Gaza, il conflitto che divide gli italiani

26/7/2014 MARCELLO VENEZIANI iL GIORNALE

Il conflitto tra Israele e palestinesi è percepito da noi in due modi radicalmente opposti.



Una parte dell'opinione pubblica è convinta che l'informazione sia quasi tutta a favore dei palestinesi e ostile a Israele, taccia degli scudi umani e dell'uso delle vittime da parte di Hamas.


E un'altra parte è convinta esattamente del contrario, che Israele sarebbe intoccabile, può permettersi ogni carneficina, rifiutare ogni tregua umanitaria, e nei media una fila di firme notorie è schierata in suo favore.


Allo stesso modo vengono definiti di destra estrema sia i difensori a spada tratta d'Israele che i critici radicali di Israele.


Insomma, il conflitto tra Israele e palestinesi scompagina i versanti e agli estremi accende opposti razzismi. Chi ha ucciso i tre ragazzi israeliani alle origini del nuovo conflitto ha colpito tre volte Israele e trenta volte tre i palestinesi, a giudicare dal bilancio delle vittime e la loro proporzione.


E lo si sapeva in anticipo, visti i precedenti. Chi bombarda ospedali, uccide bambini e obbliga le popolazioni a lasciare le loro case pervagare privi di tutto nel nulla, è criminale.


Ma è criminale pure chi colloca arsenali e basi missilistiche vicino a case e sedi umanitarie.


La Palestina è l'unico luogo al mondo in cui sarebbe necessario il controllo delle forze multinazionali per garantire la vitae i diritti d'ambo i popoli.


Ma è l'unico luogo in cui ciò non avviene.


E questo conferma l'unicità di quel conflitto che poi acuisce lo scontro tra Islam e Occidente.


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