Vedete? Non vi ho lasciati orfani. PARTE 2

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La Presenza Reale, i grandi miracoli eucaristici

L’Eucaristia è il miracolo per eccellenza: Gesù Cristo, in mezzo a noi, ogni giorno da più di duemila anni.

PARTE 2


L’ebreo che si accanì contro la Sacra particola


I miracoli eucaristici spesso si sono verificati dopo una profanazione dell’Ostia. Il miracolo eucaristico della mula e dell’eretico, davanti a S. Antonio da Padova
Ricordiamo poi qualche altro miracolo eucaristico scusandoci se non sarà possibile elencarli tutti.


Il primo che riportiamo è il più cruento che si conosca e ci riporta anche, indirettamente, a Pasque di Sangue (4). Si tratta della narrazione di un miracolo avvenuto nel 1290 a Parigi, ben noto in Italia grazie alle menzioni contenute in alcune cronache e testi sacri del Trecento: il miracolo di un’Ostia consacrata che, trafugata e venduta ad un usuraio ebreo, sanguinò allorché venne bruciata dal profanatore. Tuttavia, essendosi perse le tracce dell’ostensorio che ne custodiva il prodigio, si dubitò che il fatto fosse davvero avvenuto, forse per non aver ottenuto una approvazione più certa o, forse, perché si è preferito non approfondirlo a causa del protagonista, onde evitare il riaccendersi di odi antirazziali.


I responsabili dell’atto sacrilego saranno impiccati e messi al rogo. Il vescovo mons. Rupp, storico contemporaneo, racconta: «La storia del prodigio eucaristico di Billettes è ben nota. La domenica di Pasqua, 2 aprile 1290, un israelita chiamato Jonathas, si procura un’ostia che una parrocchiana di Saint-Merry – attanagliata dalla miseria – gli porta dopo la sua comunione del mattino, pattuendo la restituzione di un pegno.


Venuto in possesso del Corpo sacro del Salvatore, Jonathas sfogò contro di lui la sua rabbia. A colpi di coltello lacerò il pane consacrato. Il sangue scorre. Egli ricomincia ancora. Un fiotto rosso inonda il cofano nel quale è posta l’Ostia. Gettata nel fuoco, l’Ostia si innalza al di sopra del braciere. Gettata in acqua bollente, essa insanguina la marmitta. Poi si libera in aria, prende l’aspetto di un crocifisso.


Infine, da sola, si depone nella scodella di una parrocchiana di Saint-Jean en Grève che la porta dal suo curato. Durante i secoli, essa rimane in un piccolo reliquiario che orna l’ostensorio di Saint-Jean. Solo durante la Rivoluzione si perdono le sue tracce.» (Jean-Édouard-Lucien Rupp, Histoire de l’Église de Paris, ed. Robert Laffont, Parigi, 1948)


Anonimo, Il miracolo di Les Billettes, 1625, Cappella del Catechismo della Chiesa di Saint-Étienne-du-Mont, Parigi
Questo è il racconto, mille volte ripetuto, che i parigini si son tramandati di generazione in generazione. Che cosa c’ è di vero in questa storia meravigliosa? Si è tentati di non vedervi che il prodotto della immaginazione antisemitica del Medioevo.


Tuttavia i documenti contemporanei del fatto sono unanimi nel narrarlo. Giovanni Villani, nel VII libro della sua illustre “Storia di Firenze” ne parla al capitolo 136. È localizzato nel tempo (2 aprile 1290), nello spazio (Rue des Billettes), in una casa che diventerà cappella dal 1295 e lo è anche oggi. Sembra difficile negare che un avvenimento straordinario, considerato miracolo, sia accaduto a Parigi, in casa dell’ israelita Jonathas, durante l’ episcopato di Simone-Matifas.


