E la Valtorta scrisse: 'Verrà il Pastore-Idolo'. Ipotesi sull'Anticristo, analisi di un enigma PARTE 2

PAPALEPAPALE.COM

PARTE 2


E la Valtorta scrisse: 'Verrà il Pastore-Idolo'. Ipotesi sull'Anticristo, analisi di un enigma


L’Uomo iniquo

Da un famoso film sull’Anticristo. Che si ispirava alle parole dell’AT per cui egli sarebbe stato il figlio dell’incesto.
Nel caso in cui si decida di approfondire lo studio sulla figura dell’Anticristo, a partire dagli scritti valtortiani, si deve essere consapevoli che questo argomento, nei medesimi scritti, è davvero molto ampio e articolato; un reale approfondimento non può prescindere da questa considerazione; così come si deve essere consapevoli che i suoi numerosi risvolti non possono essere esauriti nello spazio di un solo articolo, per quanto lungo.


Sia perciò questo lavoro principalmente un punto di partenza, che vuol favorire un’onesta riflessione e un serio dialogo con tutti coloro i quali non disprezzano i Doni straordinari di Dio. È quasi superfluo aggiungere che non sono queste “le basi della fede”, le quali rimangono saldamente ancorate alla Bibbia e al Magistero.


Il libro di Antonio Socci sul terzo segreto di Fatima è molto utile per avere un quadro più ampio della tematica e per meglio comprendere le inevitabili perplessità che hanno colto molti, quando alfine la Chiesa ha deciso di “rivelare per intero” il cosiddetto segreto di Fatima.


Socci avanza argomenti e ipotesi che sono davvero interessanti e che evidenziano, in modo abbastanza probabile, che la parte riguardante il terzo segreto è composta da due diversi documenti dei quali uno solo è stato pubblicamente rivelato. Un segreto che potrebbe intrecciarsi anche con quanto – stando a Socci – starebbe accadendo da anni a Medjugorje e con avvenimenti “di casa nostra”, come quello della lacrimazione della Madonnina di Civitavecchia.


Antica scultura: la copula satanica dalla quale è generato l’Anticristo
Non è inutile precisare che con “anticristo” si intende ogni persona e ogni realtà “contrarie a Cristo” [«di fatto ora molti anticristi sono apparsi», 1Gv 2,18]; mentre con “Anticristo” ci si riferisce a uno specifico personaggio storico, all’“uomo iniquo”, non ancora apparso:

«Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti dovrà avvenire l’apostasia e dovrà esser rivelato l’uomo iniquo, il figlio della perdizione, colui che si contrappone e s’innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio […]»


Solo allora sarà rivelato l’empio e il Signore Gesù lo distruggerà con il soffio della Sua bocca e lo annienterà all’apparire della Sua venuta, l’Iniquo, la cui venuta avverrà nella potenza di Satana, con ogni specie di portenti, di segni e prodigi menzogneri, e con ogni sorta di empio inganno per quelli che vanno in rovina perché non hanno accolto l’amore della verità per essere salvi» (2Ts 2, 3-10).


Una rivelazione privata


Maria Valtorta in un quadro del pittore polacco Dawid Kownacki
Ma prima di addentrarmi nella frase specifica attribuita a Maria Valtorta vorrei fare due importanti precisazioni che ritengo necessarie.

Maria Valtorta, nei suoi scritti, non mette mai delle date circa gli avvenimenti futuri.


Gli avvenimenti di tipo profetico e apocalittico presenti negli scritti valtortiani sono sì collocati nel futuro ma i riferimenti rimangono parzialmente nebulosi: lo scopo è, come già detto, quello di invitare alla conversione e alla preghiera. Come viene riportato più ampiamente fra alcuni paragrafi, ecco una sottolineatura essenziale fatta dal Maestro valtortiano: «Molto, troppo – e non per sete buona e per onesto desiderio di porre riparo [mediante una sincera conversione del cuore; e mediante preghiere e sacrifici offerti in riparazione a Dio] al male incalzante, ma sibbene soltanto per curiosità inutile – molto, troppo si è arzigogolato, nei secoli, su quanto Giovanni dice nel capitolo 10 dell’Apocalisse». Questo premette il Maestro valtortiano.


