Chi perde il sesso e chi il vizio

Marcello Veneziani - Mar, 05/08/2014 - Il Giornale

Fa impressione vedere D'Alema con le trecce, Fini con le tette, Monti col fard e il tacco 15, Veltroni con la guêpière...



È una catena umana toccante. Centinaia di amministratori locali e deputati hanno fatto tesoro della lezione del vicesindaco di Viareggio che ha cambiato sesso e nome col plauso di media e partiti.


E per rientrare nelle quote rosa e godere delle simpatie mediatiche per i trans, hanno deciso di sacrificare il loro organo sessuale e cambiare sesso. Una gara commovente di attaccamento alle istituzioni. Ricorda quando nell'era fascista molti donarono l'oro alla patria.


Stavolta il lingotto e il paio di medaglie pendule donati alla patria hanno minore valore venale ma più grande valore affettivo.


Essi immolano una parte di sé versando in un'apposita urna per la raccolta organica l'obolo carnale reciso pur di continuare a servire la Patria in modo onorevole.


La mutilazione patriottica è una rottamazione parziale che gode, come accadeva per le auto, di incentivazione: la conservazione della carica o la ricandidatura alle prossime elezioni in quota rosa.


Volevano nomi nuovi, voci nuove, più donne, gente disposta ai tagli? E loro mutano nome, sesso, voce e accettano di smembrarsi. Fa impressione vedere D'Alema con le trecce, Fini con le tette, Monti col fard e il tacco 15, Veltroni con la guêpière. La giustificazione della svolta è classica: megghiu cumannari ca futtiri. Sani principi.


I magistrati temono che cambiando connotati, i politici non siano più perseguibili per i reati commessi nella vita precedente: «Ormai sono un'altra persona».


Dalla depenalizzazione dei reati alla depenizzazione di chi li compie.



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