Ecco l'Italia che tifa Scozia

Eleonora Barbieri - Mer, 17/09/2014 - il giornale

Sono pronti a partire, sognando Edimburgo.


Coi vessilli e le bandiere scozzesi e, se solo potessero, una scheda da infilare nell'urna: sì. Yes, yes, yes, come Molly Bloom (del resto Joyce era irlandese, un altro Paese che con l'Union Jack ha sempre avuto rapporti complicati).


Gli indipendentisti d'Italia già esultano, godono per il voto di domani che per loro «è già una vittoria», perché i fratelli scozzesi possono esprimersi, possono dire la loro sulla questione che più sta a cuore ai movimenti autonomisti: staccarsi. Fare da sé. E allora Borghezio questa volta le manda a dire in gaelico: «Tagh duine, tagh gu an saorsa: Alba saor», «Vota sì, vota per la libertà: Scozia libera», grida col braccio alzato alla fine di un video-spot (youtube.com/user/klauscondicio) in cui si sente un po' Mel Gibson in Braveheart , quando va incontro alla morte da eroe.


E così Borghezio-William Wallace invita gli scozzesi a liberarsi dal governo di Cameron, da quegli inglesi che «pensano solo ad arricchirsi grazie alla mafia russa ben radicata a Londra» e da cui si possono aspettare «solo fame e povertà».


Il mondo leghista è entusiasta: alla Festa dei popoli padani l'altro giorno Cota si è presentato con una maglietta con la bandiera e la scritta «Scotland». E il segretario Salvini domani sarà a Edimburgo per il grande evento. Ma anche Maroni e Zaia sono stati chiari: entrambi a favore del sì, con il governatore lombardo che già immagina un effetto domino che travolga prima la Catalogna e poi l'Italia, Lombardia e Veneto in prima fila. È quello che temono i governi d'Europa? «L'establishment ha paura, ma noi come Regione Lombardia siamo dalla parte del popolo».

Appuntamento a Edimburgo allora, anche per gli indipendentisti sardi: alcuni consiglieri della regione saranno là per esprimere la «vicinanza» del popolo sardo ma anche per «imparare». Parteciperanno come «osservatori» e sogneranno molto. Già da tempo la scrittrice Michela Murgia, un simbolo della politica dell'isola che aspira all'indipendenza, aveva detto che «il modello è la Scozia».


 E allora. Tutti in fila per rendere omaggio a quelli che ce l'hanno fatta, per festeggiare la «vittoria comunque», che non si sa mai quando - e se - a loro potrà toccare. Gongolano gli indipendentisti veneti, parteggiano gli oppositori sudtirolesi di lingua tedesca, con Eva Klotz che spiega che «la maggioranza dei cittadini è pronta per uno Stato libero del Sudtirolo».


 Poco più a sud, a Trieste, i separatisti del Territorio libero hanno sfilato domenica, con slogan che inneggiavano alla Scozia e alla Catalogna.


Vittorio Sgarbi voterebbe, pure lui, per una Scozia libera (la Sicilia però no, «la preferirei sotto Israele»). E anche Pietrangelo Buttafuoco è per il sì: «Senza dubbio tifo Scozia, però tengo distinta la mia condizione di siciliano. Perché l'autonomia e lo Statuto speciale sono il tumore della mia terra, fonte di sprechi e di cattiva politica. L'esempio scozzese cade a fagiolo: lì sono pronti da sempre. Quello che desidero per la Scozia non lo desidero per la mia Sicilia».

Antonio Caprarica, voce e volto storico della Rai a Londra dice di essere «per il Regno Unito»: «Adam Smith, il più illustre degli scozzesi, diceva che l'Unione era una benedizione: aveva ragione allora e ancora di più oggi». Così la pensa anche Carlo Rossella, amante del Regno che tifa «United Kingdom e Regina Elisabetta» e che nei giorni scorsi era in Scozia: «Tira aria di indipendentismo, ma c'è anche preoccupazione.


Credo farebbero bene a restare uniti all'Inghilterra, ma non si può impedire agli scozzesi di essere scozzesi. Anche se penso ci sia una vera incoscienza sulle conseguenze di questo referendum: forse è colpa del whisky...». Roberto Gervaso invece vota sì: «Tifo per l'indipendenza, e anche per l'annessione dell'Italia alla Scozia. Voglio vedere Renzi in gonnellino che suona la cornamusa».

I leghisti e i movimenti indipendentisti sardi, veneti e e sudtirolesi già esultano. E molti volano a Edimburgo


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