EUTANASIA - FMI / LITUANIA

http://www.ilnodogordiano.it 24/8/2014

Christine Lagarde

Il Fmi: vivete troppo a lungo, la pensione sarà un lusso


«Si dice che la crisi e la guerra servano al sistema capitalista per ridurre le capacità produttive in eccesso, anche quando si presenta un “eccesso” di capitale umano». Stefano Porcari, su “Contropiano”, commenta così l’ultimo report del Fmi, secondo cui la nostra vita media è diventata troppo lunga, e quindi troppo onerosa: la crescente longevità rende i sistemi pensionistici sempre più costosi e questo produce un impatto negativo sui conti pubblici.


(nella foto:Christine Lagarde) L’analisi del Fondo Monetario Internazionale è contenuta nel “Global Financial Stability Report” 2014. In particolare colpisce “l’allarme longevità” del Fmi.


Ma la longevità non dovrebbe essere un indicatore positivo, per una società sviluppata che si rispetti? Non per il Fondo Monetario, secondo cui i governi dovrebbero affrettarsi ad “adeguare” i loro sistemi di welfare alzando l’età pensionabile e tagliando le pensioni pubbliche.


«Non è la prima volta che torna su questo tasto, e non è certo un bel segnale», scrive Porcari, commentato il rapporto del Fmi. Secondo il Fondo Monetario – uno dei massimi poteri mondiali – l’impatto dell’allungamento delle aspettative di vita sull’economia e i conti pubblici degli Stati è profondo e occorre provi rimedio.


«Se nel 2050 la vita media si allungasse di tre anni in più rispetto alle attese attuali (in linea con la media del passato, peraltro sottostimata) sarebbero necessarie risorse extra pari all’1-2% annuo del Pil», scrive il report del Fmi. «Per le economie avanzate, questo significa per il prossimi 40 anni un costo totale aggiuntivo pari al 50% del Pil del 2010 (per le economie emergenti, invece, la stima è pari al 25% del Pil 2010)». I “suggerimenti” del Fmi ovviamente spingono nella direzione della finanziarizzazione della previdenza e dei sistemi pensionistici.


Oltre all’aumento dell’età pensionabile, preferibilmente collegandola con meccanismi automatici all’aumento delle aspettative di vita, si raccomanda l’aumento dei contributi pensionistici o la riduzione dei benefit, lo “stimolo” verso prodotti finanziari (fondi pensione, assicurazioni) che tengano a loro volta conto dell’aumento delle aspettative di vita, nonché «un buon bilanciamento del rischio determinato dall’aumento delle aspettative di vita fra settore pubblico e privato», anche se questo rischio, sui mercati finanziari, «va trasferito dai fondi pensione a soggetti che sono più attrezzati per gestire, appunto, i rischi finanziari, cioè gli squali dei fondi di investimento», osserva “Contropiano”, che conclude: prima o poi, si arriverà addirittura a «ridurre le aspettative generali di vita», per farla finita, una volta per tutte, con «la jattura della longevità».


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Buffoni e canaglie per l’eutanasia della sanità


Rimante Salaseviciute
Lo spettacolo della gente che si butta in testa secchiate d’acqua ufficialmente per aiutare la raccolta fondi contro la Sla, sostanzialmente per fare i fresconi e richiamare servizi televisivi, è una cosa che dovrebbe suscitare pena e indignazione.


Tanto più che dopo le secchiate, compresa quella di Renzi irrestibilmente attratto dalle stupidaggini come l’ago della bussola lo è dal nord, non arrivano soldi o ne arrivano pochini: in tutto l’occidente finora non si è raccolto nemmeno ciò che serve a comprare un F35 e in Italia nemmeno una berlina accessoriata.


Alla fine si arriva a constatare che la ricerca su una malattia considerata rara non è sostenuta dai fondi pubblici il cui unico scopo è risparmiare per far contenta la finanza, ma nemmeno da quella privata che non ne ricaverebbe un significativo profitto: rimane affidata alla possibilità che qualche buffonata umanitaria raccolga pochi spiccioli, magari esentasse.


Secchiate in testa invece di fare l’eroico sforzo di usare la parte anatomica in questione per affrontare i problemi legati alla salute e dunque anche al grado di solidarietà che le società riescono a sviluppare. E che ahimè sembra scomparire dall’evanescente e terribile Europa delle banche. Tanto che il ministro lituano della salute, tale Rimante Salaseviciute, personaggio tra i più progressisti della piccola repubblica baltica sulla quale sventola la bandiera delle 12 stelle, arriva a dichiarare alla radio nazionale:


 “L’eutanasia è una buona soluzione per gli strati deboli della società, per i poveri che non hanno i mezzi per pagare le cure sanitarie.”


Aggiungendo che è impensabile che la Lituania sviluppi uno stato sociale dove la sanità e le cure siano accessibili a tutti.


Evidentemente gli accorati appelli della Lagarde sull’allarmante aumento dell’età media e sulla incredibile tracotanza dei ceti popolari che pretenderebbero di usufruire dei progressi delle conoscenze mediche, fanno scuola. Ora vengono i brividi pensando che la Salaseviciute è divenuta ministra della sanità da appena un mese, sostituendo il compagno di partito e di governo Andriukaitis chiamato a far parte della commissione europea.


Ma vedete le secchiate in testa e le incredibili dichiarazioni che arrivano dalla Lituania, non sono affatto cose separate e non correlate fra loro: sono due facce della stessa medaglia. Quella feroce dei piccoli (ma anche grandi) stati del profondo est dove la conversione liberista ha assunto toni fanatici dopo la caduta dell’ Urss, trasferendo tout court il dirigismo verticistico di stampo sovietico verso i centri di potere economico e quello buonista, apparentemente umanitario di stampo occidentale dove si raccolgono fondi caritatevoli alla luce tuttavia della medesima prescrizione ideologica secondo la quale lo stato, il pubblico non può più garantire l’accesso alla sanità di tutti i cittadini.


Buffoni e canaglie compaiono sullo stesso piano ideologico come le figure speculari su una carta da gioco. Quella del baro che ci sta portando via la posta accumulata in tanti anni di lotte e di speranze.


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