Le cattedrali di sister Rose, angelo 'scandaloso'

di Marco Respinti07-07-2014 lanuovabq.it

Cade il 75° anniversario della “Casa Nostra Signora del Perpetuo Soccorso” di Atlanta, in Georgia.


 È l’ospizio per malati terminali di cancro fondato nel 1939 (vi ebbe a che fare anche la leonessa della letteratura cattolica Flannery O’Connor, 1925-1964) dopo la “Casa Sacro Cuore”, fondata a Filadelfia nel 1930, e la Casa Collina del Rosario, fondata nel 1901 in una località dello Stato di New York dal nome curioso: Hawthorne, oggi frazione del borgo di Mount Pleasant, contea di Westchester. 


Allora si chiamava però “Hammond’s Mill”; fu dopo la creazione della casa di cura (all’epoca un’istituzione più unica che rara, anche perché, pur integerrimamente cattolica, accoglieva malati di ogni colore, razza, fede e sesso) che il nome fu mutato in onore della fondatrice, Rose Hawthorne, da cui prendono il nome, sempre curioso, le suore domenicane cui ella diede impulso. Perché ho definito “curioso” quel cognome-toponimo? 


Perché è il nome di uno dei giganti della letteratura mondiale, il romantico noir Nathaniel Hawthorne (1804-1864), protestante fino al midollo, erede del più rigido (e anticattolico) puritanesimo del New England, gran conservatore celebrato dagli eliotiani e o’connoriani Russell Kirk (1918-1994), cattolico, e Marion Montgomery (1934-2011), episcopaliano (ma tomista…), talentuoso autore de La lettera scarlatta (1850), La casa dei sette abbaini (1851) e Il fauno di marmo (1860). Ma la “curiosità” più bella è che del protestante Nathaniel la suora cattolica Rose era la figlia.


 Rose nacque il 20 maggio 1851 a Lenox, nel Massachusetts, e l’infanzia la trascorse fra la terra natia e le molte località in cui il suo celebrato padre e la madre (pittrice e scrittrice) Sophia Amelia Peabody (1809-1871) si spostavano con lei, il figlio maggiore Julian (1846-1934) (futuro scrittore anche lui) e l’ultima nata, Una (1844-1877): Liverpool e Londra, poi Parigi, e ancora Roma e Firenze. Negli Stati Uniti tornarono nel 1860, stabilendosi a Concord, nel Massachusetts. 


Il padre Nathaniel morì quando Rose aveva 13 anni; la madre si trasferì con i figli in Germania e poi in Inghilterra dove morì, seguita dopo poco dalla figlia Una. Nello stesso 1871 in cui perse la madre, Rose sposò, a Londra, l’11 settembre, il poeta e romanziere americano George Parsons Lathrop (1851-1898), da cui ebbe un figlio, Francis, morto però di difteria a 5 anni. Tornati prima a Concord e poi, morto il figlioletto, stabilitisi a New York, Rose e George presero (la salute di George lo richiedeva) nuovamente casa a New London, nel Connecticut. E qui i due protestanti incontrarono dal vero qualcosa che prima non avevano mai visto sul serio bene: i cattolici che si davano da fare alacremente per il prossimo onde servire e amare meglio Dio; tutta la sola fide protestante del mondo messa assieme non riusciva a commuovere più di un singolo gesto di autentica carità mosso da quegli attivisti della “scuola estiva” cattolica, che da quelle parti erano un movimento in crescita. 


Senza sapere come o perché, senz’ancora avere capito tutto, i Lathrop ne furono conquistati e cominciarono a dare una mano. Lo fecero mettendo a disposizione i propri talenti, ovvero collaborando a un libro, A Story of Courage: A History of Georgetown Visitation Center, storia del monastero di visitandine fondato nel 1799 nella bellissima Georgetown (oggi un quartiere caratteristico della capitale degli Stati Uniti, Washington) dalla suora irlandese Teresa (al secolo Alice) Lalor, V.H.M. (1769 ca.-1846) e dalle due “pie donne” (così le chiamano, una davvero facoltosa) che l’aiutarono con l’avallo di mons. Leonard Neale S.J. (1746-1817), secondo arcivescovo di Baltimora, il primo successore degli apostoli ordinato negli Stati Uniti. Il fascino straordinario del cattolicesimo in azione ci mise ben poco a conquistare i coniugi Lathrop, che nel 1891 si convertirono assieme. E la cosa creò enorme scandalo nel mondo wasp del New England, inviperito da cotanto affronto da parte della figlia del grande Hawthorne.


 Ma il male si scatena sempre dove c’è una seria possibilità di bene. George prese infatti a bere, la sua salute peggiorò, forse ci furono pure degli abusi sessuali e, per coronare il tutto, litigò con Julian, il fratello di Rose, sull’eredità di Nathaniel Hawthorne. A rimetterci fu la famiglia. Rose e George si separarono definitivamente nel 1895 e tre anni dopo lui morì di cirrosi epatica. Lei, volendo ridare senso alla propria vita, cominciò a vivere in prima persona la carità verso i derelitti e i moribondi, finendo 45enne a seguire un corso trimestrale per infermieri nell’Ospedale oncologico di New York. Era l’estate del 1896 e la cosa conteneva un altro scandalo, perché all’epoca (un’epoca in cui si pensava che il cancro fosse contagioso) pochissimi, e sempre guardati di sottecchi, osavano unire le proprie sorti a quelle di quei sofferenti davvero estremi. Per tutta riposta, lei rincarò la dose.