Perché, allora, non si è conservata la versione tradizionale del “Miracolo di Billettes” che sembra veramente avere una certa consistenza storica? Purtroppo, non possiamo adorare il SS. Sacramento nell’antica chiesa costruita sul luogo del prodigio e affidata alle Carmelitane di Rennes dal secolo XVII, perché i nostri fratelli separati luterani che la detengono oggi, non conservano la “santa Riserva”.


Ma i tabernacoli non mancano nelle vicinanze. E la lampada rossa che brilla a Saint-Jean-Saint-François e ai “Blancs-Manteaux” ci ricorda ancora più il trionfo, arrossato di sangue, dell’ostia del 1290 sulle sevizie di Jonathas, l’invincibilità e la perennità della presenza reale in questo sacramento»


Al testo così preciso di Mons. Rupp possiamo aggiungere qualche altra prova storica offerta dal libro della sig.ra Moreau-Rendu, intitolato: A Parigi, via dei Giardini, edito presso Alsatia, con prefazione di Mons. Touzé, che fu vescovo ausiliare di Parigi. L’autrice, dopo una minuziosa ricerca di documenti, tutti sottoposti a un rigoroso esame, concluse con sicurezza a favore dell’autenticità dei fatti. (5)


Un miracolo contro l’eresia


L’Ostia del miracolo eucaristico di Douai.
Durante il XIII secolo nella città di Douai, come nel resto delle Fiandre, l’eresia si stava diffondendo a macchia d’olio. Tra l’altro, gli eretici negavano il dogma della Presenza reale di Gesù Cristo nell’Eucarestia. Riportiamo la risposta del Cielo con il racconto del miracolo avvenuto il 14 aprile del 1254. Riguardo a questo miracolo, possediamo il racconto di un testimone oculare, fr.Thomas de Cantimpré (religioso Domenicano, condiscepolo di San Tommaso d’Aquino e discepolo di Albert le Grand, vescovo vicario di Cambrai), estratto dalla sua opera Bonum universale de apibus:


«Verso Pasqua», scrive, «un prete che aveva dato la Santa Comunione al popolo nella chiesa dei Canonici di Saint-Amé, vide con orrore un’ostia per terra sul pavimento. Il prete s’inginocchiò per raccogliere il corpo di Gesù Cristo, ma l’Ostia s’alzò immediatamente in aria e andò da sola a deporsi sul purificatoio.


Il prete grida e chiama i canonici; questi, accorsi al suo richiamo, vedono sul sacro lino un Corpo pieno di vita sotto la forma di un Bambino affascinante. Si convoca il popolo; si lascia pubblicamente contemplare il prodigio e tutti i presenti, senza eccezione alcuna, approfittano di questa visione celeste. Avvertito di questo evento dalle voci rapidamente sparse, andai a Douai. Arrivato presso il decano di Saint-Amé, Thomas Pikète, che mi conosceva molto bene, gli chiesi di farmi vedere il miracolo. Essendo lui d’accordo, diede i suoi ordini per soddisfarmi.


Si apre il Ciborio; il popolo accorre, e subito dopo la sua apertura, tutti esclamarono : “È qui, io lo vedo! È qui! Io vedo il mio Redentore!”. Io ero in piedi, stupito: vedevo solo la forma di un Ostia bianchissima, eppure la mia coscienza non aveva da rimproverarmi nessun errore che avrebbe potuto impedirmi di vedere, come agli altri, il Corpo sacro.


Miracolo eucaristico di Ferrara
Ma questo pensiero non mi preoccupò a lungo, perché presto io vidi distintamente il viso del Nostro Signore Gesù Cristo nella pienezza dell’età. Sulla sua testa c’era una corona di spine e dalla fronte colavano due gocce di sangue che scendevano su ogni guancia. Mi inginocchiai immediatamente, e mi misi in adorazione, piangendo. Quando mi rialzai, non vidi più né corona di spine, né gocce di sangue, ma un viso d’uomo, raggiante e di una bellezza luminosa, venerabile più di tutto quello che si può immaginare.


