TRASVERSALMENTE FAZIO-SO

21/6/2012 Renato Stanco per 'Lettera 43'

 - IL SERVIZIO DI LEVA SCAMPATO GRAZIE A CRAXI, L'ASSUNZIONE IN RAI CON LA RACCOMANDAZIONE DEL CAPOSTRUTTURA VOGLINO - FAZIO È IL GRAN CERIMONIERE TELEVISIVO DELLA SINISTRA MA NON NEGA MAI QUALCHE STRIZZATINO D'OCCHIO ANCHE A DESTRA - PER NON FARSI MANCARE NIENTE, S'ALLISCIA TUTTI I DIRETTORI DI GIORNALI - CHIAMBRETTI DOCET: "IL SUCCESSO DI FAZIO È DI RELAZIONI, NON TANTO DI TALENTO ACQUISITO"...


Siccome dare a Cesare quel che è di Cesare è un fatto di onestà intellettuale e non un semplice modo di dire arrivato a noi dai Romani, per raccontare l'aspetto non ufficiale di Fabio Fazio bisogna partire da Pippo Baudo, che ha anticipato tutti.
«In tivù vincono i furbi, Fazio a Sanremo è una furbata», aveva detto il «Pippone» nazionalpopolare, ospite di RadioDue. La battuta, nonostante abbia trovato poco spazio sui giornali, aveva un fondo di verità. Ma Baudo non fa più notizia come una volta.


CHIAMBRETTI CONTRO FAZIO.
Poi è arrivato Piero Chiambretti, intervistato da A, il settimanale diretto da Maria Latella, ed è scoppiato il putiferio.
«Il successo di Fazio è di relazioni, non tanto di talento acquisito. L'hanno definito 'il re del nulla'. Dovrebbe essere studiato dai sociologi negli anni a venire. Fazio è un caso più unico che Fazio». E poi ancora: «Mi è indifferente. Amare o odiare implicherebbe un sentimento».


VELENO CON FONDO DI VERITÀ.
Questioni personali a parte, il sospetto che dietro tanto veleno vi sia la mancata convocazione di «Pierino» per il Festival di Sanremo 2013 diventa lecito. Qualche pour parler fra l'artista e la Rai, pare ci fosse stato. Pare, si badi bene. Però in quella sparata di Chiambretti un fondo di verità c'è, visto che la rete che regge Fazio è solida e a maglie strette.
Di quelle, insomma, che non ti fanno cadere a terra, soprattutto quando i nodi cruciali passano attraverso le segreterie politiche.


NIENTE SERVIZIO MILITARE GRAZIE ALL'INTERVENTO DI CRAXI?
Per capire quali sono le relazioni che avvolgono e proteggono Fazio, bisogna partire da un bel po' di anni fa.
Il giovane conduttore savonese si ritrovò a fare i conti con il servizio di leva, allora obbligatorio. Siccome muoveva i primi passi nel mondo della televisione, spezzare il ritmo avrebbe potuto mettere a rischio la carriera di Fazio. Il ricorso alla politica era l'unica possibilità per aggirare l'ostacolo.

Secondo una leggenda metropolitana, mai smentita né confermata, il conduttore avrebbe evitato il servizio militare grazie all'intervento di Bettino Craxi, allora potente segretario del Partito socialista. A raccontarlo - sempre secondo i si dice - sarebbe stato lo stesso Fazio in presenza di Daniele Luttazzi e altri al termine di un programma radiofonico. Ovviamente a microfoni spenti. Il conduttore non ha mai chiaramente smentito questo episodio. Ma è anche così che nasce una rete di rapporti.


LANCIATO IN RAI DA VOGLINO.
Dopo Craxi, l'altro incontro fondamentale di Fazio è stato con Bruno Voglino, potente capostruttura della Rai. Quarant'anni di televisione alle spalle, Voglino è stato dirigente e produttore, coautore di format e testi di centinaia di trasmissioni, firmando Rischiatutto, Quelli della domenica, La tv delle ragazze, Avanzi, Tunnel, Mi manda Lubrano, Celito lindo, Caterpillar, Quelli che il calcio. E proprio con questo programma Fazio ha spiccato il volo.

Voglino lo ha imposto all'azienda, la sinistra lo ha sostenuto e la Rai è stata costretta a lavorare per lui, anticipando quello che poi è avvenuto con Che tempo che fa, ovvero il salotto televisivo dove tutti vanno, perché andarci è obbligatorio.


RAPPORTI FORTI A DESTRA E SINISTRA.
«Perché è bravo», ebbe a dire di Fazio nell'aprile del 2006 (a Fabrizio Roncone del Corriere della Sera), l'ex consigliere di amministrazione della Rai Marcello Veneziani, oggi editorialista de Il Giornale, «perché ormai è chiaro che si candida a essere il gran cerimoniere dell'Unione». Unione allora, galassia di sinistra oggi.

Rapporti forti allora, rapporti forti oggi, tanto a destra quanto a sinistra. L'unica cosa che non avrebbe dovuto fare, secondo quanto affermava in quegli anni Sandro Curzi, era quella di diventare come «Bruno Vespa, sarebbe talento sprecato».


CON VELTRONI CONDIVIDE LA PASSIONE PER L'AFRICA.

In parte, però, Fazio è diventato come Vespa. Il conduttore tiene sul comodino la foto di Walter Veltroni e stringe la mano a Gianfranco Fini quando va in televisione da lui. Con l'ex segretario del Partito democratico condivide il sentimento per l'Africa, tanto da aver realizzato assieme alla moglie un film dedicato al Continente nero, unica esperienza cinematografica di Gioia Selis.
Inoltre anche Fazio tiene casa a Parigi, dove molta intellighenzia di sinistra si ritrova nei fine settimana.

Lì, in riva alla Senna, il cosiddetto partito di Repubblica ama talvolta effettuare i suoi 'comitati centrali', ai quali partecipa anche Roberto Saviano e di cui il conduttore genovese è gran cerimoniere.
Impossibile quindi non parlare di rete di relazioni.


LA REPUBBLICA ATTACCA MASI.
Sono molti, a destra, quelli che raccontano come Mauro Masi, ex direttore generale della Rai, abbia provato sulla propria pelle cose vuol dire toccare Fazio. Quando decise di riaprire le porte della Rai a Giuliano Ferrara e Vittorio Sgarbi, la sinistra impose a Masi la conferma del contratto al conduttore di Che tempo che fa, senza riduzioni del compenso e con una serie di clausole di salvaguardia.

Secondo le malelingue, solo mettere in discussione Fazio provocò la risposta de La Repubblica che iniziò a caricare a testa bassa il direttore generale Rai.


RAPPORTI STRETTI ANCHE CON LA STAMPA.
Non va dimenticato che Michele Serra, la mente che arma il braccio di Fazio, è una delle penne di punta del giornale romano. E chi attacca Fazio attacca il giornalista.

Il conduttore, del resto, è in stretti rapporti anche con Ezio Mauro, direttore del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, e dialoga fitto fitto con il vicedirettore de La Stampa Massimo Gramellini (il sabato è ospite fisso di Che tempo che fa) e pure con il direttore del quotidiano di Torino, Mario Calabresi.

Se non vuoi cattiva stampa, perciò, mai mettersi contro Fazio. Come ha sperimentato Masi: chi lo tocca muore


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