'APOCALYPSE MURDOCH' -, 21° PUNTATA

14/6/2012 DI GLAUCO BENIGNI per dagospia.com

 - TUTTO CAMBIA, MURDOCH RESTA: FINISCE LA CRISI ECONOMICA, BUSH SOSTITUISCE REAGAN E LO SQUALO 60ENNE HA "BSKYB" IN INGHILTERRA E "FOX" NEGLI USA - BARRY DILLER LO ABBANDONA: IL SUO PIÙ ABILE COLLABORATORE DIVENTA UN PERICOLOSO AVVERSARIO - IL RICCO ACCORDO COL REGISTA JAMES CAMERON - L'ATTACCO ALLA "CNN" E I DISSAPORI INTERNI - I DIRITTI DELLE PARTITE DI FOOTBALL...


FOX AND CO...
La crisi finanziaria è stata superata. La Prima Guerra del Golfo, con tutte le sue conseguenze, è alle spalle. George Bush sr., che è subentrato a Reagan da un paio d'anni, è al suo apice, e anche questo Presidente non disdegna le reciproche attestazioni d'amicizia con il nostro tycoon. Il sessantenne Murdoch, instancabile (sulla breccia ormai da trentotto anni), non pensa minimamente alla pensione. Ha un paio di importanti nuovi «giocattoli»: BSkyB in Inghilterra e la Fox in America.

Vive praticamente sul Concorde. Insieme alla moglie Anna, la seconda, ha speso circa 7 milioni di dollari per acquistare una casa sulle colline di Los Angeles e da lì, quando è in California, cala elegantemente con la radio accesa, alla guida di una Mercedes decappottabile verde, verso la sede centrale della 20th Century Fox. Gira un po' nei set, stringe mani, sorride, poi si reca negli uffici, si siede nella stanza che fu di Darryl Zanuck e comincia le operazioni di coordinamento del suo vasto Impero. Il 1991 passa così.

Agli inizi del 1992, s'alza un po' di bufera: si conclude il settennato che aveva visto lavorare, spalla a spalla, Barry Diller e Rupert Murdoch. Diller se ne va con una buona uscita e investe in Qvc Network, una rete specializzata in teleshopping. Per Murdoch il guaio è doppio: da una parte perde uno dei suoi dirigenti-partner più abili e dall'altra si ritrova un concorrente che sa tutto di lui, che nel corso degli anni crescerà e che arriverà anche a sfidarlo apertamente (durante la battaglia di maggio 2003, per la deregulation nella Tv terrestre in Inghilterra).

Gli affari cinematografici, coordinati dal presidente dei Fox Studios, Joe Roth, comunque non vanno male. Anzi. Nell'aprile del 1992 si annuncia la sigla di un accordo con il trentasettenne produttore-regista James Cameron, al quale si mettono a disposizione 500 milioni di dollari per i successivi cinque anni.


L'autore di Alien e Terminator ha fatto incassare ai botteghini 204 milioni di dollari, nel 1991, con il suo Terminator 2, confermando che è in corso l'era dei megafilm realizzati con megabudget. Ecco, dunque, mezzo miliardo di dollari pronti per lui, affinché produca una dozzina di bei film (quattro dei quali personalmente diretti). In sostanza è il rafforzamento di una politica che alla Fox piace: grandi film un po' trash, pensati per colpire l'immaginario collettivo di grandi platee, intorno ai quali costruire ulteriori pacchetti di offerte e merchandising.

Murdoch approva e intanto pensa alla Fox News. Nella sua offerta manca ancora un prodotto «forte» che, al di là delle notizie gestite dal suo gruppo a mezzo stampa, gli consenta alcune mosse strategiche: ingraziarsi sempre più i vertici della politica, barattare con loro l'organizzazione del consenso in cambio di agevolazioni normative e infine sferrare un attacco al cuore dei Democratici e della Cnn che, dalla Guerra del Golfo in poi, è diventata leader nell'informazione planetaria. Detto. Fatto !


Murdoch, verso la metà del 1992 contatta Van Gordon Sauter, mitico responsabile delle news alla Cbs fino al 1986, sposato (è importante) con Kathleen Brown, Tesoriere dello Stato della California e potenziale prossimo Governatore. Gli spiega le sue strategie e lo convince, a luglio del 1992, a entrare nella famiglia Fox Television per studiare l'offensiva contro la Cnn. Il progetto di Sauter è: «la News Division deve attrarre spettatori di ogni età», e Murdoch è d'accordo.


Ci vorranno anni però prima di realizzarlo. In realtà, per diversi motivi legati all'organizzazione interna, Sauter finisce in un angolo fino al gennaio 1993, quando Jamie Kellner, che era stato uno dei grandi architetti dello sviluppo di Fox Tv, rassegna «inaspettatamente» le dimissioni.

