ARCHIVIO - VIVAIO - Lourdes

2008 Vittorio Messori

Scrivo queste righe all’inizio di febbraio, dunque proprio nei giorni giubilari per Lourdes: 150 anni da quell’11 febbraio 1858 in cui, mentre dal campanile della parrocchia venivano i rintocchi dell’Angelus, un gran colpo di vento annunciò l’inizio di Tutto.


Tra le infinite cose, grandi e piccole, scovate da René Laurentin per quell’immenso lavoro storico sulle apparizioni di cui ogni credente deve essergli grato, c’è anche una testimonianza che mi ha sempre colpito.


È quella di un religioso, un Fratello delle Scuole cristiane, che proprio in quei momenti passava, a piedi, sulla strada che domina il Gave de Pau, dall’altra parte della grotta. Lasciò poi una dichiarazione in cui disse di avere visto, fra le fredde brume di quella mattina, le tre ragazzine – due figlie dei Soubirous e la loro amica, quella piccola testarda, un po’ sfacciata, detta Baloum – che se ne andavano lungo le sponde del torrente, nella prateria deserta, portando ciascuna un cesto di vimini per mettervi la legna e le ossa che andavano a raccogliere.


Il Fratello guardò la banalissima scena, ovviamente senza prestarvi alcuna attenzione. Tra l’altro, disse, doveva affrettarsi per raggiungere la sua scuola, nel centro di Lourdes, perchè rischiava di arrivare in ritardo sull’orario del pranzo.


E anche in questa testimonianza che mi pare di scorgere lo stile del Deus absconditus, che dà ai Suoi interventi inizi modestissimi, che fonda il Mistero su basi che hanno l’apparenza della più scontata quotidianità.


Non fu così, del resto, anche a Betlemme, dove il passaggio sulla strada di due viandanti – un uomo a piedi e una donna incinta su un asino, con accanto i fagotti per il viaggio – non meritò che un’occhiata distratta dei passanti? Così, scorgendo in lontananza, mentre andava di fretta, le figurette delle tre piccole, come poteva quel figlio di san Giovanni Battista de La Salle immaginare che proprio lì, in quel momento, stava per scoccare la scintilla che avrebbe condotto su quei prati una folla che oggi, un secolo e mezzo dopo, si valuta superiore al mezzo miliardo?


Come pensare che la Regina stessa del Cielo avrebbe detto: «Va a dire ai preti che costruiscano qui una cappella, voglio che qui si venga in processione?», provocando la costruzione di un’intera città della fede?


Se parlo della Grotta è anche per una confidenza e al contempo un avviso ai lettori. Da molti anni, certamente più di venti, mi interrogo su quegli eventi, leggendo illeggibile, riflettendo su ogni particolare, inseguendo piste e tracce, recandomi direttamente sui luoghi.


Tra l’altro, un’estate, Rosanna ed io risolvemmo, e con gran piacere, il problema del giovane direttore della rivista internazionale del santuario. Quel collega, che è anche un caro amico, voleva portare la moglie e i molti figli in vacanza al mare, ma le molte spese lo mettevano in difficoltà. Una provvidenza, per noi: gli affittammo la villetta sulle colline dove viveva con la sua affollata tribù di bambini e per un mese, tutte le mattine, scendevamo al domaine, dove le ore passavano tra devozioni, osservazione della folla cosmopolita, passeggiate nei grandi spazi verdi e (per me) soggiorni nella ricca biblioteca specializzata nella Casa dei cappellani.


Una volta, mentre cenavamo sulla terrazza, ritornati dopo una giornata trascorsa come al solito attorno alla Grotta, vedemmo arrivare nel giardino una utilitaria e scenderne un signore in polo, calzoni di tela e un cordone di cuoio al collo da cui pendeva una croce non ricordo se di legno o di metallo.


L’inatteso visitatore con look molto francese era il vescovo che, scoperta la mia confidenza con la storia delle apparizioni e del pellegrinaggio e la mia attrazione per quegli eventi, veniva a chiedermi di trasferirmi a Lourdes per dirigervi le bureau de presse, l’ufficio stampa dei santuari. Una proposta che presi sul serio, anche se – per varie cause – non potei concretizzarla.


E mi rimane ancora il rammarico che, nella vita, non si possa fare tutto ciò che si desidera.


