I GIORNI DELLA TEMPESTA

Di Antonio Socci

«I telegiornali da giorni rilanciavano la decisione del governo italiano: per far fronte al collasso dell'economia e del paventato default - dopo i duri ultimatum della Bce, dell'Unione europea e delle agenzie di rating - aveva varato una manovra durissima che prevedeva fra l'altro la sospensione a tempo indeterminato dell'8 per mille, con la denuncia unilaterale delle norme concordatarie». È lo scenario descritto da I giorni della tempesta (edizione Rizzoli, pp. 320, euro 18), il romanzo del giornalista Antonio Socci, uscito in libreria mercoledì 16 maggio. L'autore immagina che la misura del governo sia adottata all'unanimità grazie «all'ennesimo ciclone mediatico che aveva investito il mondo ecclesiastico per via di alcuni scandali sessuali e finanziari». Un caso che il libro sia uscito appena prima della pubblicazione delle lettere trafugate dalla corrispondenza privata di Benedetto XVI che stanno facendo apparire la Chiesa come un covo di serpi? «Ho iniziato a scrivere il romanzo in agosto, quando ancora non era emerso lo scandalo che, proprio due giorni dopo l'uscita del mio libro, è stato confermato da Sua Santità di Gianluigi Nuzzi», spiega a tempi.it Antonio Socci.

Sia I giorni della tempesta, sia Sua Santità parlano di giochi di potere, di invidie e di scandali capaci di far apparire la Chiesa cattolica come un istituto terrificante. Tra il pamphlet e il romanzo c'è un altro punto in comune: la pubblicazione di documenti sconosciuti e reali. Anche, l'intento di Socci è ben lontano da quello del suo collega: «Ho posto i documenti all'interno di un giallo appassionante, in cui si scopre la figura fantastica di una mistica, Maria Valtorta, che entusiasmò Pio XII. Questi documenti portano il protagonista del libro alla scoperta della vera tomba di san Pietro a Roma». Prosegue Socci: «In un momento di smarrimento, sopratutto per i cristiani, le rivelazioni della Valtorta sull'ubicazione della tomba di san Pietro ci riportano a contatto con l'evento originario. Che poi, dal punto di vista della Chiesa, è anche il fulcro della sua struttura gerarchica. Infatti, se Pietro, come confermato, non fosse stato a Roma, la successione apostolica salterebbe. Non a caso la polemica sulla sua tomba riemerge ogni volta che si vuole contestare il primato del Papa».

Nel romanzo, durante la ricerca del protagonista muore papa Bonifacio X e nel conclave si scontrano due correnti: una che vuole demolire il papato, in nome di una Chiesa ecumenica e collegiale, e l'altra che fa di tutto per difendere il centro della fede cattolica. L'avvincente corsa per trovare la tomba e confermare il primato di Pietro avviene in un clima di persecuzione non troppo lontano dalla realtà dei giorni nostri. «Nel libro si ritorna ad un momento simile a quello vissuto dai primi cristiani al tempo delle persecuzioni pagane. Il cristianesimo, dice infatti Gesù alla Valtorta, non ha vinto contro il paganesimo con la cultura o il potere. Io, dice Gesù, ho sempre vinto attraverso i miei martiri, il sangue di Pietro e l'offerta dei semplici». Nel romanzo si comprende, poi, che il male interno alla Chiesa è anche la prova della sua infallibilità. «Le visioni mistiche di Maria Valtorta e una cronaca più dettagliata dei Vangeli mostrano che, già all'origine, la Chiesa non era una setta di puri. Vi era di tutto: santi e traditori. Ed era necessario che fosse così perché, come dice Gesù, bisognava che i suoi apostoli rappresentassero tutta l'umanità».



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