SHOW ANTI-EURO

Andrea Valdambrini per il 'Fatto quotidiano '

 

 - ALL'UBRIACONE JUNCKER, RISPONDE FARAGE: "LEI OPERA NELL'OMBRA" - MARINE LE PEN: "COMPLIMENTI PER LA PROMOZIONE, JUNKER. E' PASSATO DALLA GUIDA DI UN PARADISO FISCALE A QUELLA DELL'INFERNO EUROPEO"

 

La giornata è solenne, le sparate pure. Vince chi si fa vedere e sentire di più. E certo, rispetto allo stile sonnolento da curato di campagna di Jean Claude Juncker, lo sforzo per apparire spumeggiante nell'aula del Parlamento di Strasburgo non deve essere neppure esagerato.


Quasi un'ora di tirata a bassa voce e principalmente in francese del nuovo presidente della Commissione europea, che non smentisce né il suo solito stile né i suoi contenuti triti e ritriti. Tributo alla memoria per Delors, Mitterrand e Kohl, mentre snobba totalmente il suo predecessore José Manuel Barroso, che ha guidato la Commissione europea per due mandati . E non sembra un caso.

La parola passa finalmente ai capigruppo, e in aula il dibattito si risveglia. Gli attacchi frontali arrivano soprattutto da destra. Parte Nigel Farage: "Ci viene chiesto di votare per il più grande rappresentante della politica di Bruxelles", ovvero dell'establishment eurocratico, come il leader Ukip ama dire. "Un uomo", ha continuato "che ha sempre operato nell'ombra, stringendo patti segreti".


Ancora più dura Marine Le Pen, il cui intervento viene preceduto dallo show di Konstantinos Papadakis, eurodeputato comunista greco che attacca a parlare quando non è il suo turno. Martin Schulz in veste di presidente lo interrompe varie volte per farlo smettere, ma non trova miglior modo per zittirlo che espellerlo dall'aula. Papadakis è sistemato, ma ha avuto comunque il suo minuto di eurocelebrità.


Poi Marine Le Pen può fare il solito richiamo all'Europa delle nazioni, il solito attacco alla burocrazia di Bruxelles: "Complimenti per la promozione, dalla guida di un paradiso fiscale a quella dell'inferno europeo", ha detto a Juncker, per poi minacciarlo: "Lei è sotto sorveglianza. Tutti i patrioti la terranno sotto controllo senza tregua".

Se gli oppositori dichiarati fanno la loro parte, i mal di pancia ci sono anche nella grande coalizione di Popolari, Socialisti e Liberali schierata a sostegno dell'ex premier lussemburghese. Un no annunciato da dentro la maggioranza arriva sia dai socialisti spagnoli che dei laburisti inglesi, senza dimenticare la contrarietà della destra ungherese di Viktor Orban - ma nel Ppe in Europa - che con Juncker ce l'ha da tempo.


Alla fine, a fronte dei 422 a favore sono 250 i no a Juncker, 47 le astensioni. A conti fatti, più o meno come i voti ottenuti da Barroso nel 2009 (382 a favore, 219 contro e 117 schede bianche) e anche nel 2004. Hanno annunciato voto contrario al nuovo presidente della Commissione i Verdi, la sinistra radicale e Efdd (il gruppo di cui fanno parte Ukip e 5 Stelle). Voto negato anche da parte del gruppo Ecr, guidato dai conservatori britannici, che comunque si dicono "pronti a collaborare" con Juncker ora che è stato eletto. Alla fine dato che il voto è segreto, i franchi tiratori sono 57.


E sul fronte italiano? "Sostegno convinto di Forza Italia", garantisce Elisabetta Gardini. Ma se la flessibilità è lontana dalle intenzioni del nuovo presidente della Commissione, all'eurodeputata forzista non rimane che dichiararsi "fiduciosa in un cambiamento negli anni del suo mandato".


Difficile dire, poi, se il Pd ha votato compatto. Sergio Cofferati non ha mai considerato il programma di Juncker corrispondente all'esigenza di rinnovamento chiesta dai socialisti in Europa. E qualcuno della piccola pattuglia civatiana (4 parlamentari) a Strasburgo potrebbe aver votato no, nel segreto dell'urna. E quindi senza conseguenze visibili.


Nel frattempo, Alessandra Mussolini dava un tocco di colore alla giornata, portando avanti la sua personale battaglia contro Schulz, reo a suo dire di averle tolto la parola in aula (in realtà ha fatto solo rispettare i tempi di parola piuttosto stretti dell'europarlamento). La neoeletta Mussolini si è presentata con il suo "kit anti-Schulz", tirando fuori tanto di bandierina italiana da posizionare sul seggio, fischietto e trombetta da stadio per richiamare l'attenzione del distratto presidente. Tutto l'armamentario rigorosamente tricolore.


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