AI vescovo, comunque, confidai la mia intenzione: per il giubileo del 2008 desideravo riordinare, completare, pubblicare almeno parte del materiale che in tanti anni avevo accumulato su Lourdes. Gli confermai che ero ben consapevole che su questo tema si era scritto molto, forse troppo, visto che molte cose sono ripetitive, si copiano l’un l’altra, finiscono nello sdolcinato, nel sentimentale o, ancor peggio, nell’imprecisione.


Magari – cosa che proprio non sopporto: ciascuno ha i suoi tic – hanno anche il cattivo gusto di chiamare la veggente non con il suo bel nome di Bernadette ma, italianizzandolo malamente, con un ridicolo “Bernardetta”, facendo spesso solo una sdolcinata pastorella di questa bambina e poi donna dal carattere fiero, solido, di una caparbietà montanara, coraggioso e indomabile pur nella mitezza.


Molti, dunque, probabilmente troppi libri, anche se non mancano, ovviamente, quelli assai validi, spesso preziosi. Ma, spiegai a monsignore, mia intenzione non era ripetere il già detto né abbandonarmi a elevazioni spirituali o a considerazioni morali.


Cose non solo legittime ma doverose, però fuori delle mie corde di cronista, di indagatore di storia, di persona consapevole che il Dio cristiano «se cache dans les détails», si nasconde nei particolari che vanno cercati con pazienza tra le pieghe degli eventi. Insomma: confermare la verità di quanto iniziato quel freddo giorno di febbraio, consolidare la base storica sulla quale, poi, costruire la riflessione spirituale. Se non è solido il gancio, come appendervi la collana delle considerazioni edificanti?


Gli anni, però, sono passati rapidi, per me troppo rapidi (anche per le nostre vite vale il principio della fisica: «motus in fine velocior») ed ecco quel 2008 che, quando esponevo al vescovo il mio progetto, sembrava quasi remoto, tanto che non ero affatto sicuro di arrivarvi vivo.


Il giubileo è arrivato senza che sia riuscito a ordinare e limare come desideravo un materiale che, come mi capita spesso, ha l’inconveniente di essere troppo abbondante. Rivedendolo, mi rendo conto che il vecchio adagio de Maria numquam satis, di Maria non si dirà mai abbastanza, vale anche per quel luogo dove si è manifestata: de Lourdes numquam satis. Ogni volta mi stupivo – e mi stupisco, la ricerca continua del gorgo di indizi, di enigmi, talvolta di piccole e grandi scoperte che si cela dietro questa storia apparentemente molto semplice, pur nel suo mistero


. Già in un libro precedente, “Ipotesi su Maria”, avevo dedicato alcuni capitoli alle apparizioni sul Gave, dando qualche saggio di quanto fosse inesauribile.


Comunque, se ho mancato i 150 anni, non vorrei mancare la possibilità di far parte ai lettori di almeno una parte dei risultati di una ricerca lunga, appassionata e appassionante. Così, a partire dal prossimo numero, quello di l’le, per un certo numero di puntate, sto “Vivaio” sarà dedicato ad alcuni “carotaggi” nell’enigma di una visita di Maria agli uomini che non esaurirà mai la sua attualità. Non si tratta, infatti, altro che del richiamo all’inizio stesso della predicazione di Gesù: «Convertitevi e credete al Vangelo! Preghiera e penitenza».


È dunque essenziale esercitare anche qui quel lavoro apologetico, di ricerca cioè dei “motivi per credere”, che è al centro dell’interesse di questo nostro giornale. E che sarà al centro, ovviamente, di quel libro su Lourdes che da tanto tempo vagheggio e di cui, dunque, dirò qui da aprile almeno qualcosa in anteprima. Forse sbaglio ma, in coscienza, sono convinto che i lettori capiranno l’intenzione e, leggendo, non saranno troppo delusi.


Tanto per stuzzicare: perché – almeno per quanto agli uomini è possibile capire – perché l’inizio delle apparizioni avviene un giovedì? Perché un 11 febbraio, proprio nel giorno in cui, al mattino, nella chiesa di Lourdes, il parroco e i coadiutori avevano celebrato, seguendo il calendario della diocesi di Tarbes, la messa di santa Genoveffa, protettrice di Parigi e della Francia intera? E perché proprio nel 1858? Cominceremo, dunque, dal calendario scoprendo cose che, almeno a me, sono apparse sorprendenti. Spero che lo siano anche per lettori.



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