E la Valtorta scrisse: 'Verrà il Pastore-Idolo'. Ipotesi sull'Anticristo, analisi di un enigma PARTE 3

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PARTE 3

E la Valtorta scrisse: 'Verrà il Pastore-Idolo'. Ipotesi sull'Anticristo, analisi di un enigma

Satana che attende il terzo Satana


Bacio di Giuda Iscariota illustrazione di Gustav Dorè
Come ho già fatto notare, occorrerebbe necessariamente avere modo di leggere tutta l’Opera principale per poi passare ai tre grossi volumi dei cosiddetti Quaderni. Ma anche negli altri scritti valtortiani vi sono importanti e interessanti approfondimenti, soprattutto nei “Quadernetti”. È importante notare che questo volume contiene scritti di Maria Valtorta che sono rimasti inediti fino a pochissimi anni fa (2006) perché redatti su fogli volanti.


Ad esempio questo “dettato” viene rivolto espressamente a Giuseppe Belfanti, che era un cugino di Maria Valtorta e che si era avvicinato pericolosamente alle pratiche esoteriche e spiritistiche propugnate da Pietro Ubaldi. Grazie a Maria Valtorta la sua conversione avrà poi successo: [44.4 – 17 ottobre 1944]


«La Redenzione, come la guerra attuale, era lotta di Dio contro Satana. Antagonisti Dio e Satana. Perciò anche senza l’Iscariota si sarebbe compita perché era venuta l’ora di Dio e Satana non voleva quest’ora. Ma guai a quello che si fece, essendo del Cristo, strumento di Satana. [...] Avrei perdonato se, per un impossibile caso, avesse avuto rimorso e avesse chiesto perdono. Ma non può, uno giunto a quel profondo, più avere ricordo e ansia di emergere. È asfissiato nel suo peccato.


No. Non salirà. Una è la vita che avete. Una e non più [vari sono i richiami di Gesù valtortiano contro l’esiziale dottrina della reincarnazione, la quale di fatto “annulla” l’Inferno, e spinge a comportarsi come se mai dovesse esserci il Giudizio].


Emergerà dall’inferno, a fianco di Satana, secondo Satana che attende il terzo Satana: l’Anticristo veniente perché si compia nel Basso la Trinità oscena messa a confronto della Santissima, Perfetta, Divina Trinità Nostra che fu, è e sarà eterna, luminosa: immutabile. Emergerà per un’ora: l’Ultimo Giorno!


«[...] Su Giuda di Keriot ho già parlato. Egli è nello spirito che ha nome Demonio e non ne uscirà mai. Il regno del Male non finirà. Cesserà di inghiottire nuovi mostri perché sarà completo. Ma non finirà. E così non mancheranno mai la Mia Luce e il Bene.


«[...] E veniamo al così detto 5° evangelo. I Vangeli sono quattro. Ora Io li sto illustrando per portare altri alla luce che hanno perduta o sminuita. Ma non creo un altro Vangelo. Quelli sono e quelli restano. Conosciuti nei particolari o lasciati nelle linee schematiche, quelli sono e non di più».


A questo proposito, cito l’ottima metafora di Socci, riportata da Mastino nell’intervista che gli ha fatto: «la Valtorta altro non fa che tracciare con la sua penna delle linee sui puntini sparsi su quelle pagine [dei Vangeli canonici] e li unisce, facendone emergere la dinamica, il disegno finale».


Dov’è adesso Giuda?


Circa la dannazione eterna dell’Iscariota, tutti conosciamo i relativi passi del Vangelo; per parte mia, cito quel che S. Caterina da Siena si sentì dire dall’Eterno Padre: «Questo (della disperazione) è quello peccato che non è perdonato né di qua né di là, perché il peccatore non ha voluto, spregiando la Mia Misericordia; perciò Mi è più grave questo che tutti gli altri peccati che ha commessi. Unde la disperazione di Giuda Mi spiacque più e fu più grave al Mio Figliolo che non fu il tradimento che Egli Mi fece. Così sono condannati per questo falso giudizio d’aver posto maggiore il peccato loro che la Misericordia Mia; e perciò sono puniti con le dimonia e cruciati eternamente con loro» (Dialogo della Divina Provvidenza, c. 37).