La nota sul libro di Antonio Socci fa riferimento al secolo Ventesimo come il periodo dei “precursori” dell’Anticristo: questo in effetti è vero ma non necessariamente si deve dedurre che la manifestazione dell’Anticristo sia da collocare nel tempo attuale: la probabilità di essere vicini a quel tempo è molto alta, ma non se ne può avere la certezza assoluta. Questo è un aspetto importante, da tenere in giusta considerazione.


L’altro aspetto, ancora più importante da ribadire, è che Maria Valtorta deve essere considerata per quello che è, ovvero una possibile rivelazione privata. Non possiamo uscire al di fuori di questa definizione che identifica chiaramente e correttamente quella che è stata l’esperienza mistica di Maria Valtorta. Questo vuol dire che ogni cattolico può decidere di avvalersi o di non avvalersi dei contenuti di questa eventuale rivelazione privata.


È necessario anche sottolineare che una rivelazione privata è un Dono del Signore che è utile in un determinato periodo della storia dell’umanità (vedi CCC n°67).


Allora verrà il Pastore idolo



L’ultimo pastore, Tempera grassa su tavola dell’artista Manuél Moschini
Andiamo quindi alla frase di Maria Valtorta: «… allora verrà il pastore idolo, il quale sarà e starà dove vorranno i suoi padroni».


La nota del libro di Socci fa riferimento al libro di Padre Livio “La donna e il drago“, ma in realtà questa frase proviene dal volume de “I Quaderni del 1943” di Maria Valtorta e precisamente dal brano del 9 dicembre 1943 che riporto parzialmente e che invito comunque a leggere in toto:


«Mai come in questo momento devo ripetere a colui [Pio XII] che Mi rappresenta: “Pasci i Miei agnelli”. [...] Sempre, e fra i più fidi, abbiamo un nemico, un venduto. Ma non importa. Il discepolo non è da più del Maestro, e se io, sapendo che la sferza delle Mie parole, più della sferza di corde – mezzo simbolico più che reale – Mi procurava la morte, ho parlato, parla. E se io ho sopportato, per amore degli uomini e per tuo amore, un nemico e un venduto e l’orrore di un bacio di tradimento, tu, Mio primo fra i Miei figli di ora, non devi arretrare davanti a quello che prima di te ha subìto il Maestro.


«Ché se poi, nonostante ogni mezzo, la Giustizia avesse a perire e – trascinati sempre più da Satana – dominatori e dominati, per mimetismo malefico, si staccassero sempre più da Dio, allora leverò la Luce e la Verità. E ciò avverrà quando anche nella Mia dimora – la Chiesa – vi saranno troppi che, per umano interesse e per debolezza indegna, saranno fra i dominati dai seminatori del Male nelle loro diverse dottrine.


«Allora conoscerete il pastore che non si cura delle pecore abbandonate, il pastore idolo di cui parla Zaccaria [nelle traduzioni moderne si preferisce "stolto" al posto di “idolo”; in esso “pastore stolto” sono adombrati tutti i pastori che pascono se stessi, incuranti della sorte del gregge: “Guai al pastore stolto che abbandona il gregge! Una spada sta sopra il suo braccio e sul suo occhio destro. Tutto il suo braccio si inaridisca e tutto il suo occhio destro resti accecato” (Zc 11,17).ndr].



Una polemica stampa presumibilmente luterana, dove il papa è rappresentato come anticristo circondato di bestie infernali
E prosegue:

«Ricorda l’Apocalisse di Giovanni. Ricorda il Dragone: il Male generatore dell’Anticristo futuro, il quale ne prepara il regno non solo sconvolgendo le coscienze ma travolgendo nelle sue spire la terza parte delle stelle e facendo degli astri [sacerdoti e consacrati in genere] fango.


Quando questa demoniaca vendemmia avverrà nella Corte di Cristo, fra i grandi della Sua Chiesa, allora, nella Luce resa appena bagliore e conservata come unica lampada nei cuori dei fedeli al Cristo – perché la Luce non può morire: Io l’ho promesso, e la Chiesa, anche in periodi di orrore, ne conserverà quel tanto atto a tornare splendore dopo la prova – allora verrà il pastore idolo, il quale sarà e starà dove vorranno i suoi padroni.


Chi ha orecchie da intendere intenda. Per i vivi di quel tempo sarà un bene la morte».