Kellner non è il primo - né sarà l'ultimo - ad andarsene in quegli anni tanto fecondi quanto ansiogeni della Fox, e tutti ritengono che le defezioni siano da attribuire al carattere del gran patron, il quale, dopo una fase, in cui aveva lasciato mano libera ai suoi collaboratori yankees, ora ingerisce pesantemente in troppe occasioni. Tanto pesantemente che se ne va anche il capo dei Fox Studios, Joe Roth, a causa dello stop riguardante il budget di Die Hard 3.


La Borsa non gradisce questi scontri interni nella provincia americana dell'Impero Murdoch e il titolo News Corp. flette. È un primo segnale del fatto che gli azionisti americani esercitano un controllo diverso da quello al quale Murdoch è abituato in Inghilterra e soprattutto in Australia. Specialmente gli Istituzionali e i Grandi Fondi amano un certo «clima», fatto di antiche formalità , tra le quali il rispetto dei manager e, come vedremo, il rispetto delle procedure fiscali.


A febbraio 1993, la Nielsen, società numero uno di ricerca sull'audience in America (e nel mondo intero), conferma una tendenza preoccupante: Fox Television non aumenta gli ascolti da un anno. Si è fermata al 13% nel giorno medio e cala leggermente anche nella fascia d'età in cui è dominante, la «18-49 anni». MURDOCH STA ANDANDO ALLA DERIVA PERCHÉ AL TIMONE NON C'È PIÙ DILLER?, titolano i giornali. Da quando ha assunto il comando diretto delle operazioni ha agitato troppo le acque: è andato contro le tradizioni di Hollywood riducendo budget e cachet, di certo faraonici (ma che lì sono dati per scontanti).


Ha respinto le richieste di aumento di stipendio di grandi dirigenti (che quindi se ne sono andati), ha operato tutte le sostituzioni utilizzando figure interne (passando Peter Chernin dalla Fox Tv alla Fox Cinema; Leslie Hinton dalla direzione editoriale alla direzione delle Tv; Lu¬cille Salhany dalla produzione Tv alla direzione del network). Si ritiene che abbia agito per rafforzare il proprio controllo interno. E ciò non piace.


In ogni caso la vasta area Fox Inc. produce denaro. Nell'ultimo esercizio i settori cinema e Tv hanno procurato un aumento del reddito operativo totale e, nonostante lo stallo degli indici d'ascolto, secondo gli analisti, Fox Tv rivela ancora un potenziale di enorme crescita. Murdoch annuncia anche di voler lanciare un canale tv via cavo alimentato con i film Fox e incarica Peter Chernin di aumentare la produzione annuale: da 18 a 24 film l'anno. Tra i grandi investimenti previsti ci sono 35 milioni di dollari per Sol Levante, l'adattamento cinematografico del romanzo di Michael Crichton, interpretato da Sean Connery.


Nel 1993 Murdoch ricompra il «New York Post» e alla fine dell'anno fa una delle sue mosse classiche e vincenti: prende una fiche da 1 miliardo e 600 milioni di dollari e la offre, nel corso di un'asta, alla National Football Conference, una delle due leghe di calcio.

«Voglio l'esclusiva per quattro anni»: la sua offerta supera di 400 milioni quella della concorrente Cbs, che da quarant'anni anni trasmette le partite della Nfc. Gliele strappa. Come immediata conseguenza estende il numero delle televisioni affiliate alla Fox da 127 a 184. In tal modo, in termini di copertura e diffusione dei propri programmi, arriva direttamente a ridosso dei grandi network: in testa c'è la Abc con 227 stazioni, segue la Nbc con 214, mentre la Cbs ne ha 200, solo 16 più di lui.

A breve, nei mesi successivi, sottrae altre stazioni ai concorrenti, generando danni soprattutto nel parco delle deluse affiliate Cbs. Ben otto passano alla Fox. Le nuove recenti acquisizioni sono di prima qualità: trasmettono in banda Vhf, con una potenza maggiore delle rivali, si trovano ai primi posti nella sintonizzazione dai telecomandi, sono tutte affermate, qua¬li numeri uno o due, nelle proprie aree di mercato: da Atlanta a Tampa, da Detroit a Austin, da Dallas a Phoenix, la Fox Tv entra in milioni di case d'America dalla porta principale.

Gran parte di queste emittenti sono i gioielli della World Communications, che fa parte del gruppo finanziario di Ronald Perelman, il patron della Revlon. Murdoch gli ha proposto una joint venture per fare programmi insieme, poi gli offre un ulteriore mezzo miliardo di dollari per le stazioni tv, e Perelman ha accettato. «Abbiamo compiuto un gigantesco passo», dichiara Murdoch, «nella creazione di un quarto network pienamente competitivo con gli altri tre», e ha ragione.

21/Continua


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