Undicesima ora. Tempi ultimi ed eccesso di misericordia - parte 1

PAPALEPAPALE.COM SETT 2014

Undicesima ora. Tempi ultimi ed eccesso di misericordia

PARTE 1


Un viaggio tra “impossibili” Promesse del Cielo e “assurde” devozioni: dalla promessa del Sacro Cuore fino al culto della Divina Misericordia. Perché, forse, il Cielo ha qualcosa di urgente da dirci e questa “abbondanza” di grazia non è data a caso.

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Medagliette della Madonna a detta di molti “miracolose” e a cui vengono attribuite guarigioni e conversioni che hanno fatto la storia; promesse di Salvezza che “valgon bene” Nove o Cinque messe i primi venerdì o sabati del mese (a seconda della versione); Coroncine misericordiose da recitare al capezzale foss’anche del più putrido peccatore con la sicura speranza di un’assistenza divina!


 È questo il mondo delle “impossibili promesse” e delle “assurde” devozioni che pure affollano la storia e l’immaginario del Cattolicesimo profondo degli ultimi secoli: devozioni, pratiche e speranze che suscitano scetticismo o ironia presso i credenti “adulti”, disinteresse o peggio presso tutti coloro che ritengono, a torto o a ragione, di possedere un intelletto “profondo” e “illuminato”, ma che pure risalgono a “rivelazioni” di grandi santi, spesso certificate e promosse da Pontefici e “corroborate” – se così si può dire – da eventi straordinari e da effusioni di Grazia clamorose.


S. Margherita Maria Alacoque contempla il Sacro Cuore di Gesù
Sia ben chiaro, di fronte a realtà del genere lo scetticismo e il dubbio rimangono reazioni sane e normali. Si prenda, ad esempio, la cosiddetta Grande Promessa del Sacro Cuore di Gesù, che sarebbe stata comunicata dal Signore in persona a Santa Margherita Maria Alacoque: cosa ci può essere di più assurdo, e per certi versi irritante, di una “rivelazione” in cui si assicurerebbe la grazia del pentimento finale, e dunque della Salvezza, a chiunque abbia ricevuto la Comunione i Primi Venerdì del mese per nove mesi consecutivi, persino (persino!) a chi successivamente tornasse ad una vita di peccato?



Qui, evidentemente, lo scetticismo non è solo quello che potrebbe cogliere un “figlio spirituale” di Scalfari o Umberto Eco, ma anche quello di chiunque sia abituato a porsi domande; anche di una persona come il sottoscritto, che pur venendo da una cultura tutt’altro che razionalista eppure fortemente “intellettuale” perchè nutrita fin da giovane da letture “esoteriche” e da riflessioni “metafisiche”, non può non nutrire una certa, innata (spocchiosa?) diffidenza verso tutte le manifestazioni della cosiddetta religiosità “popolare”.


Non può infatti non sconcertare e destabilizzare l’idea che il dono della Salvezza possa essere “svenduto” a così poco prezzo, in una prospettiva che pare “inflazionare e svilire la Misericordia”, per giunta legandola all’adempimento di un atto formale che – in prospettiva umana – potrebbe persino apparire “banale”. Ma sconcerta anche, specie all’occhio di uno storico, che tali “pie pratiche” non siano apparse nella storia del Cristianesimo per più di 1700 anni e che si concentrino, al contrario, tutte o quasi nel ristretto spazio di tempo degli ultimi secoli: la tentazione, dunque, di derubricarle alla stregua di ingenue creazioni di un certo clima sentimentalistico-devozionale tipicamente moderno può essere forte.


Il Sacro Cuore appare a Margherita Maria Alacoque. Cartapesta leccese, primi XX secolo.
E se, al contrario, ci trovassimo al cospetto di… inequivocabili “segni dei tempi”?


Malgrado le nostre perplessità, la questione delle “promesse impossibili” e delle “assurde devozioni” sembra tuttavia conservare un suo mistero, a dispetto della loro apparente irragionevolezza: troppe testimonianze, troppe grazie sembrano essere legate a queste pratiche per poter derubricare il tutto al livello di banali superstizioni. Qualcosa di misterioso, di irriducibile e di ineffabile, sembra celarsi dietro tali realtà; secondo una Sapienza che, probabilmente, non è di questo mondo, una Sapienza che però, insegnava il Maestro, non sempre è data a chi “sapiente” ritiene o pretende di esserlo.


E se fosse invece un clamoroso “segno dei tempi” questa apparente insensatezza della Misericordia divina? Uno di quei segni veri, biblicamente manifestatosi “con mano potente e braccio teso”, del tutto diversi da quelli che tali vengono ritenuti dai teologi à la page, per i quali “leggere i segni dei tempi” è spesso traducibile come adeguarsi all’ultima (o penultima) moda del mondo?


