Perché il Sistema di Potere Anglosassone Domina il Mondo e lo Dominerà ancora a Lungo (III Parte)

Di Marco Tizzi 28/8/2014 RISCHIOCALCOLATO.IT

PARTE III


Ci siamo? Si avvererà finalmente un’altra delle tante profezie di George Orwell, che sempre più sembra un viaggiatore nel tempo e non solo uno dei più grandi scrittori si sempre? La mappa qui a sinistra rappresenta il mondo come è suddiviso nel suo capolavoro “1984”. Faremo quella fine?


Chissà. Di certo le tensioni tra Russia-Cina da una parte e il mondo anglosassone dall’altra non sono mai state così forti dopo la caduta del muro di Berlino. Magari molto semplicemente i due Sistemi di Potere hanno una gran nostalgia dei meravigliosi tempi andati della Guerra Fredda, in cui comandavano tutto il mondo senza il bisogno di fare nulla.


Vi prego di prendervi qualche minuto per riflettere su quest’ultima frase.

L’informazione Anglosassone

Certo, la lingua è un vantaggio. Ma non prendiamoci per il culo, non è solo una questione di lingua: il sistema di informazione anglosassone, soprattutto dopo l’avvento di internet, è quanto di più gigantesco e libero esista al mondo. In nessun altro luogo la libertà di informazione e di opinione è un totem tanto sacro.


In nessun altro luogo esistono siti, blog, giornali, case editrici cartacee e non che pubblicano così tanto materiale e soprattutto così tanto materiale in totale opposizione al governo. L’informazione nel resto del mondo fa RIDERE. Dove potevano nascere una rivista ed un sito come Vice, se non nel mondo anglosassone? In quale altro angolo del globo avrebbe resistito alla censura che costantemente viene applicata dai governi? E vogliamo parlare delle migliaia di blog indipendenti che ogni giorno lottano per un’informazione senza controllo?


Ma anche restando nel mondo mainstream, vogliamo paragonare il Guardian ad una qualsiasi altro giornale “de sinistra”, tipo, che ne so, Repubblica? Il NY Times a, che ne so, il Corriere o lo Spiegel? L’Economist e il Financial Times al Sole 24 Ore o a FAZ o a Handlesblatt? Suvvia, siamo seri.


Non posseggo apparecchio televisivo e quindi non posso fare confronti, ma mi risulta che la BBC sia considerata ampliamente la migliore TV di Stato da tutti, non solo dagli anglosassoni. Attacchiamoci CNN, Sky, Bloomberg… insomma, non c’è confronto.


Il resto del mondo risponde con censura, censura, controllo di Stato, censura, censura, controllo di Stato e censura, censura, censura.


E il resto del mondo, non fatevi prendere per il culo, vuole che internet smetta di essere un sistema anarchico e privato per tornare sotto il controllo dello Stato solo ed esclusivamente per questo motivo. Non penserete davvero che quando Angela Merkel ha proposto ad Hollande la “internet dei governi” stesse davvero cercando di mettere una toppa all’incredibile caso della CIA che spia il primo ministro del Paese che ha causato e perso due guerre mondiali?


I governi di Cina e Russia vogliono tirare cavi subacquei per contrapporsi al “monopolio americano” delle backbone, perché vogliono internet sotto il controllo diretto dello Stato.


Google, azienda privata, ha appena investito 300 milioni per realizzare Faster, un tubo sottomarino per la fibra ottica che collegherà la costa occidentale degli USA con il Giappone.


Progetto al quale aderiscono anche alcune aziende cinesi! Facebook ha appena inaugurato un progetto per portare internet veloce in tutta l’Africa. Capite dove sta la differenza?


Investimenti privati, cooperativi, da una parte, controllo governativo dall’altra.


Concorrenza e libertà contro monopolio senza virgolette. In guerra tra di loro, una guerra durissima, in cui anche il Governo Americano è al fianco degli altri Governi. Ma una guerra combattuta solo da aziende private americane! Non perché siano buone e brave, ma perché stanno perdendo clienti.


Nel resto del mondo la guerra è persa in partenza, perché di privati che possono combatterla semplicemente non ce ne sono. Poi, certo, se volete una internet di proprietà e sotto il potere dei Governi, allora siamo completamente d’accordo che dobbiamo tifare Russia e Cina (e Germania, Francia, UE tutta), ma da quel punto di vista state tranquilli che i Governi di tutto il mondo sono d’accordo, anche USA e UK. Solo che nel mondo anglosassone ci sono aziende private che lottano perché ciò non avvenga, sicuri di non voler stare dalla loro parte?


