Vedete? Non vi ho lasciati orfani. PARTE 1

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La Presenza Reale, i grandi miracoli eucaristici


L’Eucaristia è il miracolo per eccellenza: Gesù Cristo, in mezzo a noi, ogni giorno da più di duemila anni.

PARTE 1


Poiché, però, increduli come siamo, tendiamo a dimenticarlo, Dio viene in soccorso alla nostra cattiva memoria (e, diciamola tutta, anche incredulità) con i miracoli eucaristici. Questi mostrano che quanto avviene ogni giorno sull’altare è reale e vero. Un viaggio di Papalepapale che vi porta a vedere “da vicino” alcuni dei miracoli eucaristici più emblematici.  .

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L’etimologia del termine “miracolo” ci riporta a quel “mirare” (meravigliarsi) che oramai ha perso terreno nel nostro tempo, surclassato dalla più becera indifferenza o, ancor peggio, dalla negazione della sua esistenza, relegandolo a puerile fantasia.


Il miracolo non è altro che un fatto, un evento, che è visibilmente e scientificamente contro le leggi fisiche e della natura: da qui scaturisce quel meravigliarsi di fronte l’inesplicabile; e Dio, che è davvero un grande ed un fine pedagogo – il medico delle anime nostre – che ben conosce le nostre debolezze  e che ben sa ciò di cui abbiamo bisogno, ne approfitta senza dubbio per ricreare in noi quel richiamo all’esistenza di un mondo superiore, sovrannaturale, dal quale Egli continua ad attirare la nostra attenzione.


Parlando di miracoli, occorre trattare anche di quelli eucaristici, che sono tra i miracoli più importanti.

Partiamo subito dalla domanda che molti si pongono: «Sono veramente accaduti?».


Il primo miracolo: l’Eucaristia


Il cardinale Van Thuan resistette a 13 anni di dura prigionia grazie al conforto che proveniva dall’Eucaristia.
Certo che sono accaduti. Al fedele e credente questa risposta deve bastare. Per fare un articolo, però, è necessario indagare su alcuni miracoli avvenuti nel tempo. A cominciare – forse lo dimentichiamo troppo spesso – da quel miracolo che avviene ogni giorno, ininterrottamente in tutto il mondo, da duemila anni: la transustanziazione, ossia, il miracolo del pane e del vino che diventano vero Corpo e vero Sangue di nostro Signore Gesù Cristo in ogni santa Messa legittimamente celebrata.


Qualcuno, persino prete, lo chiama “prodigio”, ma è sbagliato. Ciò che avviene nella Messa ogni giorno è un vero miracolo che oltrepassa i limiti della natura ed ogni legge e, per il vero credente, non può che destare rinnovata meraviglia.


Per spiegare questo è necessario che riporti, in breve, quanto raccontato dal cardinale Comastri dell’esperienza vissuta da un suo confratello, il cardinale vietnamita Francesco Saverio Nguyen van Thuan, il quale è stato prigioniero per 13 anni nelle carceri vietnamite per il fatto di essere un sacerdote.


Quando Comastri gli chiese come fosse stato possibile superare le torture fisiche e psicologiche e dove avesse trovato la forza per farlo, la risposta fu immediata: «Nell’Eucaristia!».


Il primo miracolo: la trasformazione dell’ostia in Corpo di Cristo. Ogni giorno e in ogni parte del mondo da duemila anni.
Racconta Comastri: «E il cardinale mi guardò con un sorriso misto a meraviglia: per lui la cosa era del tutto ovvia e quasi si stupiva che io non fossi arrivato da solo a dare questa spiegazione» (1)


Se perdiamo, perciò, lo stupore e la meraviglia per l’Eucaristia che avviene ogni giorno sui nostri altari, senza dubbio diventa più difficile accettare i miracoli eucaristici avvenuti al di fuori della Messa.


