Gioventù e cieli azzurri. Se l'estate non è una stagione per vecchi

11/7/2014 Massimo Fini Il Gazzettino


Dopo una partenza strana, caratterizzata da piogge torrenziali che, almeno nell'Italia del Nord e del Centro, mitigavano di poco la temperatura ma rendevano l'aria più soffocante come se fossimo in un paese tropicale, poniamo a Bangkok, adesso sta iniziando, dopo quella da calendario, l'estate metereologica.


D'ora in poi, a meno che l'inquinamento globale non abbia sconvolto proprio tutto, farà caldo, sempre più caldo.

Per i vecchi l'estate è una stagione, oltre che tremendamente malinconica, insidiosa. Nel mio libro, 'Il Ribelle dalla A alla Z', organizzato come un dizionario, alla voce Giovinezza scrivo: «La vecchiaia inizia quando l'estate da promessa di felicità diventa una fonte di preoccupazione». In Italia solo il 30% degli anziani vive in famiglia, con i propri figli, e siamo già messi bene rispetto ai Paesi del centro e nord Europa dove la percentuale si aggira intorno al 4%.

Una volta tanto il nostro atavico familismo, deleterio sotto altri aspetti perché fa presto a trasformarsi in clientalismo quando non in mafia, presenta dei vantaggi. Ma d'estate anche i figli, dopo undici mesi di lavoro, hanno diritto a farsi le ferie in santa pace senza trascinarsi dietro il vecchio genitore. E il vecchio resta solo. Tremenda è la solitudine del vecchio, sempre ma in particolare d'estate («Azzurro, il cielo è troppo azzurro......neanche un prete per chiacchierar» cantava Celentano su parole di Paolo Conte, eppure si riferiva a una persona giovane, possiamo immaginare, o vivere se ne abbiamo l'età, quanto per un vecchio sia 'troppo azzurro' quel cielo che rimanda ad altre estati, felici, di una giovinezza ormai perduta).

Ci si preoccupa molto dei cani abbandonati d'estate -le associazioni animaliste e la 'Pubblicità progresso' ce ne fanno una testa così- meno dei vecchi lasciati soli. L'estate del 2003 fu particolarmente calda. Nelle grandi città, e in particolare a Milano, i vecchi morivano a frotte. Per il caldo certamente. Una caratteristica bizzarra di un corpo vecchio è di sentire meno il calore, di non accorgersene, e quindi di andarsene più o meno beatamente all'altro mondo, di qui tutte le raccomandazioni a bere anche se non si ha sete. Un giovane se ha caldo beve, in modo naturale, senza che ci sia bisogno che qualcuno glielo dica. Ma morivano anche, se non soprattutto, di solitudine.


Il lettore penserà che i personaggi più o meno noti sono avvantaggiati. Fino a un certo punto. La vecchiaia comincia a uguagliare tutti in attesa di quel livellamento generale che è la morte ('a livella' coma la chiamava giustamente Totò).


Un 2 luglio di molti anni fa ero andato al Giornale per riscuotere un debito di gioco da un collega che faceva il bookmaker clandestino, 'il clanda' come si dice in gergo (cose da educande, intendiamoci, ci giocava anche Indro). Passando vicino alla stanza della Direzione, che era aperta per il gran caldo, vidi Montanelli seduto alla scrivania, davanti alla macchina da scrivere, immobile.


Entrai e dissi ridendo: «Che ci fai, Direttore, qui al giornale in questo pomeriggio canicolare e patibolare di luglio?».


«Se vado a casa penso alla morte. E allora preferisco stare qua a fingere di scrivere».


Letizia Moizzi, la nipote, mi ha raccontato che negli ultimi anni Montanelli, un po' per gioco e un po' sul serio, pensava di ritirarsi in un ospizio per anziani, di lusso naturalmente.


«Tu verrai qualche volta a trovarmi. E, come si faceva una volta inserendo cento lire nel juke box, mi solleciterai a raccontare, di me, delle mie esperienze, della mia vita.


E si apriranno le cateratte».


Da molti anni Alain Delon, che ai suoi tempi ha avuto le più belle donne d'Europa, d'estate fa la cura del sonno. Non la vuole vedere, l'estate. E' proprio quella luce luminosa, troppo luminosa, quel sole spavaldo, fatto per altre età, che ferisce, oltre agli occhi indeboliti, la loro sensibilità.


E sono e si sentono soli, più soli che mai.

Massimo Fini

Il Gazzettino, 11 luglio 2014


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