Tornare a Crescere senza un Default (o Un Ritorno alla Lira, che è La stessa Cosa)

25/8/2014 RISCHIOCALCOLATO.IT

Se la risposta a questa domanda è no, allora la logica vorrebbe che qualsiasi governo dovrebbe lavorare con l’unico obbiettivo di preparare adeguatamente l’evento bancarotta, o in alternativa l’evanto ritorno alla lira (e bancarotta, le due cose sono indifferenti per i creditori).


Mettiamo giu due numeri:


Il Debito Pubblico Lordo rispetto al Pil equivale al 137% circa, quello netto ovvero deducendo la cassa in mano al tesoro e le riserve d’oro (anche se qualche dubbio sulla reale consistenza di queste ultime sarebbe legittimo), è di circa il 114% sul Pil. Il Calcolo del debito netto l’ho fatto utilizzandio il WEO del Fondo Monetario Internazionale e aggiustando i dati con gli ultimi dati Istat.


Il “costo” del servizio del debito attualmente è di circa 80 miliardi di euro all’anno, e tende leggermente a scendere grazie alla forte diminuzione dei tassi non completamente compensata dall’aumento della massa del debito.


Il Tasso di crescita del PIL reale è negativo, attualmente si può stimare un -0.5% probabilmente anche grazie ad una orribile stagione turisitica finiremo ben sotto.


La pressione fiscale italiana in relazione all’output del settore pubblico verso famiglie e imprese è largamente la più alta del mondo, la burocrazia e la giustizia civile hanno tempi e procedure che ormai sono superate dagli standard di molti paesi che appartengono al cosi detto terzo mondo.


La curva demografica Italiana è negativa e erode anno per anno PIL potenziale, ovvero il massimo di crescita economica possibile per l’Italia. Tale crescita potenziale attualmente è stimata a circa a +1.5% annuo per l’Italia (stima governativa) nel 2014. Vi consiglio questo articolo su Linkiesta per quello che riguarda il Pil Potenziale Italiano,


E’ del tutto evidente che l’Italia per tornare ad essere un paese strutturalmente in grado di generare ricchezza ( e tasse per lo Stato, anche per essere solvibile ) ha bisogno non solo di profonde riforme strutturali che senza la pretesa di completezza elenco:


  • Una completa liberalizzazione del mercato del lavoro, specie in campo di licenziamenti e assunzioni
  • Una rivoluzione per quello che riguarda la giustizia civile con l’obbiettivo di arrivare a sentenza definitiva in  tempi per lo meno che siano la metà (anche un terzo) rispetto a quelli odierni:

(fonte: Ministero della Giustizia)


  • Una riorganizzazione e la semplificazione della burocrazia, il che non significa solo e  necessariamente meno permessi o meno regole da rispettare, ma anzitutto tempi certi e responsabilità diretta dei burocrati su velocità e qualità della risposta. Poi c’è una questione di mission: la burocrazia deve avare la missione di aiutare ed essere partner di aziende e privati produttori di ricchezza. (come in Svizzera, volendo si può)
  • Una riduzione strutturale della pressione fiscale complessiva guidata da una feroce riduzione della spesa pubblica fra i 1o0 e 200 miliardi di euro all’anno.
  • Una riduzione strutturale dei contributi obbligatori pensionistici e della spesa per pensioni e vitalizi in essere

Senza tutte queste cose, l’Italia non può in nessuna maniera tornare ad essere un luogo che torni a produrre ricchezza, e con essa a generare un flusso crescente di entrate fiscali per lo Stato.


Oggi viviamo nella parte destra della curva di Laffer, abbiamo da tempo superato il picco delle entrate fiscali se ragioniamo in termini strutturali. Nel senso che anche l’attuale pressione fiscale-burocratica(giustizia compresa) è ben oltre il sopportabile ma gli effetti non sono immediati, in questo la Curva di Laffer è gravente imprecisa. Mentre scrivo continua ininterrotto il flusso di Italiani in fuga dal sistema o che semplicemente sono costretti o decidono di ridurre le produzioni o fermarle del tutto. E tutto ciò accade con l’attuale quadro regolatorio, che è ben oltre il picco della curva di Laffer.


Ah se ancora non sapeste cosa è la curva di Laffer: cliccate qui


Bene sapendo cosa è necessario fare e volendo farne almeno un parte, c’è un piccolo problema: il Costo.


Cioè a prescindere dalle riforme che si intendono implementare, l’Italia dovrà necessariamente subire extra costi, e nell’immediato un calo del PIL (l’effetto del taglio della spesa è negativo nell’immediato, e viene compensato da minori tasse nel medio periodo).

Quanto?


Spazio alla fantasia, diciamo almeno 2 punti di PIL extra (30-35 miliardi all’anno) per almeno un quinquennio, e un probabile ulteriore calo del PIL.


Ora tutto questo come si concilia con lo stato attuale delle finanze italiane?


Facciamo un ipotesi ottimistica e ipotizziamo un PIL nominale costante nei cinque anni di ristrutturazione (cioè anche di calo della Spesa), e un aumento del debito di 25 punti percentuali.


Ovvero un picco del rapporto deficit/pil di 163% in termini lordi e di 138% in termini netti (ammesso che il nostro oro esista).

Domanda: è possibile arrivare a quei livelli con il supporto del mercato?


Se la risposta è no, ciò che è necessario fare e preparare l’Italia all’inevitabile default.


Nota finale: avrete notato che ho sorvolato sull’efficenza della attuale classe politica, burocratica e consortile, nel gestire BENE un eventuale extra deficit di 30-34 mld all’anno per 5 anni. Il che effettivamente pone questo articolo nelle categorie Fantascienza e Esoterismo.


p.s. prima che scriviate panzane, ritornare alla lira con il debito denominato in Euro è ingestibile per definizione (si suppone che la Lira svaluti un tantinello…. ecco giusto un ci ci nin, tipo un 30% in tempo zero), trasformare l’attuale debito in lire è un default classico. Per questo il ritorno alla lira comporta automaticamente un default.


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