IO UCCIDO. Chi sei ? L'ambiente dove vivi.

Di Joe Black 7/7/2014

... un post particolarmente adatto al.. personaggio di Joe Black

Io uccido.

 

63 anni. Senza che il mondo fosse preparato, muore improvvisamente Giorgio Faletti

Vista l'età e l'attivismo dell'eclettico attore, cabarettista, musicista, editore, pilota di rally e chissà che altroalla domanda come mai arriva la risposta: è stato un tumore fulminante ai polmoni


Tempo fa , in maniera grossolana, era emerso che i rischi erano aumentati di molto passando da uno su quattro a uno su tre

In effetti, guardandosi intorno con attenzione , sono molte le persone conosciute colpite da una delle patologie tumorali

Assurdo che nel paese della sicurezza del lavoro dove si guarda anche lo stress lavoro-correlato, si massacra di multe l'artigiano in impresa familiare, dove la parola addetto (che è stato esteso la moglie o al il figlio), richiedono costosissime tutele, burocrazia, adeguamenti (come se il padre, al di là della legge, volesse male ai suoi parenti più stretti) appena esci dal luogo di lavoro finisca per immergerti un coacervo di rischi sanitari elevatissimi

 

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha riconosciuto l'inquinamento da idrocarburi come causa ormai acclamata di determinate patologie respiratorie

 

Ma, anche se tutto il mondo è paese, l'Italia è più paese degli altri, il belpaese del buon vivere appare molto deteriorato

Notizia di due giorni fa l'incremento esponenziale delle malattie nei bambini di Taranto E gli strani affondamenti di navi 

 Terra dei Fuochi, altro focolare immondo, coperto dallo stato per 16 anni, e da chi poi... 

 Suor Trivella (la Ministra Guidi) con l'appoggio della Regione Sicilia a Guida Crocetta avviano un grande piano per tivellare le più belle coste italiane (A quando il Gargano)

Il Canale di Sicilia potrebbe trasformarsi presto in un'enorme distesa di pozzi e piattaforme petrolifere, con danni inquantificabili all'ambiente, al turismo e all'economia dell'Isola. La denuncia viene direttamente da Greenpeace che da stamattina fino a domani sera è al porto di Palermo con la sua Rainbow Warrior, la storica nave che dal 1978 solca i mari di tutto il mondo per condurre battaglie pacifiche a favore dell'ambiente. Il quadro illustrato dall'associazione è allarmante: sono circa 20 le autorizzazioni in via di concessione da parte del ministero dell'Ambiente per altrettante operazioni di ricerca ed estrazione del petrolio a largo della costa che va da Marsala a Siracusa.


Concessioni per piattaforme petrolifere che si troverebbero a poco più di 20 chilometri dalla riva e, il più delle volte, a poca distanza da aree protette e riserve naturali. "Ci sono vergognose omissioni nel decreto ministeriale che ha sancito la compatibilità ambientale delle nuove trivellazioni nel Canale di Sicilia - denuncia Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace - non sono stati valutati i rischi di incendi sulle piattaforme, di frane del sottosuolo marino, di dispersione di petrolio in mare, si pongono le basi per un disastro ambientale nel Mediterraneo. Abbiamo già avviato la procedura per presentare ricorso al Tar, ma i tempi stringono e abbiamo bisogno dell'aiuto delle amministrazioni locali e delle associazioni di categoria". Restano poco più di 20 giorni per fermare il decreto ministeriale che, in mancanza di ricorsi, si trasformerà in legge dando il via libera alle prime trivellazioni del progetto "Offshore Ibleo" dell'Eni, a largo della costa tra Gela e Licata.

 

Un progetto "monstre" che prevede otto pozzi, gasdotti e una piattaforma in mare, oltre che infrastrutture di terra proprio dentro l'area protetta di Biviere di Gela. "Il via libera alle trivellazioni - spiega Giannì - creerebbe immediatamente un effetto domino su tutte le altre autorizzazioni al vaglio del ministero". Greenpeace fa appello quindi ai sindaci dei comuni interessati e anche a Leoluca Orlando, in qualità di presidente dell'Anci Sicilia, che ha espresso il suo appoggio alla denuncia presentata da Greenpeace e assicurato che si farà portavoce presso i comuni interessati della necessità di presentare un ricorso contro il decreto.

