Speciale Giappone: I Grandi Traguardi di Abe…. Misery Index in Giappone ai Massimi del 1981

13/6/2014 Rischiocalcolato.it

Mi ero decisamente rotto le palle di essere da solo a raccontarvi di come stanno in realtà le cose in Giappone, e di come le politiche di ABE abbiano dato un piccolo e temporaneo boost solo ad alcuni limitati indicatori economici al prezzo di distruggere rapidamente la vita dei Giapponesi, peraltro quelli più deboli.


E sono francamente patetici gli apologeti di ABE, pronti a sbandierare PIL (drogato: tra un mese ridiamo a crepapelle) sostenendo che quella è la via mestra per risolvere i problemi dei cittadini Italiani, ovvero deficit, stampa infinita, e “svalutazione competitiva”.


Quelle politiche nel mondo di oggi (che oooppppss non è esattamente il 1980) hanno si un effetto immediato e bestiale, accrescere le differenze fra chi è più vicino alla stampante magica di ABE e la maggioranza dei cittadini ultimi nella catena alimentrare dell’inflazione monetaria,


Il Giappone NON è un modello positivo, al contrario è il solito esperimento che sta andando a puttane di politici e banchieri che prima di tutto pensano al loro interesse personale (ovvero l’essere più vicini alla stampante magica).


Mi sono state chieste alternative?


Mi spiace ma non ce ne sono indolori, solo meno ingiuste.


Il Giappone è vecchio, con troppi pensionati a bassa propensione al rischio e al consumo, ha una struttura iper socialista e assistenzialista dello Stato (chiedere a Italiani in Giappone per conferma pleaze) che NON può reggere a prescindere alle spinte competitive con il resto del mondo e peraltro non gode come noi di un ombrello costituito da uno spazio commerciale comune, i Cinesi li ha alle porte.


Il punto è che l’inflazione monetaria, non sta affatto punendo i “più ricchi” e innescando un circuito virtuoso che faccia aumentare i salari nominali dei meno fortunati, sta solo facendo diventare iper ricchi sfondati, banchieri, multinazionali e politici scialisti, ovvero i primi con le reti al bocchettone della BOJ.


Quindi no, per il Giappone non ho una alternativa che risolva il problema senza traumi, solo sono del tutto convinto che la ABEnomics sta creando le condizioni per aggravare e accellerale il declino di quel paese, e soprattutto aumentare le differenze fra le classi sociali ben oltre di quanto farebbe il mercato.

Ma voi pensate pure che l’inflazione monetaria sia la panacea dei vostri problemi. Si si, come no.


Ad ogni modo, eccovi un pezzo estratto da un articolo del Sussidiario a firma Mauro Bottarelli, mi sento un po meno solo.


…….Direte voi, essere giapponesi non è così male, visto il risultato record della crescita nel primo trimestre, un +6% e rotti garantito dalla stamperia h24 di Shinzo Abe. Peccato che quella stamperia, stia creando i prodromi del disastro.


Primo, quel dato del Pil è frutto soltanto di una cosa: l’innalzamento dell’Iva introdotto il 1 aprile. Ovvero, nel primo trimestre i giapponesi hanno comprato beni come se non ci fosse un domani per evitare di pagarli più cari, attendiamoci quindi un dato del secondo trimestre un po’ diverso, visto che la Bank of Japan ha già messo le mani avanti e si prepara a dare colpa a El Nino per la rivisitazione al ribasso delle stime. E l’economia? Beh, con un Pil così andrà a cannone? No, l’economia nipponica ha conosciuto i primi due mesi di contrazione – avete letto bene, contrazione – dall’inizio dell’Abenomics, come dimostra il grafico a fondo pagina. In compenso, gli stipendi staranno salendo? No, stanno continuando a calare da 23 mesi di fila.




