Ora la Procura di Roma indaga sul tesoretto di An

08/02/2012 Di Marco Chiocci per Il Giornale www.ilgiornale.it

Due brutte notizie per gli ex An «titolari» del ricco patrimonio, immobiliare e no, della vecchia Fiamma. La prima: la procura di Roma indaga formalmente sulla gestione del tesoretto da svariati milioni di euro a seguito di un esposto di Rita Marino, storica segretaria di Gianfranco Fini. Lo conferma al Giornale il senatore Vincenzo Consolo: «Sì, la signora Marino ha presentato un esposto alla procura di Roma nel quale si fa presente che sono state esautorate alcune persone dalla gestione del patrimonio ex An e che vi è stato un uso distorto del patrimonio che doveva essere liquidato e non gestito.

Il fascicolo è aperto, indaga il pm Attilio Pisani». La Marino punta l'indice sugli esponenti di An in Pdl Caruso, Valentino, Mugnai, Giordano, Petri, Gamba, Giordano.Nell'esposto si ipotizzerebbero ammanchi per svariati milioni di euro, e i reati sui quali starebbe lavorando il pm sarebbe appropriazione indebita, malversazione e truffa. La seconda brutta notizia si rifà alla prima: il presidente del tribunale di Roma ha nominato due commissari liquidatori degli stessi beni di cui parla la segretaria di Fini, contraddicendo una sua stessa decisione di sei mesi fa.

Il «commissariamento per liquidazione» è arrivato a seguito dell'accoglimento di un'apposita istanza proposta nel 2010 dai finiani Antonio Buonfiglio (passato recentemente con Fare Italia) e Enzo Raisi per chiedere la liquidazione patrimoniale, posto che dopo lo scioglimento di An la gestione delle liquidità prodotte da rimborsi elettorali, depositi e valori delle case era stato affidato a un'apposita fondazione.

Secondo quanto trapela dagli uffici giudiziari romani, negli ultimi mesi due ispettori del tribunale hanno esaminato, nel dettaglio, l'amministrazione del patrimonio affidata al comitato di gestione e al comitato dei garanti (a maggioranza ex An, attualmente nel Pdl) costituiti nell'ultimo congresso in attesa di traghettare il tutto in un'apposita Fondazione.

E nelle conclusioni avrebbero ravvisato estremi per una soluzione che va nella direzione di quella auspicata dalla coppia finiana. Raisi e Buonfiglio, già un anno fa, avevano contestato la corretta operatività dei due comitati che anziché limitarsi «al mero esercizio dei poteri di indirizzo e vigilanza» avrebbe via via limitato i poteri degli stessi con modalità, a loro avviso, illegittime, infischiandosene di «preservare integro il patrimonio attraverso il compimento di atti conservativi o, al più, migliorativi».

Ovviamente gli ex An rimasti nel Pdl la pensano diversamente, e a nulla sono servite le ragioni messe nero su bianco dal «portavoce », senatore Franco Mugnai, che sei mesi fa aveva convinto lo stesso presidente del tribunale a respingere il ricorso spiegando che era inammissibile e improponibile «perché il Comitato ha operato nel rispetto delle prerogative attribuite loro dal congresso, in osservanza del mandato di cui era stato investito».

Appresa la notizia del commissariamento, Mugnai ha parlato di «decisione sconcertante » del tribunale «in contrasto con le determinazioni del congresso. In essa non si ipotizza in alcun modo comportamenti illecitio fraudolenti degli organi di Alleanza nazionale. È incomprensibile».

Tutti gli uomini del presidente della casa di Montecarlo, che nell'inchiesta sull'appartamento in uso al cognato se l'è cavata come tutti sanno, cantano vittoria. «Siamo soddisfatti, così evitiamo un nuovo caso Lusi », gongola Buonfiglio.


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