Era voltato verso destra, così che l’occhio destro si vedeva appena. Il naso era  lungo  e  diritto, le  sopracciglia  arcuate, lo  sguardo  molto  dolce  ma abbassato; i capelli, molto lunghi, scendevano sulle spalle, e la barba, che non era quasi  mai  stata rasa, s’incurvava da sola sotto il mento per poi diradarsi vicino alla bocca, che era molto graziosa.


La fronte era larga, le guance magre e la testa, così come il collo che era piuttosto lungo, leggermente inclinata. Ecco il ritratto, e tale era la bellezza di questo viso molto dolce.


Nello spazio di un’ora, tutti videro il Redentore sotto varie forme: alcuni, steso sulla Croce; altri, come venendo per giudicare tutta l’umanità; altri ancora, la maggior parte, lo videro sotto la forma di un Bambino”. (6)


Luci per le Ostie trafugate


Il miracolo eucaristico di Patierno
Riguardo ad un altro miracolo, leggiamo invece il racconto che ne fa suor Maria Gloria Riva su culturacattolica.it:


«L’altro miracolo, sul quale vogliamo fissare la nostra attenzione, è meno conosciuto e si verificò in quel di Napoli nel 1772, confermato da sant’Alfonso M. de Liguori.


[...] Il 27 gennaio 1772 alcuni ladri entrarono furtivi nella chiesa di San Pietro Apostolo nel Borgo di Patierno: asportarono arredi e oggetti sacri, fra cui anche la pisside contenente diverse ostie consacrate. La mattina seguente, accortosi del furto, il parroco mobilitò diversi parrocchiani per gettarsi alla ricerca delle particole trafugate. Tutto risultò vano. Trascorse quasi un mese, fino a che, il 18 febbraio del medesimo 1772, un giovane diciottenne, Giuseppe Orefice, passando di buon mattino accanto al campo del Duca di Grottelle, vide qualcosa brillare nel buio.


Non appena rincasato riferì la visione delle misteriose luci al padre che, un po’ incredulo, non diede al racconto importanza alcuna. Il giorno seguente – il 19 febbraio 1772 – si trovarono però di nuovo a passare presso il campo del Duca: con Giuseppe c’erano il padre e il fratello minore.


Giunti sul luogo della visione tutti e tre videro distintamente stelle misteriose brillare nell’oscurità proprio in prossimità del terreno. Giuseppe, allora, corse ad informare il parroco il quale, raggiunto il luogo indicato in compagnia del fratello sacerdote, rinvenne sotto le zolle umide un buon numero di ostie integre e perfettamente conservate. Altri sacerdoti vollero perlustrare il campo e vennero così rinvenute anche le altre particole mancanti.


La Beata Maria Maddalena dell’Incarnazione: ebbe di certo la notizia di un miracolo eucaristico.
Le Ostie furono collocate, mediante una solenne processione, nella Chiesa di San Pietro Apostolo dove sono ancor oggi conservate, intatte  e venerate.


La notizia del fatto prodigioso si diffuse rapidamente attirando l’attenzione del Vescovo di allora, il grande Sant’Alfonso Maria de Liguori, il quale certificò la veridicità del miracolo dopo una rigorosa inchiesta.


Non possiamo fare a meno di rimarcare la singolare coincidenza che lega questo fatto alla vita di Caterina Sordini [una futura beata che aveva di certo sentito parlare del miracolo eucaristico, n.d.r.]. Infatti in uno stesso 19 febbraio, diciassette anni più tardi, ella – ormai giovane novizia tra le francescane di Ischia di Castro col nome di sr. M. Maddalena dell’Incarnazione – vide al posto della parete del refettorio un’ostia luminosa e udì il Signore indicarle la fondazione di un Istituto di Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento.


Il vero lume dell’Eucaristia avrebbe strappato l’uomo dalle oscurità che stavano per avvolgere il mondo a motivo delle idee anticristiane seminate dalla rivoluzione francese.


Anche nel Miracolo di Patierno la Presenza di Cristo nell’Eucaristia brilla come stella nell’oscurità» (7)


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