Il diritto umano del peccato. Nel cristianesimo c'Ŕ follia non buonsenso

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 IL DIRITTO UMANO DEL PECCATO


«Se sei cattolico sei libero di non divorziare ma non puoi impedire di farlo a chi non è cattolico».

Hanno ragione. E’ buonsenso. E il buonsenso non sta nel cristianesimo.Nel quale c’è solo spazio per la follia.Bisogna scegliere: o buonsenso o follia.

 

  Alla fine il peccato è diventato il diritto umano per eccellenza. Il peccato. Ossia il buonsenso. Neppure sotto Nerone, la croce di Cristo è stata tanto eversiva quanto oggi. Mai quanto oggi folle. Insensata e indifesa dinanzi alla schiacciante supremazia del buonsenso. Mistero tremendo di un Dio debole

 

di  Antonio Margheriti Mastino


 VOGLIONO TORNARE AL VANGELO E FINISCONO SOCIOLOGI


Basta vedere quel che è successo a Malta col divorzio: isolotto di ipocriti: il che mi è stato chiaro dal primo momento in cui ho inzuppato il piede nelle loro acque piene di meduse. Gli stessi cattolici nominali ne hanno fatto una bandiera, durante il referendum divorzista, del motto tipico dei sepolcri imbiancati per eccellenza (in una parola: i democristiani di ieri, oggi, sempre): “Ok, io sono contro il divorzio, non divorzierei mai, ma se uno lo vuol fare perchè non deve? Se uno non è cattolico perchè non può farlo?”. A te che parli così: ti stimo moltissimo!


Li possino: hanno scolpito una frase apodittica, difficile da contraddire, satura a morirne di buonsenso. Il famigerato buonsenso dei democristiani. Ma onestamente, come puoi dargli torto?


E allora ti fai tante domande. La prima è questa: ma chi è rimasto veramente cattolico? Meglio: chi ancora sa cosa significhi di preciso esserlo?


In genere gli sbandieratori di questo buonsenso un tanto al chilo, sono gli stessi che ab immemorabili (mica tanto: dal ’68) sbandierano pure il ritorno al Vangelo, a discapito, sia chiaro, della chiesa istituzionale, come se questa non fosse da lì sorta e di questo non ne fosse la depositaria.


E infatti appena credono di essere tornati al Vangelo, saliti sul pulpito chiudono subito il Vangelo e aprono (a secondo della moda) o Weber o Marx o il quotidiano; e credono di emulare la chiesa primitiva (altra superstizione) se si danno alla sociologia o se non proprio al marxismo, e talora alle armi, come per la Teologia della Liberazione. Come fare a non pensare che quando parlano di questo Vangelo dal quale ci si sarebbe allontanati, additando gli altri, la vedono così, perchè essi stessi se ne sono allontanati più che la Chiesa?


Se invece di leggere (qui pure: facendo finta) Marx avessero letto davvero il Vangelo, dal momento che ne avevano tanta nostalgia da volerci ritornare per forza, avrebbero notato una cosa. Che mai Cristo in persona si è espresso tanto chiaramente su una cosa, quanto in fatto di matrimonio: “Essi saranno una carne sola e un corpo solo: nessuno osi separare ciò che Dio ha unito”.


E prima di esprimersi così Cristo, con una domanda retorica sul Vecchio Testamento, chiede ai presenti che gli avevano posto il dilemma: “La legge di Mosè cosa dice?”… esattamente quanto lui stava per dire: “Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una sola carne”(Gen 2:22-24).

 

QUESTO CRISTO SENZA BUONSENSO


A questo punto dobbiamo arrivare alla resa dei conti: o il buonsenso è dei suddetti sbandieratori o è di Cristo. Di entrambi al contempo non può esserlo. Uno dei due è un insensato. Occorre davvero tornare alle due bandiere di Ignazio di Loyola, o se proprio non vi fidate dei gesuiti, ci son sempre pronte le due città di sant’Agostino, la città di Dio e quella di Lucifero. Bandiere o città, buonsenso o no, occorre scegliere: o l’una o l’altra parte. E compiuta questa scelta sapremo a quale delle due altre opzioni saremo destinati: il paradiso o l’inferno. Non si scappa da questo. La domanda che Dio ci porrà, e ce lo ha annunciato per tempo, sarà: Quali sono le tue colpe?, non che alibi hai, né a quale buonsenso (nato dalla malafede) appartieni che possa giustificarti.


