ARCHIVIO - Il cittadino Demei (PARTE 2)

GIOVANNI GUARESCHI - http://www.brunoleonimedia.it

PARTE 2


In casa, erano attrezzati, e tanto il figlio quanto la moglie e la donna di servizio potevano fare la puntura al vecchio.


Il medico stesso aveva voluto che imparassero perché i Demei abitavano a casa di Dio, nel posto più isolato dell’universo, e, bene che fosse andata, il medico avrebbe sempre tardato un’ora buona prima di arrivare.

Distesero il vecchio sul letto perchè le forze gli erano mancate quasi del tutto e, subito, si diedero d’attorno per trovare la scatola delle punture.


Ma il destino, quella sera, si era accanito contro i Demei e la maledetta scatola non saltava fuori.

Il vecchio, intanto, s’era calmato un po’ e, pure avendo gli occhi già persi nella nebbia, si rendeva conto di quel che stava succedendo.


Lasciate perdere” sussurrò a un bel momento. È inutile cercare... La scatola è là dentro l’armadio dell’ufficio...”


Il giovane si lanciò verso la porta ma un urlo del vecchio lo bloccò:No!... Non si deve rompere il sigillo...”Ne rompo un miliardo di sigilli!” gridò il figlio che era tornato al capezzale del padre.


Ma la mano del vecchio gli aveva artigliato un braccio con una stretta disperata.No!” ansimò il vecchio. “Se la puntura mi salvasse, domani mi farebbero morire di crepacuore loro denunciandomi come un malandrino che ha sottratto i documeti”.


Papà: qui c’è in ballo la vita di un uomo!” urlò esasperato il figlio. “Sono uomini anche loro e capiranno”.


Sono uomini anche loro, ma non credono a nessuno e a niente” disse il vecchio parlando con sempre maggior fatica.


Per loro sono tutti trucchi... Sono pieni di sospetto persino davanti alla morte”.Il giovane era deciso:Papà, io non vi lascio morire. Io non posso lasciarvi morire: credano o non credano, io devo rompere i sigilli dell’armadio”.


La stretta del vecchio si fece più convulsa:Giovanni” rantolò “se rompi i sigilli tu mi fai morire di disperazione... Se devo campare camperò senza puntura... Dio non tiene conto delle lettere anonime... Dio è giusto”.


Il vecchio Demei non vedeva più niente neanche tenendo spalancati gli occhi: ma il motore funzionava ancora.Senza mollare il braccio del figlio chiamò la moglie:“Chiudi la porta dell’ufficio a chiave e portamela se non vuoi che vi maledica tutti...”.


La donna non aveva mai discusso gli ordini del marito: non discusse neanche quella volta. Andò a chiudere la porta dello studio e portò la chiave al vecchio.Gliela mise in mano e il vecchio serrò il pugno disperatamente.


Già un sacco di gente era in giro: chi per andare a cercare il dottore, chi per andare a svegliare i farmacisti dei borghi vicini, chi per cercar di trovare i tre forestieri della squadra.


Ma la casa e l’officina dei Demei erano a casa di Dio, come si è detto. E non lo si è detto così per dire. Durante l’inondazione dell’87 il fiume aveva ingoiato tutto il paese e, siccome pareva che l’acqua avesse intenzione di allagare mezzo mondo, la gente si era rifugiata il più lontano possibile dall’argine, e là aveva fatto il nuovo nido perchè quella era stata una paura difficile da dimenticare.


La sola casa dei fabbri Demei era rimasta in piedi, per quanto fosse quasi in riva all’acqua, perchè era stata costruita sulle fondamenta d’un vecchio torrione confinario nel quale, quando il fiume segnava il confine tra Stato e Stato, abitavano guardie e gabellotti che controllavano il porto e il loro pezzo di fiume per impedire il contrabbando di roba e di uomini.


La casa dei fabbri Demei era rimasta solidamente piantata in riva al fiume, vicino al posto di approdo: sola e isolata, come se appartenesse a un altro mondo. Ma, siccome i Demei erano i fabbri più in gamba della regione, la gente che aveva bisogno del fabbro li veniva a trovare pur

se abitavano così lontano.


E, col buon nome che i Demei s’erano fatto in secoli di onesto lavoro, non fu difficile al nonno di Carlo Demei ampliare l’azienda (costruendo capannoni e incominciando a costruire attrezzi agricoli) e trovare credito e clientela.