Pensate che io scherzi? Con i prezzi dei beni alimentari che stanno crescendo al ritmo più alto degli ultimi 23 anni dopo l’aumento dell’Iva, l’indice di miseria della nazione è al livello più alto dal 1981, mentre i salari indicizzati all’inflazione stanno patendo il calo maggiore da quattro anni a questa parte. Il cosiddetto “misery index”, combinato disoccupazione (al 3,65%) e inflazione (al 3,4%), ha raggiunto quota 7%, il più alto da 33 anni a questa parte. Proprio miracolosa questa Abenomics, non c’è che dire, fa bene la Bce a seguirne l’esempio, pur con il back-door funding alle banche e non con l’acquisto di massa diretto (anche se non sterilizzare gli acquisti è già un primo passo in sedicesimi). Ma il peggio, per i poveri giapponesi, deve ancora venire. Il livello dei risparmi, infatti, è collassato e questo sta portando alla sparizione del tanto vantato surplus di conto corrente nazionale e alla non peregrina ipotesi, un domani, di dover liquidare tutti gli investimenti esteri per pagare i conti interni, bruciando un surplus creato in 50 anni.


Ma c’è di più, stando alle analisi di Toshihiro Nagahama, capo economista della Dai-Ichi Life Research, il rendimento del decennale nipponico, attualmente attorno allo 0,6%, potrebbe salire al 4%, un livello che non si vede dal marzo 1995, se il bilancio di conto corrente dovesse tramutarsi in deficit e il debito pubblico eclissasse i risparmi nazionali. Sapete cosa vuole il 4%? La fine. Inoltre, grazie all’Abenomics, tutto il mercato del debito pubblico nazionale è comprato dalla banca centrale, senza che nessuno operatore incroci più un singolo prezzo di quella carta. In parole povere, in Giappone si sta dando vita al buyback di tutto il debito pubblico e alla sua trasformazione in yen, moneta che però è destinata ad andare prima o poi da qualche parte: o in beni o in altra valuta. A quel punto, cosa ne sarà del cross yen/dollaro e yen/euro?


I due grafici a fondo pagina spiegano molte cose: il primo ci mostra come l’altra mattina non ci fosse nessuno scambio in corso sui futures del titolo ventennale giapponese. Zero, mercato morto, il mercato è solo la Bank of Japan. Secondo, ecco plasticamente mostrato l’andamento del settore dei servizi in aprile: vi dice qualcosa, in un Paese come il Giappone che è sempre più per vecchi e che quindi vede il settore dei servizi pesare molto di più dell’industria? Già, perché in Giappone nel 2013 ci sono state 238.632 morti in più rispetto alle nascite e calcolando anche l’immigrazione, la popolazione totale è scesa di 217mila unità rispetto al 2012.


Dando per scontato un tasso medio di 1,35 figli per ogni donna, un po’ più basso del livello attuale, la popolazione giapponese dovrebbe scendere a 99,1 milioni nel 2048 e a 86,7 milioni nel 2060 dai 127 milioni attuali, stando a un report del National Institute of Population and Social Security. Il tasso di fertilità nel 2013 è stato mediamente di 1,43 per ogni donna, un aumento dello 0,02% dall’anno precedente, ma per mantenere il tasso di popolazione ai livelli attuali si dovrebbe salire oltre il 2. E sapete perché contano questi numeri? Semplice, perché proprio a causa dell’esplosione dei costi della sicurezza sociale e dell’assistenza dovuti all’invecchiamento della popolazione, alla fine di marzo il debito pubblico giapponese a sfondato quota 1 quadrilione di yen, per l’esattezza 1,02, in aumento di 33 triliardi dallo stesso periodo dell’anno precedente.


Che dite, avevate mai letto o sentito parlare dei lati oscuri dell’Abenomics (ehm…. ehm…  icon smile Speciale Giappone: I Grandi Traguardi di Abe.... Misery Index in Giappone ai Massimi del 1981 n.d. fk) da qualche parte finora? No eh, immaginavo. Attenzione quindi a brindare troppo alla Bce che compra e alla giapponesizzazione del nostro debito: dietro i titoli a effetto ci sono sempre delle clausole sgradevoli da leggere.




p.s. anche questo è un post dedicato ai Bimbiminkia della MMT, grandi sostenitori del tenore di vita di Barnard.


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