 

Greenpeace denuncia anche l'atteggiamento del presidente della Regione Rosario Crocetta. "Nell'autunno 2012, in piena campagna elettorale - attacca Giannì - Crocetta si fece portavoce del nostro appello "U mari un si spirtusa" contro le trivelle in Sicilia. La Regione nel maggio dell'anno scorso diede anche parere negativo contro il progetto dell'Eni "Offshore Ibleo". Non sappiamo cosa sia successo in dodici mesi che abbia fatto cambiare idea a Crocetta, ma fa riflettere il fatto che il governatore siciliano abbia firmato lo scorso 4 giugno, il giorno stesso della pubblicazione del decreto che autorizza il piano dell'Eni, un'intesa con Assomineraria, Edison, Irminio e la stessa Eni per lo sfruttamento delle risorse minerarie dell'Isola . Ovviamente sulla Regione non possiamo più contare. Tocca ai sindaci dei territori coinvolti, e alle associazioni, intervenire subito per fermare questa follia".

Mare Nostrum

E navi di Veleni

 

Ieri il fatto pubblica l'elenco di una ventina di siti

La morte "Capita" come diceva un eccezionale autore di teatro, impersonandola

 

poi è morto anche lui. Di tumore s'intende

E Lo Stato che fa? Peggio che niente. Una pessima legge

Il recente provvedimento emanato il 26 giugno in materia ambientale permetterà a moltissimi di farla franca

Riporto un recente articolo che ne parlava...

03 APRILE 2014


UNA LEGGE PER FAR SALTARE I PROCESSI CONTRO I VELENI AMBIENTALI

Porto Tolle, Tirreno Power, Ilva: per magistrati ed esperti di diritto il testo in discussione al Senato sembra scritto appositamente per limitare le indagini e mettere a rischio procedimenti in corso. E c'è chi nel Pd difende questo testo. Vi riportiamo l'articolo scritto da Thomas Mackinson per Il Fatto Quotidiano (ha collaborato Francesco Casula).

di Thomas Mackinson (Il Fatto Quotidiano )

Chi inquina paga, ma solo se ha violato disposizioni amministrative, se il danno è irreversibile e la sua riparazione è "particolarmente onerosa" per lo Stato. In altre parole, chi inquina rischia di non pagare affatto. E' ​all'ultimo giro di boa il testo unificato che introduce nel codice penale i delitti contro l'ambiente. Nelle intenzioni dovrebbe rendere dura la vita a chi infierisce su natura, paesaggio e salute pubblica. Ma il testo, per come è scritto, rischia invece di diventare unlasciapassare anche per le violazioni più gravi e di mettere a rischio anche le indagini e i processi penali già in corso, a partire da quelli sui disastri da inquinamento ambientaleprovocati dalle centrali termoelettriche di Savona e Rovigo. E anche nell'eventuale processo contro i vertici Ilva, la nuova norma, grazie al parametro dell'irreversibilità, potrebbe trasformarsi in un regalo ai Riva. A lanciare l'allarme sono magistrati ed esperti di diritto dell'ambiente che sperano ancora di sensibilizzare Palazzo Madama dove, in vista dell'approvazione, si ripropone anche loscontro ideologico tra la destra sensibile alle ragioni dell'industria e la sinistra ambientalista, nonché un ruvido confronto tra le diverse anime di quest'ultima.


Licenziato alla Camera e ora all'esame delle commissioni Ambiente e Giustizia del Senato, il disegno di legge 1345 introduce delitti in materia ambientale, prima puniti solo con contravvenzioni, ad eccezione del traffico illecito di rifiuti (2007) e della "combustione illecita" del decreto Terra dei Fuochi (2014). Viene inoltre introdotto all'articolo 452 ter il "disastro ambientale", punito con pene da 5 a 15 anni. Mano pesante, dunque, se non fosse che la norma è scritta con tanti e tali paletti da renderne impossibile l'applicazione, almeno ai casi davvero rilevanti. E lo dicono gli stessi magistrati che devono utilizzarlo. Il nuovo testo qualifica infatti il "disastro" come "alterazione irreversibile dell'equilibrio dell'ecosistema" quando quasi mai, per fortuna, il danno ambientale si rivela tale. In alternativa come un evento dannoso il cui ripristino è "particolarmente oneroso" e conseguibile solo con "provvedimenti eccezionali". Ma il degrado ambientale potrebbe verificarsi anche se ripristinabile con mezzi ordinari. L'estensione della compromissione e del numero delle persone offese cozzano poi con la possibilità che il disastro possa consumarsi in zone poco abitate e non per forza estese.