Un sacco di gente, dunque, era in giro, quella sera: ma il dottore non era in casa, richiamato lontano da un caso urgente, i farmacisti non avevano la specialità americana, i tre della squadra, non trovando un alloggio decente nei paraggi, erano andati a dormire Dio sa in quale albergo, in città.


E, intanto, il motore perdeva sempre più colpi e presto si sarebbe fermato: ma la mano sinistra del vecchio non allentava la morsa attorno la chiave e la destra si aggrappava sempre più disperatamente al braccio del giovane Demei.


I tre tornarono la mattina, sbarbati di fresco e soddisfatti. Il giovane Demei li aspettava davanti alla porta dell’ufficio.


Bisognerà forzare la serratura” spiegò quando li vide. “La chiave l’ha mio padre”.Se la faccia dare!” esclamò il capo cui quella storia non piaceva per niente.


Io non mi sento: venga a chiedergliela lei” borbottò brusco il giovane avviandosi verso la camera del vecchio.


I tre lo seguirono e, quando si trovarono davanti al letto nel quale giaceva il vecchio Demei morto stecchito, rimasero perplessi.


Qual mai trucco era quello?È morto stanotte” spiegò il giovane. “Gli è venuto un attacco di cuore, ma non abbiamo potuto fargli la solita puntura perché la scatola l’aveva messa dentro l’armadio sigillato... Non ha voluto che togliessimo i sigilli...”


Il capo si strinse nelle spalle e non disse niente perchè non riusciva ancora a capire dove volessero arrivare i Demei con quella commediola.


Per voi contano più i sigilli che la vita di un uomo!” disse il giovane Demei a denti stretti.


Mi dispiace” rispose asciutto il capo che stava seccandosi. “Ma noi facciamo semplicemente il nostro dovere”.Buttate giù la porta e fatelo, allora” esclamò il giovane.


E che Dio vi stramaledica!” pensò.


Forzarono la serratura dell’ufficio e una volta entrati controllarono con cura l’integrità dei sigilli.


La scatola delle punture deve essere qui” spiegò il giovane indicando il secondo sportello dell’armadio.


Cominceremo la verifica di qui” concesse il capo facendo per rompere il suggello del secondo sportello dell’armadio.


La scatola delle fiale era difatti in quel reparto dell’armadio: il giovane, appena la vide, la ghermì. Non c’era nessuna ragione di farlo, perché oramai il vecchio era morto e le fiale non potevano più servire a niente: ma fu l’istinto a farglielo fare.


Cosa c’è dentro?” s’informò uno della squadra raccogliendo un’occhiata del capo.


Il giovane sollevò il coperchio della scatoletta:Le fiale che avrebbero salvato mio padre” spiegò. “Roba che non riguarda l’amministrazione dell’azienda”.


Il funzionario si volse verso il capo, e il capo gli rispose stringendosi nelle spalle. Può tenerla” disse allora il funzionario al giovane Demei.


Continuarono a ispezionare per due giorni filati: studiarono e analizzarono ogni minimo foglietto, chiesero spiegazioni su centomila cose.Vollero veder tutto: l’officina, i magazzini, la cantina, il granaio. Si fecero aprire tutte le porte, tutti gli sportelli, tutti i cassetti. Misero il naso in tutte le camere. Ogni pezzo di carta faceva loro dilatare le nari dall’eccitazione.


Non riuscivano a trovare quello che cercavano, quello che dovevano trovare, e il fatto li indignava.


La sera del secondo giorno si affacciarono anche all’uscio della camera del vecchio. Il letto era stato portato via perchè il vecchio era stato chiuso dentro la cassa e quel giaciglio gli bastava per tutta l’eternità.


Stettero lì un momento a guardare: si capiva che avrebbero voluto far schiodare la cassa per ispezionarla. Era l’unica cosa che non avevano

ancora ispezionato.


Se ne andarono senza dir niente.Ma arrivati in fondo all’andito, uno dei due funzionari in sottordine borbottò: “Quei fetenti ce l’hanno fatta: la roba che non dovevamo vedere l’hanno nascosta lì”.


Ma dentro la cassa c’era soltanto il vecchio Demei, con la chiave ancor stretta fra le dita.


Morto ma vittorioso.




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