Non mi dilungo su aspetti che sono stati magistralmente approfonditi sia dall’Enciclica di Paolo VI, Mysterium fidei, sia dall’Ecclesia de Eucaristhia di Giovanni Paolo II, sia dalla Sacramentum Caritatis di Benedetto XVI, che invitiamo a leggere e a meditare (2).


«Voi siete stati comprati a caro prezzo – insegna san Paolo – il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo» (1Cor.6,9-20). Siamo “tabernacoli” viventi ogni volta che ci nutriamo del miracolo dell’Eucaristia e questo è un altro prodigio. Nell’Eucaristia Cristo è la memoria viva di questo acquisto unico e irrevocabile, firmato nel Sangue. Nel primo dei miracoli di Gesù, secondo il dettato giovanneo, quello cioè del cambiamento dell’acqua in vino a Cana (Gv.2,1-11), è in qualche modo adombrato il miracolo della transustanziazione del vino nel Sangue di Gesù.


In tutto il capitolo sesto del vangelo di Giovanni, poi, abbiamo l’insegnamento di un miracolo riguardo al quale anche gli apostoli fanno fatica a credere: «Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: “Come può costui darci la sua carne da mangiare?”. Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: “Forse anche voi volete andarvene?”.  Gli rispose Simon Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto”» (Gv.6, 52-69) .


È dunque Gesù stesso che dà conferma ai miracoli eucaristici, a cominciare da ciò che avviene nella consacrazione dell’Ostia santa e del vino.


Se del primo miracolo a Cana non possiamo avere prova, se non per la fede nella testimonianza della Scrittura e nella trasmissione apostolica, del miracolo eucaristico che avviene nella Messa, che quotidianamente si rinnova su migliaia di altari sparsi nel mondo, il Signore stesso ha voluto darci prove tangibili, per aiutarci e sostenerci nella fede di ciò che non vediamo.


Miracoli eucaristici: tanti e di diverso tipo


L’ostensorio che contiene il “miracolo eucaristico” di Lanciano.
I miracoli eucaristici sono numerosi e tutti diversi anche se, alla fine, il cuore del miracolo è sempre lo stesso: la Presenza reale di nostro Signore Gesù Cristo. Elencarli tutti qui sarebbe impossibile, ma di alcuni possiamo tracciarne i lineamenti.


Pensiamo subito al primo miracolo eucaristico che si conosca, ed è anche il più studiato scientificamente, quello di Lanciano, avvenuto oltre dodici secoli fa, nell’a.D. 750 circa. Un monaco basiliano, durante la consacrazione, fu preso dall’atroce dubbio sulla Presenza reale del Cristo.


Fu allora che Gesù volle dare al povero monaco la prova che cercava e, nelle sue mani, si trovò con grande meraviglia e spavento, un vero pezzo di carne che sanguinava e aveva come dei battiti. All’epoca non si poteva certo sapere, ma recenti studi al microscopio dell’ultimo secolo hanno dimostrato che si tratta davvero di «un cuore umano completo nella sua struttura essenziale», la carne è vera carne e il sangue è vero sangue che, altra coincidenza, ha lo stesso gruppo sanguigno del sangue dell’Uomo della Sindone.


Un altro miracolo, forse poco conosciuto e di tipo diverso, è quello avvenuto nel 1379 nella città di Boxtel in Olanda quando un sacerdote di nome Eligius Van der Aecker si apprestava a celebrare la santa Messa nella Chiesa di san Pietro (saint-Petrukerk). Nel Medioevo si era soliti celebrare con vino rosso, ma per motivi a noi ignoti quel giorno don Eligio usò per la celebrazione del vino bianco.  Si trovava all’altare dei Santi Magi e dopo l’elevazione urtò involontariamente contro il calice che si rovesciò spargendo il contenuto sull’altare.