Gesù e Maria SS, nell’Opera di Maria Valtorta, insistono più volte su questo: se Giuda avesse gettato a Gesù uno sguardo di vero pentimento, Egli l’avrebbe assolto, e Maria medesima l’avrebbe accompagnato sotto la Croce, affinché chiedesse perdono per il suo tradimento:


«Mia Madre, ed era la Grazia che parlava e la Mia Tesoriera che largiva perdono in Mio Nome, glielo disse: “Pentiti, Giuda. Egli perdona”. Oh! se lo avrei perdonato! Se si fosse gettato ai piedi della Madre dicendo: “Pietà!”, Ella, la Pietosa, lo avrebbe raccolto come un ferito e sulle sue ferite sataniche, per le quali il Nemico gli aveva inoculato il Delitto, avrebbe sparso il Suo pianto che salva e Me lo avrebbe portato, ai piedi della Croce, tenendolo per mano perché Satana non lo potesse ghermire e i discepoli colpirlo, portato perché il Mio Sangue cadesse per primo su lui, il più grande dei peccatori. E sarebbe stata, Ella, Sacerdotessa mirabile sul Suo altare, fra la Purezza e la Colpa, perché è Madre dei vergini e dei santi, ma anche Madre dei peccatori.


«Ma egli non volle. Meditate il potere della volontà di cui siete arbitri assoluti. Per essa potete avere il Cielo o l’Inferno. Meditate cosa vuol dire persistere nella colpa».


La deflorazione e profanazione della liturgia ha ormai assunto dimensioni imponenti; i sacrilegi all’eucarestia non sono un’eccezione, sono prossimi a diventare regola
La deflorazione della liturgia poco prima della fine…



In quest’altro brano ci si riferisce alla Santa Messa e a come si è arrivati all’attuale liturgia. Vi è poi un breve accenno riguardante i tempi futuri: [47.3 – 18.11.1947]


«La Messa è la Frazione del Pane. È il Sacrificio eucaristico. [...] Oh! non sapete! Quando verranno i tempi profetizzati [i tempi dell’ultima, tremenda, feroce persecuzione contro la Chiesa di Cristo, poco prima della fine del mondo], coloro che saranno credenti e sapranno dei tempi d’ora, potranno dire: “Ad essi era pace, per noi è guerra atroce”.


«E non saranno più possibili le soprastrutture. Non resisteranno alle catapulte dei satana [con “satana” si intende chiunque segua Satana, dandosi ai peccati gravi; non il “semplice” peccatore, bensì l’empio, colui che volutamente si è incancrenito nel Male. Ndr].


Né i fedeli avranno tempo di rifarle quando saranno cadute. Ma resterà l’essenziale, l’immutabile: la Frazione del Pane, l’Adunanza fra i fedeli; perché quelle vengono da Me e dallo Spirito Santo che ispirò gli Apostoli. E ciò che viene da Noi è eterno».


Qui Gesù parla del combattimento finale, poco prima della fine del mondo; per questo non sarà più possibile “rifare le soprastrutture”, che pure hanno la loro grande utilità, in tempi di pace.


Il dragone rosso



Maria Valtorta, sulla passeggiata di Viareggio, poco prima di infermarsi.
Nel brano successivo siamo alla vigilia delle elezioni politiche e Maria Valtorta offre la sua vita e anche la rinuncia a vedere pubblicata l’Opera purché la fazione dei comunisti non trionfi. In seguito ella si recherà a votare, nonostante i suoi gravissimi problemi di salute, e subirà conseguenze gravi nei giorni successivi: lei aveva ben compreso il pericolo dato dal comunismo; aveva anche intenzione di scrivere a Suor Lucia, ma non so se ebbe l’effettiva possibilità di farlo.


La sua offerta di “immolazione totale” viene però rifiutata con le seguenti parole: [48.11 - 17.4.1948]


«Ma io voglio che molti, ora preda di Satana, abbiano la gloria celeste. Per questo ho dato l’Opera. Io so che essa è salute per chi la legge con buona volontà di conoscermi. Anche solo questo. D’altronde!… Nulla arresterà il veleno che il Dragone effonde prima di avanzarsi per prevalere e trionfare».


Infatti l’ideologia comunista si è sparsa, nei decenni, a macchia d’olio; poi ha assunto nuovi connotati – oggi diremmo liberal-radicali – tutti però accomunati dall’essere anti-Dio e, in ultima analisi, anti-uomo.


«E allora il Serpente gettò fuori dalla bocca quasi un fiume d’acqua dietro alla Donna per farla portar via dalla fiumana… Poi il Dragone andò a far guerra a quelli che restano della progenie di Lei, a quelli che osservano i Comandamenti di Dio e restano fedeli a Gesù Cristo, testimoniandolo» [Ap 12, 15-17].