Se sì, allora non è il caso di concentrarsi nella lotta privati vs. governi invece che nella lotta USA + UK vs. Russia + Cina? E magari fare di tutto perché le aziende private che possiedono backbone siano sempre di più e sempre più in concorrenza tra di loro, indipendentemente da dove hanno la sede principale? Attenzione che la guerra per la libertà di internet dai Governi è LA guerra del XXI secolo ed è l’unica che possiamo combattere tutti, tutti i giorni.


Dedico infine un paio di righe a Zerohedge: secondo qualcuno il famosissimo sito di informazione finanziaria indipendente e controcorrente sarebbe in realtà un sito russo. Ora, il sito nasce citando Palahniuck, che ritengo uno dei più grandi scrittori viventi al mondo, un americano che proprio più americano non si può.


Il suo unico membro conosciuto è un trader di origini bulgare che ha lavorato a Wall Street da dove è stato cacciato dopo un’accusa di insider trading. Risiede a New York. Il padre è un ex giornalista militare dei tempi della Cortina di Ferro, che attualmente possiede una società che aiuta ad investire in Bulgaria ed est Europa. Il sito è registrato in Bulgaria. Quindi direi che semmai è un sito bulgaro e che forse c’è di mezzo anche qualche conflitto di interessi, ma anche se fosse russo, è UN sito, contro centinaia di migliaia. UNO! Chi in Russia si permette di parlare pubblicamente male di Putin o finisce disgraziatamente sotto terra o viene costantemente censurato e combattuto dal Governo.


Non esiste oggi in nessun angolo di mondo un sistema di potere che rispetti la libertà di espressione quanto quello anglosassone. Punto. Il resto del mondo vive di “pensiero unico”.


E anche solo questo per me basta e avanza per decidere da che parte stare.


La Cultura Anglosassone

Anche per quanto riguarda la “cultura” in senso lato ovviamente avere come lingua madre la lingua più diffusa al mondo è un grandissimo vantaggio. Ma non credo questo basti per giustificare il livello di dominio assoluto in tutti gli ambiti culturali del mondo anglosassone, altrimenti la concorrenza dovrebbe essere soprattutto cinese e spagnola, mentre questo non avviene.


I segreti a mio parere sono sempre quelli: libertà e mercato. Nel mondo anglosassone si può pubblicare praticamente qualsiasi cosa, basta che si regga economicamente sulle proprie gambe.


Pare che funzioni.


In ambito musicale pensiamo soltanto a cosa ha regalato al mondo un’isola nel mare del nord con poco più di 60 milioni di abitanti negli ultimi 60 anni.


Davvero impressionante: Beatles, Rolling Stones, Eric Clapton, Led Zeppelin, Pink Floyd, Genesis, Jethro Tull, Kate Bush, Deep Purple, Jimi Hendrix, Status Quo, Yes, Black Sabbath, Iron Maiden, Motorhead, The Who, David Bowie, Queen, Ramones, Clash, Sex Pistols, Joy Division, Adam and the Ants, Culture Club, Spandau Ballet, Duran Duran, Smiths, Cure, Stone Roses, Happy Mondays, New Order, Primal Scream, Pogues, Frankie goes to Hoollywood, Wham, Depeche Mode, Eurythmics, Pet Shop Boys, OMD, Bronski Beat, Sade, Simply Red, UB40, Police, Suede, Blur, Pulp, Oasis, Supergrass, Elastica, Verve, Radiohead, Stereophonics, Take That, Spice Girls, Prodigy, Chemical Brother, Soul II Soul, Placebo, Snow Patrol, Kaiser Chiefs, Artic Monkeys, Coldplay, Patrick Wolf, Badly Drawn Boy, Embrace, Keane, James Morrison, Amy Mc Donald, One Direction e sicuramente ne ho dimenticati centinaia.


Non decine, centinaia.


Pensiamo solo che dalla città di Bristol, meno di mezzo milione di abitanti, sono arrivati Tricky, i Massive Attack, i Portishead e un tot di altre band che da sole farebbero invidia ad un intero Paese in tutto il resto del mondo. Metteteci di fianco Banksy, che ritengo il miglior artista visuale in circolazione e potete rendervi conto di che cazzo stiamo parlando. In una sola, piccola città.


A tutto questo provate ad aggiungere il panorama musicale statunitense, da Elvis ai Red Hot Chilli Peppers, quello australiano e quello canadese. Temo non ce ne sia proprio per nessuno.


Unica seria concorrente è la Germania per quanto riguarda la musica classica e la musica elettronica. Che, però, esiste perché è esistito il mitico The Hacienda, non dimentichiamocelo.


