gravosi pesi che Cristo o la sua Chiesa addossano loro: sono i requisiti dell’amore stesso. Chiunque si è mai innamorato potrà verificarlo nella propria esperienza. Il problema è che noi “ci disamoriamo” anche. L’amore romantico in cui gli amanti si promettono le stelle non dura che un istante.”


Cerca nel sito

ContanteLibero.it

I più letti


Le perle


Appello

Per cambiare la politica

Eventi del Circolo

Il calendario

Sezione Video

Eventi del circolo

Premio La Torre

1996/2011

Selezione Libri

Recensioni

Links

Collegamenti utili


Partners

Realizzato da Telnext