Ritorno alle catacombe


«L’onda avanza. Onda d’odio alla Chiesa docente e militante. E avanza la guerra alle più sante libertà dell’uomo, a quelle che Dio stesso non viola: il libero arbitrio, la libertà di coscienza, la libertà di fede e di azione.


«Eppure ci vuole anche questo. Perché in verità tutta la Terra sta diventando la grande e meretrice Babilonia, madre delle fornicazioni e abominazioni, e troppi mettono se stessi al servizio di essa, divenuta Bestia d’Abisso, seduttrice di troppi deboli, persecutrice di troppi che forti sono: i Miei Santi Confessori.


«Ma perché Satana, l’Anticristo, tutte le bestie d’Abisso seducano meno, e perché i Miei servi siano sorretti nella persecuzione incombente e che sempre più si estenderà e aumenterà in potenza, io voglio che l’Opera vada alle turbe».


E arriviamo al brano dei “Quadernetti” che è il più importante per questa tematica riguardante l’Anticristo. Siamo solo nel 1948 ma qui già vengono delineate le linee-guida di quella che oggi chiamiamo Nuova Evangelizzazione e per cui, nel 2010, è stato creato un apposito Dicastero. [48.12 – 25 Aprile 1948]


«I nemici sono nell’ombra. Non vinti, anzi più attivi che mai per vendicarsi e nuocere. Può dirsi ora parte del significato della profezia di Isaia a Sobna [Sebnà], e dire che si faccia ciò che voglio, o ciò che è nella profezia avverrà senza fallo, un giorno più o meno prossimo, a seconda che i membri della Mia Chiesa docente e militante, dal Mio Vicario al laico di A.C., e al laico cattolico soltanto appartenente alla Chiesa, senza essere membro di alcuna Congregazione, Associazione e terz’Ordine, ma animato dalle tre teologali virtù e dalla “vita” che è nei Comandamenti e nel Vangelo, faranno secondo che io voglio.


 «Gridare: “Gesù, salvaci ché noi periamo”, quando la bufera già prende di traverso la barca di Pietro, può ottenere il miracolo una volta. Ma non si deve abusare della Misericordia Mia e attendere solo da Me soccorso, e nel momento che può esservi naufragio. Armate naviglio e naviganti mentre ne avete tempo e modo.


Tornate ai metodi catacombali, cosi come avevo detto al piccolo Giovanni [nome dato da Gesù a Maria Valtorta, in collegamento alla figura del grande Giovanni, l’Evangelista] dal 20 novembre 1943. Uscite dalla nicchia nella pietra. Uscitene per umilmente, faticosamente, caritativamente operare.


«Se non lo farete, non vi servirà nicchia elevata, torre di diaspro, porfido e acciaio, a salvarvi, quando l’Anticristo, non combattuto con le armi di vittoria da voi e [non] vinto nel cuore di molti, soffierà il suo nemico vento, e coloro che meditano nel loro cuore di “lanciarti, o Pietro, come una palla in piazza larga e spaziosa e là farti morire” – la piazza: quella di S. Pietro, dall’alto della quale Tu, Vicario Mio (perpetuo Vicario da Pietro all’ultimo dei Papi) parli e benedici, o sempre solo buono, solo Pastore d’amore anche in queste epoche di lupi d’orrore – si muoveranno a farlo, capitanando i traviati, gli illusi, gli ignoranti, coloro che le demagogie, ma non esse soltanto, bensì e più ancora l’inerzia, l’indifferenza, lo stolto sdegno, l’inutile orgoglio, la viltà di un clero che non è più lucerna sul monte e sale atto a dar sapore agli animi, hanno scristianizzato [non stupisce, come rileva sempre Socci nel suo libro “I giorni della tempesta”, che una parte del clero vedesse il Dono valtortiano come il fumo negli occhi, a motivo dei reiterati rimproveri di Gesù e dell’Eterno Padre a una parte della Chiesa.


Oggi, trascorso più di mezzo secolo, possiamo vedere coi nostri occhi quanto Loro avessero ragione a richiamare e a rimproverare]. Lo faranno se voi dormirete.


«E se lasciate che sia levato Cristo dal cuor degli uomini, chi vi subentrerà? L’Anticristo. Ciò è legge. E guai a voi per questo. La valanga, una volta che si è formata e mossa, nulla la trattiene nella sua corsa fatale. Solo una potenza che la penetra e disgrega in piccole parti ne rende nullo l’essersi formata e messa in moto per distruggere. Siate, voi Sacerdoti, la potenza che penetra e rompe la valanga che si è formata e che, se inizia la sua marcia, vi stritolerà. Siatelo, voi cattolici al servizio della Chiesa e in cooperazione del Sacerdozio.