 

Il disegno di legge sposta poi in avanti la soglia di punibilità configurando il disastro come reato di evento e non più di pericolo concreto, come è invece il "disastro innominato" (l'art. 434 del codice penale, comma primo), la norma finora applicata dalla giurisprudenza al disastro ambientale. Sinora era stato possibile punire chi commetteva "fatti diretti a causare un disastro", quando vi era stato il pericolo concreto per la pubblica incolumità, anche senza che il disastro avvenisse perché non sempre il disastro è una nave che perde petrolio, un incendio o un'esplosione che producono evidenza immediata del danno.


 A volte, come nel caso dell'inquinamento da combustibili fossilie delle microparticelle come l'amianto, il disastro può restare "invisibile" a lungo prima che emergano i segnali della compromissione dell'ambiente e della salute della collettività. Segnali che, a volte, solo le correlazioni della scienza medica e dei periti riescono a individuare tra una certa fonte inquinante e il pericolo concreto di aumento di patologie e degrado ambientale in una certa area. Sempre che i magistrati abbiano potuto disporre le indagini penali.


Il procuratore generale di Civitavecchia Gianfranco Amendola, storico "pretore verde", sottolinea la terza grave lacuna. "Deriva dalla evidentissima volontà del nuovo testo di collegare i nuovi delitti alle violazioni precedenti". Il reato può essere contestato solo nelle ipotesi in cui sia prevista una "violazione di disposizioni legislative, regolamentari o amministrative, specificamente poste a tutela dell'ambiente e la cui inosservanza costituisce di per sé illecito amministrativo o penale, o comunque abusivamente, cagiona un disastro ambientale". Come se fosse lecito, altrimenti, provocare enormi danni all'ambiente. "Fare addirittura dipendere la punibilità di un fatto gravissimo dall'osservanza o meno delle pessime, carenti e complicate norme regolamentari ed amministrative esistenti significa subordinare la tutela di beni costituzionalmente garantiti a precetti amministrativi spesso solo formali o a norme tecniche che, spesso, sembrano formulate apposta per essere inapplicabili".

I processi a rischio: da Rovigo alla Terra dei Fuochi


Il testo di legge sembra sdoganare allora la linea difensiva (finora sconfitta) in alcuni processi celebri, a partire da quello di Radio Vaticana dove, a fronte di prove indiscutibili sulla molestia e la nocività delle emissioni, la difesa si era incentrata sul fatto che la norma contestata (art. 674 c.p.) richiede che l'evento avvenga "nei casi non consentiti dalla legge". Ma soprattutto apre grandi incognite su quelli ancora da celebrarsi. Allunga un'ombra, ad esempio, sull'appello del processo appena concluso a Rovigo che ha visto condannare gli amministratori di Enel Tatò e Scaroni per le emissioni in eccesso della centrale a olio di Porto Tolle . C'è il rischio concreto, se la norma sarà licenziata così dal Senato, che in sede d'Appello ci sarà una normativa più favorevole ai vertici del colosso energetico che depenalizza proprio il reato per cui sono stati condannati.


"Nel dibattimento la maggior difficoltà è stata proprio quella di individuare specifiche disposizioni violate nella gestione dell'impianto", spiega il legale di parte civile Matteo Ceruti. Era poi quello il cavallo di battaglia della difesa degli imputati, la non illeicità delle emissioni della centrale che - grazie a deroghe e proroghe connesse per gli impianti industriali esistenti - avrebbe potuto "legittimamente" emettere in atmosfera fino al 2005 enormi quantità di inquinanti, ben oltre i limiti imposti dall'Europa sin dagli anni Ottanta del secolo scorso.


 Il Tribunale ha invece condannato gli amministratori per violazione dell'art. 434, 1° comma cp che punisce i delitti contro la pubblica incolumità, evidentemente ritenendo - sulla base delle consulenze tecniche disposte dalla Procura - che l'enorme inquinamento provocato ha comunque messo in pericolo la salute degli abitanti del Polesine e l'ambiente del Parco del Delta del Po". La stessa fine, a ben vedere, potrebbe fare anche il procedimento penale di Savona che ha condotto al sequestro dei gruppi a carbone dellacentrale termoelettrica Tirreno Power di Vado Ligure. Il decreto di sequestro emesso dal gip si fonda, tra l'altro, proprio sulla circostanza che per integrare il reato di disastro innominato non è necessario dimostrare che l'impianto abbia funzionato in violazione di specifiche prescrizioni di legge o dell'autorizzazione.

