10/9/2014 Preghiera

Camillo Langone Il Foglio

Potessi tornare a baciare l’anello di un cardinale!



Mi ha messo voglia di farlo Patrick Leigh Fermor, che alla pompa del cardinale Serédy, principe-primate di Ungheria, ha dedicato quattro belle pagine del suo “Fra i boschi e l’acqua” (Adelphi).


E’ la descrizione della messa di Pasqua 1934 nella cattedrale di Esztergom, sulle rive del Danubio.



Gli abiti della festa, “gli uomini erano a testa scoperta, le donne portavano un fazzoletto legato sotto il mento”, le candele, il baldacchino, “l’alta mitria bianca”, l’organo, il coro, l’incenso, il latino, e il rito del bacio dell’anello


. Ottant’anni dopo non tira una buona aria per noi baciatori di anelli. Lo Spirito Santo ha scelto un Papa capace di rivolgersi alla maggioranza dell’umanità, ossia agli apostati e agli invidiosi. A noi della minoranza, convinti da Cristo che l’invidia (per non parlare della diabolica superbia) sia un sentimento da scimmie, non si rivolge più nessuno.



A noi pochi che volentieri adoriamo, ammiriamo, baciamo, dopo l’ultima raffica di Trento sparata da Benedetto XVI, col motu proprio che avrebbe dovuto liberalizzare la messa gregoriana, resta la letteratura.


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