DA 'DIZIONARIO EROTICO' - 1

Atto sessuale - Massimo Fini - http://www.movimentozero.org

Atto sessuale
In sé non ha nulla a che vedere con l'erotismo.


L'erotismo è un fatto mentale, scopare un fatto fisiologico, un mero sfregar di mucose. Diventa erotico - ma perché ciò avvenga bisogna che la società e l'individuo abbiano raggiunto un certo livello culturale - quando viene percepito come atto che degrada la donna a femmina, ad animale.


Spiega Georges Bataille in un fondamentale passaggio de L'erotismo: «La bellezza (l'umanità) di una donna concorre a rendere sensibile - e sconvolgente - l'animalità dell'atto sessuale. Nulla di più deprimente, per un uomo, della bruttezza di una donna sulla quale la laidezza degli organi sessuali e dell'atto non risalti. La bellezza conta in primo luogo perché la bruttezza non può essere sciupata. Laddove l'essenza dell'erotismo risiede appunto nella profanazione».


Per l'uomo la donna è un soggetto erotico non perché ha un sesso in quanto tale ma perché attraverso la sua sessualità la può ricondurre allo stato animale, destituendola quindi come donna, come persona, come individuo sociale.


Questo processo di degradazione ha un percorso più o meno lungo (i cosiddetti preliminari), che è appunto il gioco erotico, e il suo culmine nell'atto sessuale. Ma proprio quando il maschio crede di realizzare il suo massimo trionfo sulla donna, degradandola definitivamente a femmina nella brutalità e nella naturalità dell'atto, qui si realizza invece la sua capitolazione.


Ciò che l'uomo sente di infinitamente superiore nella donna è la vitalità.


Ed è questa vitalità che nel gioco erotico vuole in fondo punire, sconciandola e umiliandola. Ma si caccia in una trappola perché, degradandola a femmina, va a ficcarsi proprio nel cuore della sua potenza creativa e ne viene inghiottito. Più sottile, forse, è il maschio masochista che, invertendo i ruoli sessuali, afferma il proprio valore e la usa invece di esserne usato.


E' sempre la donna a uscire vincente dall'amplesso: perché ritrova la propria essenza, che è la natura, laddove l'uomo perde la sua, che è la cultura.


Attraverso i cicli lunari, le mestruazioni, la fecondazione, la gestazione, la placenta, il parto, le mammelle, il latte e tutti i complessi processi fisiologici che si svolgono all'interno del suo corpo, la donna è infatti legata alla natura molto più intimamente di quanto lo sia l'uomo. L'atto sessuale riporta quindi la donna a se stessa, alla sua funzione primigenia di femmina potenzialmente feconda, che procrea, e che in ragione di ciò è strutturata per ricavarne il massimo piacere, che la coinvolge interamente («sono tutta bagnata»), mentre al maschio è riservato il compito transeunte dell'inseminatore e un piacere molto minore e localizzato.


L'atto sessuale interessa quindi molto più a lei che a lui.


E se col gioco intellettuale dell'erotismo l'uomo cerca un piacere diverso da quello fisico è proprio perché il piacere che gli procura l'amplesso è limitato se non addirittura deludente. Che poi oggi, nella stragrande maggioranza dei casi, l'accoppiamento non preveda la fecondazione, anzi espressamente la escluda, non annulla queste verità biologiche di fondo che continuano a determinare e modellare i caratteri, la psicologia, i movimenti e i comportamenti del maschio e della femmina.


Vinta e umiliata quindi nel gioco erotico, come donna, lei risorge inesorabilmente, nell'atto sessuale, come femmina. È l'Araba Fenice.


È indistruttibile.


L'uomo avverte più o meno consciamente, oscuramente, di avere in tutta questa vicenda la parte minoritaria, marginale e letale del fuco. Come il fuco, viene portato dalla sconvolgente sessualità della femmina ad altezze che non gli sono congeniali e la sua morte simbolica è segnata dallo stato miserevole in cui è ridotto il suo pene mentre la vagina si nutre del suo seme e si gonfia d'orgoglio.


E' un passaggio di energie. «Hanno sempre da guadagnarci con quella loro bocca pelosa» dichiara crudamente uno dei protagonisti de "L'età della ragione" di Sartre.


Diciamo quindi la verità una volta per tutte: se potesse l'uomo farebbe volentieri a meno di scopare.


E' un dovere biologico e sociale, una fatica, uno stress, implica un'erezione problematica, costringe il maschio a mettersi alla prova, a sottoporsi al giudizio della donna per qualcosa che, in definitiva, va a vantaggio molto più di lei che di lui.


Invece nei preliminari, cioè nel gioco erotico vero e proprio, è lui il padrone della situazione, che maneggia, scompone, sconcia a suo piacere l'inquietante giocattolo (ma anche questa è illusione e apparenza: il gioco erotico è necessario all'erezione del maschio, ma in funzione della femmina, la vera protagonista dell'amplesso).


Lisistrata, quindi, chi la capisce? Capeggiò uno sciopero che inibiva ai mariti l'accoppiamento, ma le loro donne e spose continuavano a fare i consueti lavori di casa. Venire accuditi e non essere nemmeno costretti a scopare: si può immaginare qualcosa di meglio?


Oltre- tutto lo sciopero di Lisistrata e delle sue compagne era particolarmente stolido perché aveva lo scopo di far terminare una guerra che i greci delle varie polis si stavano combattendo da decenni, lasciando le donne a casa a fare la calza.


Ora, ogni maschio bennato di fronte alla scelta fra la donna e la guerra non ha dubbi: sceglie la guerra. «Fate l'amore e non la guerra» è uno slogan femmineo che non ha retto alla verifica della realtà.


Infatti la donna, che procrea, è dalla parte della vita, ma l'uomo, fuco sterile, è animato da un oscuro istinto di morte e soffre di un acuto, anche se inconfessabile, inferiority complex nei confronti della femmina («l'invidia del pene» è un sottoprodotto culturale, una sciocchezza freudiana).


L'uomo si è inventato tutto il resto, l'arte, la letteratura, la scienza, il diritto, il gioco e il gioco di tutti i giochi, la guerra, per coprire in qualche modo questo vuoto, per sopperire alla sua impotenza procreativa. Il mondo della donna appartiene alla concretezza e alla pienezza della natura, quello dell'uomo al sogno, all'astrazione, all'artefatto. Suo è quindi anche il gioco erotico.


L'erotismo, costruzione mentale, è un bisogno molto più maschile che femminile. Per la donna, alla quale in fondo per andar su di giri basterebbero le carezze, cioè un'attività fisica, è solo un fatto di sponda, di controspecchi. Narcisa astuta e sapiente, si riflette nel piacere di lui e ne gode. Anche perché sa che, alla fine, ne trarrà, come dicono a Genova, la sua convenienza.


Per l'uomo quindi l'atto sessuale può diventare facilmente secondario rispetto al gioco erotico o venir addirittura eliminato. Per la donna rimane invece l'obiettivo primario. Legata alla natura, potenzialmente feconda, la donna, nonostante tutte le sovrastrutture culturali che le sono state calate addosso, resta un essere-per-la-vita, mentre l'uomo è-per-la-morte. L'uomo è quindi per l'eros, la donna per il sesso.


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