2/9/2014 Preghiera

Camillo Langone il figlio

Il film di interesse culturale "Hungry hearts" di Saverio Costanzo, che ha avuto i miei soldi di contribuente (essendo di interesse culturale è stato finanziato dal ministero dei Beni culturali), non avrà i miei soldi di spettatore.


E' di interesse culturale, ci mancherebbe, non esiste nulla che non sia di interesse culturale.


Purtroppo però la cultura del film è nemica della cultura di chi pagando le tasse ha contribuito a produrlo.


Tratto da un bellissimo e importantissimo romanzo di Marco Franzoso scritto e intitolato in italiano ("Il bambino indaco", Einaudi), è girato e intitolato in inglese.


 Come mai il regista non si è fatto finanziare da un ministero inglese o americano o australiano?


 Il libro è ambientato a Treviso, Caorle, Colli Euganei, e al di là della storia drammatica forniva spunti per bei paesaggi, bei richiami turistici: tutto inutile, visto che il film è ambientato a New York.


 Franzoso ha scritto un vibrante atto di accusa contro la gnosi contemporanea, mostrando il lato criminale del veganesimo. Costanzo, forse per non inimicarsi le donnine buddistofile che sono lo zoccolo duro del Film Mibac (sottogenere cinematografico appena codificato da Andrea Minuz), pilatesco afferma di non voler giudicare la protagonista vegana che in nome del veganesimo affama e quasi uccide il proprio bambino.


Rinunciando a chiamare male il male ha assassinato un romanzo e un pezzo di realtà. Il nulla sia con lui.


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