 

Lo scontro a suon di emendamenti. Il Pd diviso verso l'approvazione
Sul testo si annuncia ora, in previsione del rash finale, uno scontro durissimo nelle commissioni Giustizia e Ambiente. Salvo slittamenti, si potranno presentare emendamenti fino al 29 aprile. E mentre la destra sta a guardare, è la sinistra che si ritrova il problema di far passare il testo com'è o tentare di arginare le falle. Ne rivendica la bontà il proponente, Ermete Realacci (Pd) che non lesina stoccate ai critici che "rischiano di mandare la palla in tribuna, quando sono vent'anni che si lotta per avere reati ambientali nel codice penale". "Non sono un giurista né un magistrato - dice - se ci sono margini per migliorarlo ben venga.


Ma ricordo che alcune toghe avevano criticato anche l'introduzione del reato penale di smaltimento dei rifiuti pericolosi che è stato invece determinante per combattere le ecomafie. Senza quel reato le inchieste sulla Terra dei Fuochinon sarebbero state possibili". Non è una legge su misura delle industrie? "A volte si cerca la perfezione mentre tocca cercare vie praticabili. Questo testo riesce a tenere insieme l'equilibrio delle pene, che devono essere proporzionali rispetto ad altri reati e la certezza del diritto rispetto al quadro normativo, perché non è che se sono un magistrato posso arrestare chi voglio".


Parole molto diverse da quelle di un altro esponente di punta del Pd, Felice Casson, vicepresidente della commissione Giustizia al Senato, per 25 anni toga di peso in fatto di reati e processi ambientali (a partire dal Petrolchimico di Porto Marghera, 1994). Casson ha colto subito nel testo il rischio di un favore ai gruppi industriali sotto assedio delle procure. E ha depositato a sua volta un disegno di legge in materia di reati ambientali. "L'avevo anche detto a quelli di Legambiente quando, a inizio legislatura, erano venuti in Senato a presentare il ddl: il testo, che resta un importante passo avanti, presenta però criticità di impostazione tecnica tecniche tali da impattare pesantemente su indagini e processi in corso. Allora proposi di modificarlo e rinviarlo alla Camera, piuttosto che farlo entrare in vigore così. A questo punto presenteremoemendamenti correttivi che integrino le disposizioni dei due testi, ma sarà dura. Perché c'è una pressione forte da parte del centrodestra per difendere il testo e farlo passare così com'è, ritenendolo perfetto proprio perché l'impostazione è tale da limitare le possibilità dell'azione penale della magistratura".

Ilva e la norma sull'irreversibilità del danno


Anche a Taranto, nel procedimento contro la famiglia Riva e i vertici dell'Ilva per il disastro ambientale causato dalle emissioni nocive della fabbrica , il nuovo provvedimento legislativo potrebbe rappresentare un assist agli imputati. Già perché per dimostrare che il danno compiuto dalla fabbrica è "irreversibile" sarebbe necessario dimostrare di aver compiuto una serie ditentativi di bonifica che non hanno prodotto risultati. Nel capoluogo ionico, finora, le bonifiche sono state solo una promessa sulla carta: nonostante i mille proclami e la nomina di garanti, commissari e subcommissari, le operazioni di risanamento del quartiere Tamburi e delle zone colpite dalle emissioni dell'acciaieria, a oggi, nessuna operazione è concretamente partita. In un'aula di tribunale, quindi, al di là delle perizie, l'accusa non avrebbe strumenti per dimostrare che quelle operaizoni sono state inutili. Al collegio difensivo, in definitiva, basterebbe puntare sull'assenza di elementi certi per dimostrare che il danno arrecato non è, oltre ogni ragionevole dubbio, irreversibile.


Un regalo che, tuttavia, non migliorerebbe di molto la situazione dei Riva che devono rispondere anche di un reato ben più grave come l'avvelenamento di sostanze alimentari per la contaminazione di oltre 2mila capi di bestiame nelle cui carni fu ritrovata diossina proveniente, secondo le perizie del tribunale, dagli impianti dell'Ilva. Un reato, che richiede la corte da'assise come per i casi di omicidio, punito con una reclusione che va da un minimo di 15 anni a un massimo, se l'avvelenamento ha causato la morte di qualcuno, anche con l'ergastolo.

di Thomas Mackinson

 

E i dati che ha fornito il quotidiano ieri parlavano di un incremento del 91% in 10 anni

Dove? nelle aree citate dove esiste il monitoraggio col registri tumori.

E nelle altre?

Chissà...

Quindi non sempre è una fatalità...

 

Anzi...

... Minchia signor Tenente!

 

Ciao Giorgio!


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