Certo, in Asia ci sono cantanti locali molto famosi, che vendono milioni di dischi, soprattutto in India e Cina. Ma anche se Keith Richards non riesce a dire una frase sensata dalla fine degli anni ’70, anche se non si regge in piedi e forse nemmeno suona davvero, un concerto degli Stones farà il pienone dal Cile a Vladivostock, passando per Pechino e Tokio, mentre se la nuova star cinese viene a fare un concerto in occidente non se la caga nessuno, col massimo rispetto.


Per tutte le espressioni artistiche che coinvolgono la parola scritta, quindi letteratura, fumetto, teatro, cinema e fiction, il dominio anglosassone è dovuto soprattutto al sistema scolastico: nel resto del mondo scrivere non è considerato un lavoro tecnico, ma un “talento innato”, come se i grandi scrittori si fossero svegliati una mattina e avessero cominciato a scrivere capolavori. Non è così.


La scrittura è 50% studio 49% duro lavoro e 1% (scarso) talento. Il Mondo Anglosassone ha imparato a studiare ed insegnare scrittura creativa, in modo accurato, scientifico, quasi maniacale, perché considera l’intrattenimento un lavoro, un mestiere da imparare e svolgere, degno di ogni attenzione, anche quando non richiede il passaggio di proprietà di un oggetto. I risultati sono innegabili.


Se guardo la mia libreria vedo uno stuolo di scrittori anglosassoni: Orwell, Jeff Noon, Chuck Palahniuck, Neal Stephenson, James Ellroy, Raymond Chandler, Irvine Welsh, Alan Moore, Derek Raymond, Thomas Pynchon, Tom Robbins, Paul Auster, Hunter S. Thompson, Charles Bukowski sono i nomi che occupano più spazio.


Le uniche importanti “macchie” non anglosassoni sono Jean Claude Izzo, Andrea G. Pinketts e Viktor Pelevin. Le classifiche di vendita sono dominate ogni anno da autori anglosassoni.


Nella mia videoteca il dominio è ancora più marcato, con le importanti eccezioni del cinema coreano e giapponese. Inoltre dobbiamo considerare che il Mondo Anglosassone ha la capacità unica di creare nuove forme artistiche di intrattenimento, come mai nessuno al mondo in precedenza: oggi vediamo l’esplosione delle serie tv/internet che hanno risolto il drammatico problema per gli sceneggiatori della brevità dei film – fate conto che una sceneggiatura è circa un minuto per pagina, quindi un film da due ore sono 120 pagine di sceneggiatura, troppo poco rispetto ad un romanzo – e tra qualche anno (mese?), con l’avvento dei sistemi di realtà virtuale, vedremo passare i videogiochi dal mondo del puro intrattenimento a quello della forma artistica.


Ancora una volta, mi vien da dire: provate a togliere tutto questo al mondo e godetevi la reazione. Davvero volete privarvene? Sicuri? Volete stare dalla parte di quelli che faranno la guerra a tutto questo?


Anche dal punto di vista delle arti visive, il dominio anglosassone è totale. Il mercato dell’arte è soprattutto anglosassone. Se siete tra quelli che preferiscono che gli artisti vivano delle vostre tasse invece che della vendita delle loro opere, be’, potete trasferirvi in Francia e avrete trovato il vostro paradiso in terra. Se invece preferite pagare di tasca vostra per le opere d’arte che vi interessano è soprattutto al mondo anglosassone che dovete guardare. Di Banksy ho già detto.


Marina Abramovic è nata in Serbia, ma senza New York non se la sarebbe mai cagata nessuno. Cindy Sherman è americana. Jeff Koons anche. Damien Hirst è inglese, Mark Leckey anche, Hebru Brantley è americano, forse il giovane più interessante, insieme ai neo-pop Kenny Scharf e Ron English. Insomma: nuovo-nuovo-nuovo e ancora nuovo, mentre il resto del mondo rattrappisce guardando al passato.


Certo, Ai Weiwei è cinese. Chissà se dovesse scegliere da che parte starebbe.


Architettura? Frank Gehry e Norman Foster. Punto e a capo.


Nel design ancora l’Italia regge come brand e come aziende, ma designer nuovi e giovani architetti che possano ambire a fama mondiale non se ne vedono all’orizzonte, purtroppo. Il resto del mondo è quanto mai triste.