I sigilli sono rotti, vi sono già i precursori, ma Egli non vi è ancora



Cavaliere dell’Apocalisse
Il “dettato” è rivolto espressamente a Papa Pio XII e riguarda la situazione particolare di quel momento storico e anche la futura venuta dell’Anticristo. Ma non è il solo scritto valtortiano nel quale si parla di questa tematica. Ve ne sono molti altri.


In alcuni, in effetti, si evidenzia molto chiaramente che tale figura è da riferirsi ad un importante uomo appartenente alla Chiesa, un ecclesiastico dunque. A questo proposito non posso fare a meno di presentare un altro dettato, precedente, risalente al 20 agosto.


È davvero un “dettato” di una potenza considerevole che mette ancor di più i brividi addosso:


«Se si osservasse per bene quanto da qualche tempo avviene, e specie dagli inizi di questo secolo che precede il secondo mille, si dovrebbe pensare che i sette sigilli sono stati aperti. [...] Guerra, fame, pestilenze, strumenti di omicidio bellico – che sono più che le bestie feroci menzionate dal Prediletto – terremoti, segni del cielo, eruzioni dalle viscere del suolo e chiamate miracolose a vie mistiche di piccole anime mosse dall’Amore, persecuzioni contro i Miei seguaci, altezze d’anime e bassezze di corpi: nulla manca dei segni per cui può parervi prossimo il momento della Mia Ira e della Mia Giustizia.


«Nell’orrore che provate, esclamate: “Il tempo è giunto; più tremendo di così non può divenire!”. E chiamate a gran voce la fine che vi liberi.


«[...] Pace, Miei eletti! Ancora un poco e poi verrò. La somma di sacrificio [“Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del Suo Corpo che è la Chiesa” (Col 1,24)] necessaria a giustificare la creazione dell’uomo e il Sacrificio del Figlio di Dio non è ancora compiuta. «[...] L’obbrobrio della terra è tale che il suo fumo, di poco dissimile a quello che scaturisce dalla dimora di Satana, sale sino ai piedi del trono di Dio con sacrilego impeto. Prima dell’apparizione della Mia gloria occorre che oriente ed occidente siano purificati per essere degni dell’apparire del Mio Volto.


«[...] Dunque pensate pure che questi sono i prodromi, ma non è ancora l’ora. Vi sono i precursori di colui che ho detto potersi chiamare: “Negazione”, “Male fatto carne”, “Orrore”, “Sacrilegio”, “Figlio di Satana”, “Vendetta”, “Distruzione” e potrei continuare a dargli nomi di chiara e paurosa indicazione. Ma egli non vi è ancora».


Ary Scheffer, Tentazione di Cristo, 1854
Sarà una persona molto in alto, un umile che si farà superbo



A questo punto le parole che tinteggiano un’atmosfera, si fanno quasi descrizione dettagliata:


«Sarà persona molto in alto, in alto come un astro. Non un astro umano che brilli in un cielo umano. Ma un astro di una sfera soprannaturale, il quale, cedendo alla lusinga del Nemico, conoscerà la superbia dopo l’umiltà, l’ateismo dopo la fede, la lussuria dopo la castità, la fame dell’oro dopo l’evangelica povertà, la sete degli onori dopo il nascondimento.


«Meno pauroso il vedere piombare una stella dal firmamento che non vedere precipitare nelle spire di Satana questa creatura già eletta, la quale del suo padre di elezione copierà il peccato. Lucifero, per superbia, divenne il Maledetto e l’oscuro. L’Anticristo, per superbia di un’ora, diverrà il maledetto e l’oscuro dopo essere stato un astro del Mio esercito.


«A premio della sua abiura, che scrollerà i Cieli sotto un brivido di orrore e farà tremare le colonne della Mia Chiesa nello sgomento che susciterà il suo precipitare, otterrà l’aiuto completo di Satana, il quale darà ad esso le chiavi del pozzo dell’abisso perché lo apra. Ma lo spalanchi del tutto perché ne escano gli strumenti di orrore [si parla anche e soprattutto in termini metaforici; gli strumenti “reali” di distruzione di massa sono stati costruiti solo da alcuni decenni; ndr] che nei millenni Satana ha fabbricato per portare gli uomini alla totale disperazione, di modo che da loro stessi invochino Satana Re, e corrano al seguito dell’Anticristo, l’unico che potrà spalancare le porte d’abisso per farne uscire il Re dell’abisso, così come il Cristo ha aperto le porte dei Cieli per farne uscire la Grazia e il perdono, che fanno degli uomini dei simili a Dio e re di un Regno eterno in cui il Re dei re sono Io.