Che ci piaccia o no essere cristiani è questo. Non conta che quello che Dio ha stabilito per mezzo dei profeti e del Figlio ci risulti essere poco pratico, di poco buonsenso: così è stato detto, così deciso, questa è la Sua volontà, che ci sia comoda o meno, e se Lui così ha voluto, certamente è per il meglio. Non c’è scampo.


Fa riflettere quel che qualche giorno fa ha scritto forse Massimo Introvigne: L’argomento «Se sei cattolico sei libero di non divorziare ma non puoi impedire di farlo a chi non è cattolico» è un’autentica maledizione culturale e civile, perché apre la strada a qualunque presunto «nuovo diritto». Basta sostituire la parola «divorziare» con «abortire», «sposare una persona dello stesso sesso», «chiedere di essere ucciso con l’eutanasia se consideri le tue sofferenze intollerabili», e il gioco è fatto.


Dunque la domanda finale resta: e se Cristo non avesse buonsenso?


Certamente non ha quello secondo il mondo. Perchè poi se dovessimo porre la domanda sui risultati ultimi di divorzio, eutanasia, aborto, se dovessimo chiedere: il mondo, la vita, la famiglia, l’uomo in definitiva, dacchè tutte queste cose ci sono permesse, quali diritti umani e di buonsenso, son migliorati? Sono peggiorati anzi, certi contesti sono diventati invivibili, la solitudine e l’alienazione sono il castigo divino che si abbatte su questo mondo ostinato nella sua iniquità, parziale e partigiano, sazio e indifferente, che muore di buonsenso, lo stesso che negano alle parole di Cristo, alla Legge di Mosè. E come non bastasse, tutto questo mondanissimo buonsenso, che parte dal divorzio e termina dopo lunghissima strage di tutto nell’eutanasia, alla fine dei conti ci costa ogni giorno (solo per far un esempio) milioni di bambini uccisi nel ventre dalle loro stesse madri. Tutti uccisi dal buonsenso. Vi ricordate ancora chi è il Principe dell’Omicidio?


Non riuscite a collegare causa ad effetto? Ogni giorno a satana vengono immolate milioni di vite innocenti, e il peggio è che lo si fa sentendosi la coscienza a posto, convinti di aver permesso ed aver usufruito di, un altro!, diritto umano. Dov’è il diritto? Soprattutto: dov’è ancora l’umano? L’uno e l’altro concetto su cosa sono basati? Se glielo chiedeste non saprebbero rispondervi, ci scommetto, se non con qualche slogan sessantottino, tipo la puttanata del secolo con la quale o senza la quale tutto resta tale e quale: “Il corpo è mio e lo gestisco io”. Qualcuno dimentica che un “corpo” non è solo tale, soprattutto non ha solo diritti: ha molti più doveri e responsabilità. Parole queste ultime due che non son mai piaciute ai rivoluzionari. E ai superficiali. Come sempre sono i rivoluzionari.


LA NUOVA DIVINITÀ PAGANA


Il buonsenso del mondo. E ancora, nonostante tutto, resta in piedi il totale buonsenso di quella affermazione. «Se sei cattolico sei libero di non divorziare ma non puoi impedire di farlo a chi non è cattolico». Difficile sfuggirvi. Alla fine occorre ammetterlo: gli argomenti pensati per smontare questo assioma sono tutti deboli. Deboli, s’intende, in proporzione alla nostra fede. Chè avessimo fede non ci porremmo neppure il problema.


Tutto nasce dall’idea di fondo del nuovo paganesimo che è la vera religione degli ultimi tre secoli, il cui primo comandamento è: Io sono la Felicità in terra, non avrai altra dea all’infuori di me. Una nuova divinità si erge in Occidente a oscurare il Dio cristiano. Una divinità falsa e bugiarda quanto volete ma vincente, contro il Dio vero ma debole, senza arroganza, perdente. Una nuova divinità che muta di continuo nome (comunismo, nazismo, libertinismo, nuovi diritti etc.) contro il Dio al quale gli ebrei non osavano neppure dare un Nome, innominabile e immutabile. La prima ha il paradiso qui e ora e per tutti, l’Altro lo ha altrove e non subito e non per tutti. 


