ARCHIVIO - VIVAIO - CRISI DELLA CHIESA

2008 - VITTORIO MESSORI

A proposito di quella mentalità “da piccolo gregge” che dobbiamo acquisire, volenti o nolenti.



Vedo l’ultima edizione del Leading Catholic Indicators, una sorta di periodico manuale statistico della Chiesa americana.


Le cifre sono implacabili.


Per scegliere qualche esempio tra i moltissimi e per limitarsi all’educazione, si scopre che i seminaristi dei Fratelli delle Scuole Cristiane erano 912 nel 1965 e l’anno scorso erano ridotti a 6, dicesi sei; che i Gesuiti sono scesi nello stesso periodo da 3.559 a 389; che in vent’anni è stata chiusa negli Usa la metà delle scuole cattoliche, con una discesa degli studenti da oltre 700.000 a 300.000.


Ma, forse, è meglio così: non dimentichiamo mai che è molto meglio non sapere che sapere in modo sbagliato.


In effetti, si riportano i risultati dei sondaggi quanto ai contenuti.


Si scopre così che solo il 10 per cento degli insegnanti di religione (anche se frati e suore) segue l’insegnamento della Chiesa, che la grande maggioranza ammette la liceità di divorzio, di aborto, di omosessualità.


Non sorprende, dunque che – stando questa volta a un’inchiesta del New York Times – il 70 per cento di coloro che in America si dicono Roman Catholics consideri l’Eucaristia solo a Jesus simbolic reminder, un ricordo simbolico di Gesù. Ancor meno, cioè, della prospettiva del protestantesimo classico.


La crisi della Chiesa, non ci stancheremo di ripeterlo, non è una crisi di strutture; e una crisi di fede.


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