E ancora continua:


«Come il Padre ha dato a Me ogni potere, così Satana darà ad esso ogni potere e specie ogni potere di seduzione, per trascinare al suo seguito i deboli e i corrosi dalle febbri delle ambizioni come lo è esso, loro capo.


«Ma nella sua sfrenata ambizione troverà ancora troppo scarsi gli aiuti soprannaturali di Satana e cercherà altri aiuti nei nemici del Cristo, i quali, armati di armi sempre più micidiali, quali la loro libidine verso il Male li poteva indurre a creare per seminare disperazione nelle folle, lo aiuteranno sinché Dio non dirà il Suo “Basta!” e li incenerirà col fulgore del Suo aspetto.


«Molto, troppo – e non per sete buona e per onesto desiderio di porre riparo al male incalzante, ma sibbene soltanto per curiosità inutile – molto, troppo si è arzigogolato, nei secoli, su quanto Giovanni dice nel capitolo 10 dell’Apocalisse. Ma sappi, Maria [Valtorta], che io permetto si sappia quanto può essere utile sapere e velo quanto trovo utile che voi non sappiate».


«Troppo deboli siete, poveri figli Miei, per conoscere il nome d’onore dei “sette tuoni” apocalittici. Il Mio Angelo ha detto a Giovanni: “Sigilla quello che han detto i sette tuoni e non lo scrivere”. Io dico che ciò che è sigillato non è ancora ora che sia aperto [infatti da qui in avanti si parla proprio del tempo ultimo, che precede la fine del mondo; quello che Gesù valtortiano chiama “tempo di Satana”, e che sarà “sette volte sette” peggiore del tempo in cui regnerà l’Anticristo; ndr], e se Giovanni non lo ha scritto Io non lo dirò».


L’Anticristo sarà un astro della Chiesa di Cristo


In questo brano l’Anticristo viene definito come un astro dell’esercito di Cristo che cade paurosamente. Una persona molto in alto, di una sfera di tipo soprannaturale, appartenente quindi alla Chiesa, un principe della Chiesa. Si badi bene: non si parla mai, negli scritti di Maria Valtorta, di un Papa che abiura; anzi, nel brano sopra riportato Gesù specifica che un barlume di luce rimarrà (vedere anche il “sogno delle due colonne” di San Giovanni Bosco, il quale mostra con chiarezza come la Chiesa si rinsalderà molto fermamente, a partire da tre elementi: il Papa, Maria SS e l’Eucaristia), perché la Chiesa – con a capo Pietro – non può perire, a motivo della Sua divina Promessa.


È importante notare anche il passo del brano in cui si dice che non tutto viene rivelato ma, al contrario – per non soddisfare inutili curiosità di tipo umano -, si svela solamente quanto può essere utile conoscere e si mantiene velato quanto non è utile sapere.


Anche gli altri dettati dei giorni immediatamente successivi sono molto interessanti e permeati della stessa tematica. Si parla della guerra che era in corso e di come deve essere letta da un punto di vista soprannaturale. In particolare, nei Quaderni, vi sono dei richiami al libro dell’Apocalisse e una parziale esplicitazione dei passi più importanti e meno chiari, visto il carattere particolare del libro.


Vi è anche una vera e propria spiegazione di porzioni dell’Apocalisse che viene letteralmente interrotta per motivi che adesso non mi metto a trattare.


Ne “I Quaderni del 1945-1950” troviamo infatti un commento-spiegazione del libro di San Giovanni che conclude il Nuovo Testamento.


L’Anticristo imiterà Giuda di Keriot



Ritratto di Giuda Iscariota realizzato dal maestro Lorenzo Ferri su indicazione di Maria Valtorta
Ma vorrei fare un altro riferimento a proposito dell’Anticristo partendo un poco alla lontana. Vi sono infatti sette ragioni principali, di cui siamo a conoscenza, per le quali a Maria Valtorta sarebbe stato donato di poter vedere e descrivere gli eventi della vita terrena di Gesù. Visioni e “dettati” che oggi sono raccolti nella sua Opera principale dal titolo “L’Evangelo come mi è stato rivelato“.