Mi torna in mente quel famoso film di Fellini, dove il penitente in confessione confida al vecchio vescovo: “Non sono felice”. E il vecchio stupito gli domanda: “Ma chi ti ha detto, figliolo, che hai diritto ad essere felice?”.


Io sono la Felicità non avrai altra dea… basta parafrasare i comandamenti di Mosè adattandoli a questa divinità che ha sostituito ipso facto il Dio di Abramo, Mosè, Giacobbe, il Dio cristiano, e tutto d’incanto ci sarà chiaro. I confessori di questa nuova religione, di questa nuova divinità si chiamano Individualisti. Popolano in special modo la zona occidentale del globo, con particolare intensità nelle regioni dove un tempo proliferò la religione dei seguaci di Cristo, la loro fede si chiama buonsenso. C’è un però: conosciamo i risultati ultimi della prima e della seconda: del cristianesimo e del buonsenso. Qui pure: non abbiamo alibi.


Comunque pensavo a Cristo e al Vangelo. Nelle cui pagine ad un certo punto occhio e croce è scritto che Egli è la Verità, la quale a sua volta è come la spada che cade dal cielo e spacca in due le pietre e gli uomini. Non posso non pensare a quelle Sue parole, che se voglio adottare il buonsenso famoso della totalitaria ideologia political correctness, mi risultano non solo equivoche, ma anche scorrette e insensate: “Io sono venuto sulla terra non per unire ma per dividere”.


IL PECCATO COME LEGGE DELLO STATO


Forse la risposta alla domanda e agli sbandieratori iniziali è qui. Dividere. Fra chi accetta di seguire la follia della croce e chi invece il buonsenso del mondo. La croce è l’apice e l’abisso della mancanza di buonsenso: è anche l’abominio di un Dio già all’epoca crocifisso dal buonsenso: dei giudei, dei romani, di chi scelse Barabba, del mondo. Ma la stessa croce ha vinto il mondo. Forse sta qui, mi dico, il senso del cristianesimo: nella sua mancanza di buonsenso.


Approvare il divorzio, dunque, non per sé, ma per chi volesse usufruirne in caso. E’ un diritto umano. Strano che tutta questa generosità altruistica venga da chi per sua stessa natura è un individualista. Il divorzio che diventa legge dello Stato. L’aborto anche. L’eutanasia pure. Il matrimonio gay soprattutto. Il mondo alla rovescia.


Ma tutto dettato sempre da lui: il buonsenso. Una legge del genere che diventa legge dello Stato, al di là del fatto che io ne usufruisca o meno, ha valore pedagogico. E il tragico inizia qui davvero. Diseduca e crea una nuova educazione artificiale, quella della moda dominante. Se il peccato diventa legge, è un invito reiterato ad agire contro la propria coscienza cristiana.


A rinunciarvi alla fine. E come spesso sta succedendo in Occidente negli ultimi anni, a finire in galera, licenziati, alla berlina, sulle prime pagine, se si insiste a non rinunciarvi. Questo sempre in nome del buonsenso. E’ duro resistervi, lo so: ma se pure noi rinunciamo ad essere il sale della terra, cosa resterà di noi? Cristo lo ha detto: se il sale perde il suo sapore, sarà schiacciato e disperso. Ormai tutti i sistemi giuridici occidentali sono basati sul rovesciamento della coscienza cristiana: ciò che è sempre stato peccato, è quasi sempre e dappertutto ormai legge dello Stato, la legge dello Stato è il peccato stesso. Alla fine il peccato è diventato il diritto umano per eccellenza. Il peccato. Ossia il buonsenso.


Neppure sotto Nerone, la croce di Cristo è stata tanto eversiva quanto oggi. Mai quanto oggi folle. Insensata e indifesa dinanzi alla schiacciante supremazia del buonsenso. Mistero tremendo di un Dio debole, senza arroganza, sconfitto: il nostro.


Il buonsenso. Che altro non è che moda. E la moda è lo spirito del mondo. E lo spirito del mondo è Lucifero.


Io scelgo, ancora una volta, la follia della croce.


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