Quando Modugno cantava l'uomo tappetino

6/8/2014 Marcello Veneziani Il Giornale

Sono vent'anni giusti che Domenico Modugno prese a volare nel blu dipinto di blu.



Ma il suo ricordo è forte, soprattutto in quella Puglia natia con cui non ebbe un bel feeling.


Mimmo visse da pugliese clandestino, molti pensavano che fosse siciliano perchè recitava da siculo con Ciccio e Franco, o calabrese perchè cantava Amara terra mia.


Era il tempo in cui dirsi pugliesi non faceva fogo, anche perchè il pugliese nei film era sempre uno sgraziato deficiente che storpiava il già colorito dialetto locale. 


Dopo la sua morte la Puglia prese a volare. Di Modugno non ricorderò i voli metafisici delle sue canzoni, che contendono la palma all'inno nazionale, il sentimentalismo trasognato dell'uomo in frac, le romanticherie tipo Meraviglioso o la contesa con Claudio Villa (erano i Coppi e Bartali della melodia), ma due piccole cose.


La prima è una sua canzone che ridusse l'uomo a tappetino. Si chiamava Il posto mio e  cantava l'umiliazione assoluta dell'uomo rispetto alla donna: "Sono lo scendiletto dove cammini tu....sono un cane che obbedisce solo a te..." Un precursore. Toccò un abisso che nemmeno Sade, Masoch e le femministe più invasate.... E finiva chiedendole pure scusa "se mi son sfogato un po'".


L'altra è strettamente personale. Ho una foto in braccio a lui, avevo due o tre annim e guardavo recalcitrante questo  impostore coi baffi che mi teneva in ostaggio in mezzo a una tribù e ai lampi del fotografo. Dopo quell'incontro volli una chitarra e pretesi di cantare pure io.


Ma del Maestro ereditai soli i baffetti.


Cerca nel sito

ContanteLibero.it

I più letti


Le perle


Appello

Per cambiare la politica

Eventi del Circolo

Il calendario

Sezione Video

Eventi del circolo

Premio La Torre

1996/2011

Selezione Libri

Recensioni

Links

Collegamenti utili


Partners

Realizzato da Telnext