E prosegue:



Cristiani crocifissi in Siria. Accade tutti i giorni. Come ai tempi apostolici. Siamo tornati agli “inizi”
«Ma non siatelo come sin qui. Siatelo, lo ripeto, come al tempo catacombale. Allora i Sacerdoti, gli stessi Papi, vivevano fra il popolo. E non solo fra il popolo cristiano. Anche fra i pagani vivevano, mescolati ad essi, guadagnandosi il pane nelle diverse occupazioni manuali o civiche, coronate, la sera, dalla Frazione del Pane, dall’Adunanza fra i fedeli.


[...] A che cercate lontane terre di missione, se la vostra terra lo è? È detto: “Nessuno è profeta in Patria”. In verità vi dico che voi lo siete meno di tutti.


«Pastori orbi siete, perché non vedete ciò che vi circonda e il modo per circoscrivere il male. Vi sembrano piagati dalla gran ferita solo gli idolatri, i pagani, e persino coloro che sono cristiani ma non cattolici, e correte a loro cercando di guarirli e farli “vivi” innestandoli al Corpo mistico.


«Ma qui, nella vostra Patria, non ci sono soltanto dei membri recisi, dei pagani, degli idolatri. Ci sono i senza-Dio, gli anticristi, i satana.


«Non meditate che se essi aumentassero ancora colpirebbero duramente la Chiesa, il Papato, reciderebbero i nervi motori del gran Corpo Mistico coll’abbattere le Gerarchie, per disorganizzare, gettare paura e scompiglio, provocando una paralisi lunga, pericolosa, della quale risentirebbero tutte le membra viventi nel Corpo Mistico, o che attendono da esso vita?».


Prima però devono venire i segni che ho detto


Nella conclusione del successivo brano vi è poi una precisa indicazione su come approcciarsi alle profezie e su come intendere correttamente i tempi futuri che, possiamo dire, a noi appaiono come “condensati” su un unico piano, ma non è così!

Leggiamo:[48.13 – 8 Maggio 1948]


«Hanno paura della fine del mondo. L’hanno anche molti di quelli che scrollano derisori il capo davanti ai miracoli della Misericordia mariana. L’hanno perché non sanno il tempo. Ma è detto che la Mia ultima venuta sarà improvvisa e rapida come lampo che trascorre il cielo. Prima però devono venire i segni che ho detto. E i segni non saranno rapidi come la Mia venuta, anzi saranno lunghi a compiersi, rallentati dalle preghiere delle anime dei giusti e delle anime vittime, alle quali si piega favorevole la Mia Misericordia per concedere tempo a tutti di ravvedersi.


«Molti segni sono già in atto. Ma il loro giorno non è di ventiquattro ore per voi, anche se è per Me più breve di un battito di ciglio. Io ho per misura l’eternità.


«Un segno, non meditato, è la predicazione del Vangelo del Regno a tutto il mondo, di tutta la Mia vita del Vangelo. Ecco, nel Vangelo canonico è l’essenziale per credere e salvarsi; ma non è la completa conoscenza di Me.


«Dopo di Me il Consolatore, Colui che dice tutto quello che ha udito e Mi glorifica, continuò a completare il Vangelo perché ha ricevuto del Mio e ve lo annunzia. Nei secoli continua la predicazione della Rivelazione e c’è ancora tanto da dire. E più si avvicina la fine e grandi sono i bisogni, più il Vangelo si completa».


Poi aggiunge:


«[...] Riguardo allo Stato d’Israele ti dico “No”. Finché non Mi riconosceranno per vero Messia non avranno Vera Pace. Più facile è che il fuoco nelle terre dell’Asia Minore prepari la strada alla venuta di Gog e Magog, o dell’Anticristo che in essi è già adombrato, che non venga la pace a Israele, pervicace nel non volermi riconoscere come il vero Messia, Re del Regno di Dio e Figlio dell’Altissimo».


«Preparerà subito la strada all’Anticristo?».


«Non mettete mai il vostro tempo nelle profezie di Chi è eterno. Non dirvi l’ora è pietà. Vi spinge ad agire come fosse domani il Giudizio. Sta’ in pace”».


Prima che sia notte


Terminiamo questa piccola raccolta di brani tratti dai “Quadernetti” con un ultimo riferimento di una certa importanza per la tematica che stiamo trattando:[48.18 – Ore 13 del 13 giugno]


«In verità l’Avversario sta iniziando il suo lavoro di distruzione della terza parte delle stelle del cielo. La Mia Chiesa non sarà colpita che dalla Chiesa. Ogni altro nemico sarà vinto da Me. Ma l’abominio nel suo seno io non lo posso vincere perché sacra Mi è la libertà d’arbitrio di ogni uomo, di ogni uomo, di ogni uomo.