Dapprima visitava i malati girando di casa in casa, poi nell’ottobre 1896 riuscì ad affittare due piccole stanze a Manhattan, nel quartiere dei più poveri e degl’immigrati, unendovi in seguito qualche altro locale poco distante dove riuscì ad alloggiare fino a otto pazienti. Il 15 dicembre 1897 tale Alice Huber (1861-1942) decise di aiutarla, decidendo di vivere con lei; era il 25 marzo 1898. Il mese dopo Rose restò vedova. Nel febbraio 1899 un sacerdote domenicano scoprì cosa Rose e Alice facevano, ne rimase incantato e le invitò a farsi terziarie domenicane. Accettarono. Il 1° maggio, grazie ad alcuni benefattori, Rose fondò un’organizzazione, la “Casa gratuita santa Rosa” per il cancro incurabile, intitolata a santa Rosa di Lima T.O.S.D., o Rosa di santa Maria (Isabel Flores de Oliva, 1586-1617), la terziaria laica domenicana del Perù che è stata la prima persona nata in America che la Chiesa ha canonizzato. 


Il 14 settembre questo bell’esperimento ottenne l’approvazione di mons. Michael A. Corrigan (1839-1902), terzo arcivescovo di New York, e le due donne furono accolte ufficialmente come terziarie nell’ordine domenicano: presero i nomi, rispettivamente, di suor Mary Alphonsa O.P. e suor Mary Rose O.P. «Immediatamente arrivarono diverse postulanti», ricordò nell’aprile 1927 suor Mary Rose, «e ci fu dato il permesso di tenere nella nostra cappellina il Santo Sacramento, con la Messa una volta la settimana». Nell’autunno 1900 mons. Corrigan considerò concluso il loro lungo e duro noviziato, e diede loro il permesso d’indossare vesti semireligiose e di formare una comunità. L’8 dicembre le due sorelle ricevettero l’abito, pronunciando i voti di obbedienza, povertà e castità: era nata la "Congregazione di santa Rosa di Lima”. L’arcivescovo fece avere loro la regola domenicana da seguire strettamente e riconobbe ufficialmente la Congregazione il 24 gennaio 1901 con il nome di “Serve del sollievo del cancro incurabile”.


Il 1° giugno fu dunque aperta la “Casa Collina del Rosario”, Hammond’s Mill fu ribattezzata Hawthorne e da allora, siamo tornati da dove eravamo partiti, tutti conoscono quelle suore come le “domenicane di Hawthorne ”. Rose spirò nel sonno il giorno in cui ricorreva l’84° anniversario del matrimonio dei suoi genitori avendo speso una vita, che avrebbe potuto scorrere agiata nel jet-set, a lenire le miserie più terribili degli uomini solo per amore di Cristo. L’hanno onorata e riverita tutti, dall’Istituto Nazionale delle Scienze Sociali al Rotary Club, ma la sua ricompensa più bella è il Paradiso: nel 2003, infatti, è stato approvato il processo di beatificazione che trasformerà la Serva di Dio Mary Alphonsa Hawthorne Lathrop in un modello d’imitazione per tutti i cristiani.


Nel’omelia pronunciata nella cattedrale di Saint Patrick, a New York, il 19 aprile 2008, Papa Benedetto XVI fece riferimento a un passo de Il fauno di marmo del grande Hawthorne che usa «l’immagine dei vetri istoriati per illustrare il mistero della Chiesa »: «Gli amici uscirono dalla chiesa», scrive Hawthorne, «e guardando in su, dall’esterno, alla finestra che avevano ammirato da dentro, non vedevano nient’altro che il semplice contorno di un’ombra tetra. Niente poteva più essere distinto, né il singolo ritratto di un santo, di un angelo o del Salvatore, né tanto meno lo schema complessivo e il significato del disegno. “Tutto questo”, pensò lo scultore, “è il più sconvolgente emblema di quanto sia diverso l’aspetto di una verità religiosa o di una storia sacra quando è visto dal caldo interno della fede oppure dal suo freddo e cupo esterno. La fede cristiana è una grande cattedrale, con vetrate divinamente dipinte. Stando fuori, tu non vedi alcuna gloria, né riesci a immaginarne una; stando dentro, ogni raggio di luce rivela un’armonia di ineffabili splendori”».


 I benpensanti yankee non hanno mai smesso di criticare la figlia del grande letterato protestante americano per la sua conversione, ma lei ha sempre risposto additando proprio Il fauno di marmo, frutto dei viaggi italiani dello scrittore e irto della sua ammirazione “segreta” per il cattolicesimo. Adesso padre e figlia in Cielo si parlano, probabilmente anche del fatto che l’albero si vede dai frutti. Il male colpisce sempre dove c’è la possibilità del bene, ma il bene cammina, arranca, se necessario zoppica e persino


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