Benché egli avesse usato del vino bianco, corporale e tovaglia si macchiarono subito di sangue di vivo color rosso. Don Eligius, turbatissimo, proseguì la celebrazione senza dire niente a nessuno, ma al termine della Messa raccolse i sacri lini e corse in sacrestia per lavarli di nascosto. Vedendo che le macchie di sangue rimanevano immutate mise i lini in una valigia per lavarli più tardi. Tuttavia anche questo espediente non diede frutto: le macchie di sangue rimanevano intatte sia sul corporale che sulla tovaglia d’altare.


Quasi spaventato il sacerdote nascose le preziose reliquie in casa sua senza rivelare ad alcuno l’accaduto. Poco tempo dopo però don Eligius si ammalò gravemente e capendo di essere ormai prossimo alla fine decise di rivelare al confessore, don Enrico Meheim, tutto l’accaduto. Dopo la morte di Van Aecken i sacri lini tornarono alla chiesa di san Pietro e nel 1380 – grazie all’intervento del cardinal Pileus, legato pontificio di papa Urbano VI – si ottenne il permesso del culto pubblico, tutt’oggi in vigore, delle sacre reliquie. (3)


Le ostie perfettamente conservate dal 1730. Chiesa di san Francesco, Siena
Come vediamo il primo miracolo avvenne per l’incredulità del monaco celebrante, nel secondo caso è stato un “incidente” attraverso il quale il Signore ha voluto rivelare la sua reale Presenza.


La tipologia dei miracoli eucaristici, nella Chiesa, non viene classificata per importanza del tipo di miracolo o per statistica: in questo senso la Chiesa attende proprio dall’Alto che giungano prove inconfutabili per classificare il tipo di miracolo.


Lanciano è sicuramente il primo in tutto: lo stesso Karol Wojtyla da cardinale andò in visita nel luogo dell’evento miracoloso e lo riteneva una “testimonianza dal Cielo”.


Divenuto papa, Giovanni Paolo II si recò in visita nella Chiesa di san Francesco a Siena dove sono conservate le Ostie che hanno avuto un’altra tipologia del miracolo avvenuto il 14 agosto del 1730. Questo miracolo è definito “miracolo permanente” per la miracolosa conservazione contro ogni legge chimica, fisica o biologica. Si contano 223 Ostie consacrate perfettamente intatte e inalterate che, in quella notte estiva, furono trafugate da ladri ignoti, insieme alla pisside che le custodiva.


I ladri mai scoperti, probabilmente presi da rimorso o chissà da quale ispirazione, le abbandonarono in una cassetta per le elemosine nella Chiesa di santa Maria in Provenzano e lì furono trovate “per caso”. Ricomposta la pisside nel tabernacolo e dopo gli atti di riparazione religiosi e civili (all’epoca i Comuni laici ancora avevano il sacro timor di Dio) con una solenne processione, “li boni frati” non se la sentirono di consumare quelle Ostie, ma le conservarono per ricordare ogni anno ciò che essi già ritenevano un prodigio, ossia il loro ritrovamento intatto.


Lanciano le plurisecolari particole
Passati gli anni ed anche il secolo, qualcuno cominciò a stupirsi che quelle Ostie non subissero alcuna corruzione come sarebbe dovuto accadere visto che la loro formazione esteriore era semplice farina ed acqua. Cominciati gli studi sulle Particole la scienza afferma che: “Le Sacre Particole sono ancora oggi, inspiegabilmente, fresche, intatte, incorrotte, e non presentano – neppure al microscopio – alcun segno di deterioramento”. San Giovanni Paolo II, inginocchiato davanti al reliquiario che oggi le contiene, disse commosso: «È la Divina Presenza!».


Ecco tre esempi, giusto per sottolineare quanto nostro Signore sia davvero creativo nel donarci queste prove.


Se anche la scienza dice sì


Ci chiediamo: e se la scienza moderna potesse spiegarli? In realtà, di fatto, è la scienza stessa che paradossalmente parla di miracolo.