Per quanto riguarda lo studio dell’economia, ribadisco che esso non ha a mio parere senso se non inserito all’interno della filosofia politica. Ma se per voi non è così, non potete non ammettere che tutto lo studio dell’economia è oggi materia anglosassone: da quando Mises si è trasferito in USA, la Scuola Austriaca di Economia, pur mantenendo il suo nome, è diventata in pratica una scuola anglosassone. Quasi tutti gli studiosi che vengono associati a tale scuola sono americani e/o hanno lavorato negli Stati Uniti. Dalla parte opposta, Keynes era inglese e il Keyenesismo (post, ultra, etc. etc.) è alla base di tutto lo studio accademico anglosassone. La scuola di Chicago è, appunto, americana.


Restano i Marxisti. Ma esistono ancora i Marxisti? Ah, già, in Europa Continentale son tutti Marxisti! Ecco, no. Il Marxismo non ha proprio mai preso piede nel mondo anglosassone. Per loro grande, immensa fortuna.


E allora giungiamo infine a parlare di filosofia.


La patria della filosofia moderna è senza dubbio la Germania, ma se andiamo a guardare i grandi filosofi tedeschi, cosa troviamo? Stato, Stato, ancora Stato e sempre più Stato. Hegel, Marx, Engels, Weber non ci dicono nient’altro.


Con le nobili eccezioni di Nietzsche e Stirner, la filosofia tedesca non ci propone nient’altro che Stato e sempre più Stato. Facciamoci un sacco di seghe per quanto riguarda qualsiasi argomento che non vada a toccare la vita di tutti i giorni, perché per quella affidatevi pure allo Stato che ci pensa lui. Da sempre le idee che mettono in discussione il ruolo dello Stato arrivano dal mondo anglosassone, anche Hans-Herman Hoppe è dovuto scappare dalla Germania perché qualcuno se lo cagasse e anche oggi in Europa non si perde occasione per censurarlo.


È ovvio che, essendo io un anarchico che crede nella proprietà privata, veda il libertarismo anglosassone – e Murray Rothbard in particolare – come il più interessante pensiero filosofico moderno. Ovvio che ne segua con attenzione i migliori seguaci, come Gary North, Lew Rockwell oltre al già citato Hoppe.


Meglio ancora vedo Crispin Sartwell, che riesce finalmente a mettere insieme tutte le idee anarchiche dicendo banalmente “cominciamo a far fuori questo Sistema di Potere, poi ognuno vivrà nella comunità organizzata come preferisce”, quindi Occupy Wall Street insieme a Ron Paul, il movimento Zeitgeist di fianco a Rothbard.


Ma anche tra i filosofi più statalisti le idee più interessanti arrivano comunque dagli USA: Jeremy Rifkin continua a scrivere cose che lasciano a bocca aperta, soprattutto se si rileggono dopo qualche anno, per la precisione con cui riesce ad immaginare il futuro. E anche, diciamocelo, per quella sana dose di ottimismo che mette nei suoi scritti, perché sinceramente a me tutto il catastrofismo di cui leggo tutti i giorni ha un po’ rotto i coglioni. Va bene, ci sono dei problemi, alcuni grossi, altri molto meno, ma se continuiamo a vedere tutto nero di sicuro non risolveremo mai nulla.


Tutti questi pensatori sono anglosassoni. Ogni idea nuova arriva da lì. Sempre il solito discorso: il resto del mondo è vecchio e stantio, resta attaccato a schemi antichi, nonostante siano palesemente disfunzionanti e fallimentari. Mentre ogni novità arriva dai brutti, sporchi e cattivi anglosassoni.

 

Conclusione


Il miglior mondo possibile per Marco Tizzi è un mondo in cui ogni comunità è libera di scegliere le proprie regole e il proprio modo di vivere.


Pare invece che il mondo vero oggi vada in direzione opposta, verso Stati giganteschi che regnano dall’alto su tutti, in costante tensione tra di loro. Allora mi piacerebbe che l’Italia rimanesse tra i neutrali, ma non credo che questo sia possibile per ragioni storiche.


Quindi se non posso avere il mio migliore dei mondi possibili, mi accontento di poter vivere in un sistema che mi consenta almeno di cercarmi una soluzione individuale e che mi lasci serenamente godere tutte le meravigliose novità di questo terzo millennio, quelle che rendono più bella la vita di tutti i giorni. Novità che arrivano tutte dal mondo anglosassone. Voi siete disposti a rinunciarci? Sicuri? Pensateci bene.


E ricordatevi che quando il mondo era diviso in due come sembrerebbe si stia dividendo ancora oggi, non più tardi di 25 anni fa, “di là” non avevano i jeans e le calze di nylon, mentre “di qua” gli inverni si passavano comunque al caldo.


Quindi Dio salvi la Regina e benedica l’America. E Dio ci salvi dalla Regina e dall’America.


Che detto da un ateo è tutto un programma.


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