E se fosse questa l’estrema (ultima?) risposta della Provvidenza di Dio ad un tempo (quello sì) insensato e assurdo, dove le tracce di Dio vengono alacremente cancellate da un’umanità mai come oggi così lontana da Cristo? Potrebbe, dunque, essere anche questa la “mano tesa” del Cristo offerta agli Apostoli giunti alla fine del viaggio e terrorizzati dal mare in tempesta di un tempo “dannato” in cui il dono della Salvezza sembrerebbe realmente precluso alla maggior parte dell’umanità?


Stiamo esagerando? Siamo vittime di deliri apocalittici o della sindrome dei “profeti di sventura” così duramente biasimata anche da neo-canonizzati Pontefici? Difficile rispondere. Questo piccolo escursus storico sulle “devozioni impossibili” degli ultimi tre secoli, tuttavia, potrà forse regalarci se non certezze, certamente affascinanti segni e salutari domande da porsi.


San Simone Stock riceve dalla Vergine lo Scapolare del Carmelo. Altorilievo in cartapesta leccese, fine XIX secolo
Un “precedente” illustre: lo Scapolare del Carmelo


In realtà, certe “incredibili promesse” da parte del Cielo avrebbero almeno un precedente pre-moderno quanto mai illustre: parliamo della Promessa che la Vergine Maria avrebbe assicurato a coloro che avrebbero vestito con devozione lo Scapolare Carmelitano (detto anche Abitino e, spesso, sostituito dall’equivalente medaglietta specie presso i devoti laici). Tale Promessa sarebbe stata comunicata rivelata a San Simone Stock, priore dell’Ordine del Carmelo, durante un’apparizione avvenuta il 16 Luglio 1251; queste le parole che l’avrebbero accompagnata:


«Prendi figlio dilettissimo, prendi questo scapolare del tuo Ordine, segno distintivo della mia Confraternita, privilegio a te e a tutti i Carmelitani. Chi morrà rivestito di questo abito non soffrirà il fuoco eterno; questo è un segno di salute, di salvezza nei pericoli, di alleanza di pace e di patto sempiterno».


Tale promessa, inoltre, sarebbe stata confermata e addirittura ampliata a seguito di una successiva apparizione mariana a cui avrebbe assistito Papa Giovanni XXII, durante la quale la Vergine avrebbe rivelato il cosiddetto “privilegio sabatino”, ovvero la promessa di essere liberati dal Purgatorio il sabato successivo alla propria morte, a quei fedeli che avrebbero unito alla devozione dello Scapolare una pratica costante fatta di particolari preghiere e pratiche spirituali[1].


Tuttavia, e malgrado tale illustrissimo precedente (che chiama in causa uno dei “centri” della spiritualità cattolica, quale l’Ordine del Carmelo), è evidente che l’esplosione di tali “promesse” è tutta collocabile in età moderna, specie (sarà un caso?) a ridosso di quelle “rivoluzioni anticristiane” che avrebbero via via de-popolato la Chiesa e secolarizzato la società.


Bruno Cornacchiola: il tranviere romano convertito miracolosamente alle Tre Fontane, all’ingresso della grotta dell’apparizione.
Margherita Alacoque: la Grande Promessa e “l’eccesso della Misericordia”


Santa Margherita Maria Alacoque, consacrata e mistica francese della fine del XVII secolo, protagonista della diffusione di quel culto del Sacro Cuore di Gesù che così grande importanza ha avuto nella spiritualità e nella devozione cattoliche dei secoli successivi, è anche la protagonista della più conosciuta fra le “assurde promesse” di cui parliamo in questo articolo. Era l’anno 1674, quando la suora del monastero della Visitazione, già nota per presunte manifestazioni e apparizioni del Cristo, avrebbe ricevuto questo incredibile messaggio:


“Io ti prometto, nell’eccesso della Misericordia del mio Cuore, che il mio Amore Onnipotente concederà a tutti quelli che si comunicheranno al primo Venerdì del mese per nove mesi consecutivi, la grazia della perseveranza finale. Essi non moriranno in disgrazia, né senza ricevere i Sacramenti, servendo loro il mio Cuore di asilo sicuro in quell’ora estrema”.


Stiamo parlando della celeberrima Promessa dei Primi Nove Venerdì del Mese, oggi caduta nel dimenticatoio insieme a molte altre e vista con imbarazzo soprattutto da parte del clero, ma alla quale fu attribuita così grande importanza al punto che Papa Benedetto XV volle inserirla –cosa piuttosto inusitata- nella stessa Bolla di Canonizzazione della santa!


