Il Dice d'Italia

1/6/2014 Marcello Veneziani Il Giornale

Domenica scorsa l'Italia aveva i grilli per la testa, poi andò alle urne e si scoprì irrenzita.



Quando maturò l'improvvisa mutazione, in bagno, in fila ai seggi, lungo la via?


Matteo Renzi è il nuovo dice d'Italia. Non è un refuso per dire Duce, lui vince perchè dice. Dice bene, bravo, veloce. Un Gran Dettatore.


Tutta la sua grandezza è nella parola, fino a prova contraria, ma è ancora presto. Il popolo ha coperto di voti un leader solo perchè non c'entra col passato, è immacolato di ieri, ha la verginità del fare.


E' stato votato per l'Annunciazione. Come la Madonna.


Ma non è un popolo di credenti in Renzi, è un popolo di speranti, compresa una larga fetta di disperati che lo considera l'ultima spiaggia.


Poi, certo, ha pesato la paura di Grillo furioso. L'unico atto benefico e sensibile del governo Renzi sono finora i soliti 80 euro che s'iscrivono perfettamente nella scia storica delle ragalie pre-elettorali, dalla scarpa destra all'Imu.


La differenza con Lauro è che Renzi ha regalato la scarpa sinistra, e la sinistra esuklta, è una svolta, finalmente qualcosa di sinistra. Le riforme delineate, dal Senato alla legge elettorale, sono piccole e brutte, il resto è ancora vaghezza.


Ma la gente aveva fame di qualcuno che annunciasse cose positive, anche non vere, ma positive.


E il bambino Prodigio li ha accontentati. Lui non è uscito dall'età dei giochi e dopo aver giocato a cambiare l'Italia, dice che gioca a cambiare l'Europa.


Dopo Garibaldi gioca Napoleone.


Si respira aria fresca con lui, ma è aria. SALUTO AL DICE.


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