Tra queste sette ragioni, per ultima, vi è la volontà di far conoscere il mistero della figura di Giuda di Keriot:


«… farvi conoscere il mistero di Giuda, quel mistero che è la caduta di uno spirito che Dio aveva beneficato straordinariamente. Un mistero che in verità si ripete troppo sovente e che è la ferita che duole nel Cuore del vostro Gesù.


«Farvi conoscere come si cade mutandosi da servi e figli di Dio in demoni e deicidi che uccidono Dio in loro coll’uccidere la Grazia, per impedirvi di mettere il piede sui sentieri dai quali si cade nell’abisso, e per insegnarvi come usare per vedere di trattenere gli agnelli imprudenti che si spingono verso l’abisso.


«Applicate il vostro intelletto a studiare l’orrenda e pur comune figura di Giuda, complesso in cui si agitano serpentini tutti i vizi capitali che voi trovate e avete da combattere in questo o in quello. È la lezione che dovete maggiormente imparare, perché sarà quella che vi è più utile nel vostro ministero di maestri di spirito e direttori d’anime. Quanti mai, in ogni stato della vita, imitano Giuda dandosi a Satana e incontrando la morte eterna!».


Fermiamoci un attimo a precisare una cosa: qui, chiaramente, Gesù Si rivolge ai consacrati, ossia ai “destinatari primi” del Dono valtortiano; però, a motivo di vari maneggi – a scopo economico e di arricchimento personale –  e di varie disubbidienze, infine Lui, il Maestro valtortiano, avrebbe acconsentito che si procedesse alla stipula di un contratto con un editore laico.


Non è peregrino pensare che, se fosse stato per l’ex Sant’Uffizio, l’Opera valtortiana avrebbe seguito il destino del Messaggio di Fatima, rivelato parzialmente dopo quasi cent’anni. E, per arrivare a questa considerazione (sulla mancata rivelazione del Messaggio intero), basta guardare alla notevole differenza fra il commento di Ratzinger del 2000, e la frase pronunciata da Benedetto XVI, il 13 maggio 2010 a Fatima: “Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa”. Benedetto ha ammesso chiaro e tondo che i risvolti di Fatima sono ancora in corso.


La disperazione senza redenzione dell’Iscariota
Ma ritorniamo all’Iscariota. Cerco di spiegarmi meglio e di provare a far capire che tra la figura del traditore Giuda, di duemila anni fa, e quella dell’Anticristo prossimo venturo vi sono dei parallelismi che si possono fare e che aiutano a meglio inquadrare quello che potrà accadere [notare che l’Anticristo è posto in parallelo con l’Iscariota, e non con Pietro: il quale rinnega, si pente, riceve forza dallo Spirito Santo nel giorno di Pentecoste, e infine confessa la sua fede col martirio].


Conoscere Giuda di Keriot – la sua persona, il suo modo di agire e di pensare; riflettere che anch’egli era un principe della Chiesa, un Apostolo – aiuta in un certo qual modo a comprendere la figura di colui che, sotto vari aspetti, replicherà gli stessi suoi atti e le stesse sue azioni.


Il Traditore della Persona di Gesù, l’Uomo-Dio, sarà imitato dall’Anticristo che tradirà nuovamente il Cristo in quello che oggi è il Suo Corpo mistico, ovvero la Chiesa.


A questo proposito si possono fare interessanti approfondimenti proprio grazie all’Opera di Maria Valtorta. Anche nel Nuovo Testamento, infatti, troviamo come Giuda e l’Anticristo vengano definiti con lo stesso identico appellativo di “figli della perdizione” (in Gv 17,12 e 2Ts 2,3).


Conoscere meglio Giuda, quindi, significa anche conoscere meglio l’Anticristo: colui che il Maestro valtortiano colloca “subito dopo” l’Iscariota, quanto a nequizia.


Vi sono numerosi e ricorrenti brani in tutta l’Opera principale di Maria Valtorta che trattano di questa tematica. Ad esempio vi è un passaggio dell’Evangelo, nel volume X al capitolo 629, che recita: «I Giuda più grandi del futuro Io li avrò ancora e sempre nei Miei sacerdoti!».


Cerca nel sito

ContanteLibero.it

I più letti


Le perle


Appello

Per cambiare la politica

Eventi del Circolo

Il calendario

Sezione Video

Eventi del circolo

Premio La Torre

1996/2011

Selezione Libri

Recensioni

Links

Collegamenti utili


Partners

Realizzato da Telnext