Due cognomi, due libretti e tanti scemi

Marcello Veneziani - Ven, 18/07/2014 - Il Giornale

Lo scemo di guerra era una figura proverbiale nel dopoguerra. Al suo posto ora c'è lo scemo di legge




Lo scemo di guerra era una figura proverbiale nel dopoguerra. Al suo posto ora c'è lo scemo di legge.


Dopo genitore 1 e genitore 2, la giurisdemenza italoeuropea sta partorendo due nuove norme a tutela della doppiezza.


Una è famosa, il doppio cognome, che si è arenata l'altro giorno alla Camera per un incrocio di caso e buon senso.


Perché complicare la vita delle persone affibbiando due cognomi?


E quando si passa alla generazione seguente i cognomi saranno quattro e via via aumentano?


Per ripararsi da cognomi infiniti che sembrano la caricatura dei duchi di una volta, le proposte in campo sono due: l'ordine alfabetico (così estinguendo i cognomi in V o Z) o la scelta. Ovvero a caso o a capriccio.


Avrebbe più senso adottare il cognome materno piuttosto che questo doppio cognome con selezione alfabetica o a piacere. E perché non il nickname? L'importante è separare il singolo dalla famiglia.


Ma questa euro-idiozia è surclassata da quella adottata da molte università, Torino e Napoli, Padova, Bologna e Urbino: gli studenti transessuali hanno diritto a due libretti universitari, uno al maschile e uno al femminile, e tu poi scegli come ti gira.


Libretti sartoriali, cuciti ad personam e ad libitum.


Ma se ti appelli al buonsenso, alla semplice realtà e alla storia del mondo, passi tu per rozzo e multifobico. In ambo i casi raddoppia la burocrazia e s'accoppia alla demenza.


Da quell'unione insana nasce lo scemo a norma di legge. Libero di farsi e disfarsi, ribattezzarsi e far coppia da solo, con sesso e cognome a piacere.



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