Madonna del Carmelo. Statuetta in cartapesta leccese, primi XX secolo
Innumerevoli, peraltro, sarebbero le testimonianze di grazie e conversioni clamorose (spesso in articulo mortis) attribuite a tale pratica. Fra tutte, la più clamorosa è forse quella del tranviere romano Bruno Cornacchiola, uomo di costumi piuttosto libertini ma, al contempo, protestante fanatico e feroce nemico del Cattolicesimo, dei preti e soprattutto del culto mariano –aveva persino organizzato un tentativo di uccisione del Papa durante la visita del Pontefice nel quartiere di Testaccio- che nell’anno 1947 sarebbe stato protagonista dell’apparizione della Vergine Maria nella zone delle Tre Fontane, a Roma. A seguito di tale apparizione, il tranviere romano anticlericale si ritroverà ipso facto convertito al Cattolicesimo e latore di un messaggio di profondo contenuto teologico -su cui, c’è da dire, la Chiesa non si è ancora pronunciata definitivamente- ma nel contesto del quale, la Vergine avrebbe tra l’altro rivelato:


“Io sono la Vergine della Rivelazione. Tu mi perseguiti. Adesso basta! Entra nel santo ovile. Quello che Dio ha promesso è e resta immutabile: i Nove Venerdì del Santo cuore, che tu hai celebrato, spinto dall’amore della tua fedele sposa prima che tu prendessi definitivamente la via dell’errore, ti hanno salvato”.


S.Caterina Labourè riceve dalla Vergine la Medaglietta Miracolosa.
Rue de Bac e la “medaglia miracolosa”


Santa Margherita Maria Alacoque muore nell’anno 1690, proprio a ridosso di quel XVIII secolo, età dei “lumi” secondo la mitologia laica e illuminista, che a partire dalla sua Francia segnerà le tappe di una progressiva scristianizzazione dell’Occidente e del mondo; ed è difficile, col senno del poi, non vedere in questo una sorta di “segno”.


Ma più evidente ancora, se vogliamo, è la “provvidenzialità storica” insita in un altro evento miracoloso che nell’anno 1830 avrà come scenario ancora la Francia e Parigi in particolare, città che aveva visto solo qualche decennio prima l’infuriare della Rivoluzione del 1789 e che, proprio in quell’anno, vedrà l’esplodere i famosi Moti del 1830, primi di una serie di “rivolte” laiciste e borghesi che, culminate nel 1848, getteranno le basi di tutti i movimenti nazionalisti, socialisti e anticristiani che sconvolgeranno il mondo nel secolo successivo.


L’oratorio di Rue Le Bac, dove Caterina Labouré avrebbe ricevuto l’immagine della Medaglia
Tutto ebbe inizio nella notte fra il 18 e il 19 Luglio di quell’anno, con una serie di apparizioni prima di un essere bellissimo dalle forme bambine che si qualifica come un angelo, poi della Vergine Maria in persona, ad una suora del convento di Rue Le Bac a Parigi di nome Caterina Labouré (futura Santa Caterina Labouré). Fra le varie rivelazioni, la Vergine trasmette a quest’anima eletta l’immagine di un medaglia di forma ovale dove una serie di profondi simboli mariani contornano un’immagine della Vergine dalle cui mani si proiettano raggi di luce verso la Terra: sono il simbolo stesso, dirà l’Apparizione, della grazie che la Madre di Dio vuole riversare su coloro che gliele chiederanno. La Vergine stessa ordina di fabbricarne quante più possibili e promette grazie a tutti coloro che la porteranno:


Fate coniare una medaglia su questo modello. Tutte le persone che la porteranno riceveranno grandi grazie, specialmente portandola al collo; le grazie saranno abbondanti per le persone che la porteranno con fiducia”

Tale intervento clamoroso della Grazia viene “giustificato” esplicitamente con l’avvento prossimo di periodi di caos e di sofferenza per la Francia e per il mondo intero:


La Medaglia Miracolosa: un vero “fiume di grazia” pratico da indossare.
I tempi sono cattivi. Gravi sciagure stanno per abbattersi sulla Francia. Il trono sarà rovesciato. Tutto il mondo sarà sconvolto da disgrazie d’ogni specie”. 


Nei due anni successivi, la medaglia fu coniata in migliaia di copie, milioni nei decenni successivi; e tale devozione fu subito presa molto sul serio da una Gerarchia ecclesiastica che, all’epoca, non sembrava affatto disdegnare i “profeti di sventura”, specie se si chiamano Maria Vergine, e che sembrava ben cosciente della “drammaticità dell’ora presente”. Oltretutto, da ogni parte del mondo sembrano via via giungere testimonianze sempre più incalzanti di come tale “piccolo segno” stesse veicolando una cascata di grazie, guarigioni e conversioni clamorose, al punto che di lì a poco tutti cominciarono a chiamare il simbolo di Rue Le Bac Medaglia Miracolosa.


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