La Chiesa infatti si pronuncia definitivamente solo dopo che la scienza, attraverso le varie commissioni, ha sviscerato i fatti. Solitamente funziona così: è la vox populi a gridare “al miracolo”, ma poi l’incredulo è sempre Tommaso, la Chiesa che pretende ragionevolmente delle prove.


Anzi, spesso è la Chiesa stessa a frenare l’esultanza dei cuori, a reprimere giustamente ogni pericoloso segno di devozionismo o superstizione e lo fa per dare al fedele materiale certo e sicuro, infallibile, incorruttibile.


Microfotografie del preparato istologico di un campione dell’Ostia-Carne (in O. Linoli Ricerche Istologiche, Immulogiche e Biochimiche sulla Carne e sul Sangue del Miracolo Eucaristico di Lanciano (VIII secolo), Quaderni Sclavo di Diagnostica 1971, 7, 661-674)
Se la scienza un giorno potesse spiegarli? Io non credo. E questo  proprio perché la scienza con il suo ruolo è già integrata nei piani misteriosi di Dio. In fondo la Chiesa non si è mai sottratta al fatto che la scienza esaminasse questi fatti, ed è la scienza che già si è pronunciata. Domani chi vivrà vedrà, ma Dio non si contraddice mai!


Non avrebbe senso, per esempio, mantenere per due secoli delle Ostie consacrate intatte e poi all’improvviso, lasciare che si deteriorino: questo lo dice la scienza stessa, e noi, la “vox populi” che vive con quel sesto senso della fede, se ciò dovesse verificarsi, non potremmo che interpretarlo come un segno della “fine dei tempi” per i quali, leggiamo nella Scrittura, ogni miracolo cesserà o, per dirla con san Paolo: «Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà.


La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente. » (1Cor.13,8-12).


Diciamo anche che è proprio la scienza del nostro tempo moderno che sta, uno ad uno, studiando e dando ancora più garanzie sull’inspiegabilità di questi miracoli. Fino al secolo scorso infatti gli studi erano anche subordinati alle capacità materiali del tempo, spesso ancora lontano dai progressi della moderna tecnologia, ed è davvero sublime come quel sensum fidei, quella vox populi tramandata per secoli – vedasi appunto il miracolo di Lanciano studiato al microscopio solo dal secolo scorso – non ha fatto altro che anticipare i risultati della scienza, e la scienza non ha fatto altro che confermare che il sensum fidei esiste per davvero.


Perché quel miracolo eucaristico?


In un dipinto, la scena dell’incredulità di san Tommaso (particolare)
Come abbiamo spiegato a riguardo delle tipologie, questi miracoli eucaristici servono innanzitutto a noi stessi. Ricordiamo sempre la scena di Tommaso incredulo e il sensum fidei o sesto senso, come lo chiamava l’Aquinate. In quella scena ci troviamo davanti un Gesù davvero misericordioso che, mosso a compassione della nostra fragilità, e messa a dura prova la fede stessa della Chiesa, mostra le sue piaghe. Pur avendo detto:  «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che non hanno visto e hanno creduto» (Gv.20,24-29), il Signore ci lascia vedere i segni, come da Risorto ha portato nella Sua carne, trasformata e gloriosa,  della Sua passione e morte.


Ritorniamo ancora una volta al meraviglioso capitolo sesto di Giovanni, all’Eucaristia, al suo cuore, al suo centro. Tutto ruota attorno a Lei. Lo vediamo anche nei luoghi mariani di Lourdes o di Fatima, con miracoli che avvengono dopo celebrata la Messa o dopo aver assunto l’Eucaristia o dopo solo aver “visto” che molti, altro esempio, si commuovono, piangono, e si convertono.


Molti sacerdoti raccontano di coloro che si sono accostati alla Confessione dopo venti, trent’anni di lontananza dall’Eucaristia, solo per aver visto la processione del Corpus Domini. Tutto ciò che Gesù fa è per la nostra vera gioia, per la nostra salvezza, la Sua vera ed autentica misericordia, che si serve appunto anche dei miracoli. Essi sono segno di questa benevolenza che ci vuole salvare dalla dannazione eterna.