«E coloro che saranno abominio [i consacrati traditori, cioè] hanno più di ogni altro le grazie per tendere al loro fine… Per questo sarà abominio la loro caduta, la loro apostasia. Oh! dolore! Ma così è scritto…


«Non Mi ricusare il tuo soffrire che aumenterò in tutte le cose. Perché ho bisogno di vittime. Per placare l’ira del Padre. E per consolarmi dei nuovi Giuda di Keriot».


Anche per questi brani estratti dai “Quadernetti” c’è il mio invito a leggerli per intero dal sito “Scritti Valtorta”.


***


La statua dell’Arcangelo con un “non prevalebunt” voluta da Benedetto XVI in Vaticano, poco prima dell’abdicazione
Concludo riprendendo la tematica delle profezie e ribadendo che nell’Opera valtortiana, quando si parla degli eventi futuri, si distinguono in modo particolare due tempi, che sono quelli dell’Anticristo e quelli del periodo satanico finale.


In mezzo a questi due tempi vi è un periodo di pace, necessario al Popolo di Dio per “raccogliere le forze” e preparare la Chiesa per il combattimento ultimo: sono i simbolici “mille anni” [ossia un periodo relativamente lungo, in cui si avrà un ritorno alla Divinità da parte di tutti i popoli della terra, con sincera buona volontà e con cuore umile e contrito] di cui si parla al capo 20 dell’Apocalisse:


“[1] Vidi poi un Angelo che scendeva dal cielo con la chiave dell’Abisso e una gran catena in mano. [2] Afferrò il Dragone, il serpente antico – cioè il diavolo, Satana – e lo incatenò per mille anni; [3] lo gettò nell’Abisso, ve lo rinchiuse e ne sigillò la porta sopra di lui, perché non seducesse più le nazioni, fino al compimento dei mille anni. Dopo questi dovrà essere sciolto per un po’ di tempo”.


Sempre al capitolo 20 si dà un breve accenno del tempo satanico, il tempo ultimo, poco prima della fine del mondo:


“[7] Quando i mille anni saranno compiuti, Satana verrà liberato dal suo carcere [8] e uscirà per sedurre le nazioni ai quattro punti della terra, Gog e Magòg, per adunarli per la guerra: il loro numero sarà come la sabbia del mare”.


Dunque un numero sterminato di persone seguirà nuovamente Satana: lo scrittore sacro, con questi due versetti, riesce a tratteggiare il ritratto dei figli di Satana del tempo ultimo: un numero sterminato di persone nel cui cuore sarà una luciferina “nostalgia di Satana”, una nostalgia talmente forte che subito gli correranno dietro, non appena il Satanasso sarà nuovamente “sciolto dalle catene”; questi andranno a formare il suo esercito demoniaco, che muoverà l’ultima guerra alla Chiesa di Cristo.


Ma torniamo all’Opera valtortiana.


Spesse volte, anche all’interno del medesimo “dettato”, si passa – senza apparente soluzione di continuità – dal tempo anticristico [il nostro, e quello dell'immediato futuro; anche se non sappiamo quanto “immediato”] al tempo satanico [quello ultimo, proprio poco prima della fine del mondo e della risurrezione, seguito dal Giudizio Universale]: si può dunque pervenire ad una buona comprensione del testo solo con una lettura attenta dei singoli passaggi (ad esempio, se Gesù dice: “Cesserà il tempo e comincerà il Giudizio”, è chiaro che nel paragrafo immediatamente precedente sta parlando del tempo di Satana, il tempo ultimo).


Sappiamo anche, come già detto, che il tempo satanico sarà “7 volte 7” peggiore del tempo anticristico. Perciò sarebbe un errore considerare i due piani come un tutt’uno.


Il problema è che nessuno può davvero completamente distinguere “dove”, in un “dettato”, si parla del tempo nostro (anticristico) e “dove”, invece, si parla del tempo ultimo (satanico).


Dunque è più saggio e più prudente evitare del tutto un approccio legato alle tempistiche, anche se in ogni “dettato” può sembrare che si faccia riferimento ad un periodo storico ben preciso.


Non è affatto così. Ormai è assodato, infatti, che le varie profezie, ai nostri occhi, condensano i diversi eventi futuri su un unico piano.


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