Raffaello Sanzio, Gregorio IX approva le Decretali (part.), 1511, Stanza della Segnatura, Palazzi Pontifici, Vaticano
Il perché è solo questo, non ci sono altri motivi e soprattutto non c’è esibizionismo.


Quanto al contesto in cui avvengono i miracoli, la questione è più complessa. Molti miracoli riconosciuti dalla Chiesa non hanno un contesto storico particolare. Apologeticamente parlando, possiamo solo balbettare sul fatto che il contesto preferito da Gesù è sempre quando un suo ministro, o la Chiesa stessa, o una comunità, ha bisogno di una sorta di “rinforzino” alla fede e la compassione di Gesù non si fa attendere troppo.


Del resto, basti pensare ad una delle tante belle immagini dai vangeli, in cui si accenna allo stato d’animo di Gesù: «Vedendo le folle ne ebbe compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore.» (Mt.9,36)


Quanto segue è un esempio in cui troviamo un contesto – così spiegò il Papa Gregorio IX – in cui il miracolo avvenne. È quello di Alatri nel 1228 e tra i più ricchi per documentazione, tra cui una Bolla papale.


Ecco il testo in italiano della Bolla Pontificia: «Gregorio Vescovo servo dei servi di Dio al Ven. Fratello Vescovo di Alatri salute ed Apostolica benedizione. Abbiamo ricevuto la tua lettera, fratello carissimo, che ci informava, come una certa giovane suggestionata dal cattivo consiglio di una malefica donna, dopo aver ricevuto dal sacerdote il Corpo sacratissimo di Cristo, lo trattenne nella bocca fino al momento in cui, colta l’occasione favorevole, lo poté nascondere in un panno, dove, dopo tre giorni, ritrovò lo stesso Corpo, che aveva ricevuto in forma di pane, trasformato in carne, come tuttora ognuno può costare coi propri occhi.


Poiché l’una e l’ altra donna ti hanno tutto ciò umilmente rivelato, desideri un nostro parere circa la punizione da infliggere alle colpevoli.


Una rappresentazione naif delle scene del miracolo eucaristico di Alatri
In primo luogo, dobbiamo rendere grazie, con tutte le nostre forze, a Colui che, pur operando in ogni cosa in modo meraviglioso, tuttavia in qualche occasione ripete i miracoli e suscita nuovi prodigi, affinché, irrobustendo la fede delle verità della Chiesa Cattolica, sostenendo la speranza, riaccendendo la carità, richiami i peccatori, converta i perfidi e confonda la malvagità degli eretici.


Pertanto, fratello carissimo, a mezzo di questa lettera apostolica, disponiamo che tu infligga una punizione più mite alla giovane, che riteniamo abbia compiuto l’azione delittuosa più per debolezza che per cattiveria, specialmente perché è da credersi che si sia sufficientemente pentita nel confessare il peccato. Alla istigatrice poi, che con la sua perversità la spinse a commettere il sacrilegio, dopo averle applicato quelle misure disciplinari, che crediamo opportuno di affidare al tuo criterio, imponi che, visitando i Vescovi più vicini, confessi umilmente il suo reato, implorando, con devota sottomissione, il perdono».


Il Sommo Pontefice interpretò l’episodio come un segno contro le diffuse eresie circa la Presenza Reale di Gesù nell’Eucaristia e perdonò le due donne pentite.


A volte i contesti in cui avvengono certi miracoli non hanno nulla a che vedere con la storia o un evento particolare, ma Gesù che guarda i cuori, nel provare quella compassione che dobbiamo suscitare con la preghiera, agisce e liberamente compie il miracolo. La ragione è dunque la compassione di Dio che in Cristo continua a piegarsi sulle nostre miserie, sulle nostre stanchezze, e che vuole rialzarci dal fango nel quale cadiamo spesso.


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