E la Valtorta scrisse: 'Verrà il Pastore-Idolo'. Ipotesi sull'Anticristo, analisi di un enigma PARTE 1

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PARTE 1


E la Valtorta scrisse: “Verrà il Pastore-Idolo”. Ipotesi sull’Anticristo, analisi di un enigma



Questo appunto di Antonio Socci, mi ha molto turbato: «Un’ipotesi di questo genere si trova anche negli scritti di Maria Valtorta secondo cui il Ventesimo secolo sarebbe il periodo dei precursori dell’Anticristo il quale si manifesterebbe poi nel tempo attuale [cioè il Ventunesimo secolo] e sarebbe un ecclesiastico.


Il suo arrivo, accompagnato da un grande sbandamento della Chiesa, è descritto così: “Allora verrà il pastore idolo, il quale sarà e starà dove vorranno i suoi padroni”».


 La cosa m’ha particolarmente impressionato. Cosa intendeva dire, dunque, Maria Valtorta quando parla “sotto ispirazione” dell’avvento, che doveva sembrarle imminente, del “Pastore  idolo”? Chi e cosa è veramente per lei questo oscuro personaggio? Questo ho domandato a tre suoi studiosi


Così ho deciso di pubblicare questo pezzo “contro” il parere della redazione


Mentre scorrevo, non di rado con notevoli perplessità , il libro di Antonio Socci, Il Quarto Segreto di Fatima, edito in tempi non sospetti (2006), e che pure si regge su una mole impressionante di dati e su parecchi documenti, mi cadde l’occhio su una nota a pagina 178 (nota 280; e 281) di un capitolo dove si parlava della venuta dell’Anticristo, e dove, nelle note, si riportano riflessioni persino del card. Ratzinger tratte dai suoi libri.


Quel teologo si sofferma sul famoso Racconto dell’Anticristo di Vladimir Sergeevič Solov’ëv, meglio noto come Soloviev. Ma non è questa profonda riflessione del futuro Papa sull’Anticristo che si insinua nella Chiesa che m’ha colpito e turbato.


Ma, nella nota successiva (n. 281) , questo appunto di Antonio Socci, che vi riporto testuale:

«Un’ipotesi di questo genere si trova anche negli scritti di Maria Valtorta secondo cui il Ventesimo secolo sarebbe il periodo dei precursori dell’Anticristo il quale si manifesterebbe poi nel tempo attuale [cioè il Ventunesimo secolo, nel quale scrive l’autore, ndr] e sarebbe un ecclesiastico.


Il suo arrivo, accompagnato da un grande sbandamento della Chiesa, è descritto così: “Allora verrà il pastore idolo, il quale sarà e starà dove vorranno i suoi padroni”».


La cosa curiosa è che Socci rimanda a un altro libro , proprio quello di colui che oggi preferisce parlare, nel giorno della Marcia della vita, piuttosto di “gare per finanziare Radio Maria” pur di non citare (temendo cosa e chi?) la parola “marcia per la vita”, di fatto boicottandola. Al solito, ad un certo punto, per taluni, Dio finisce d’essere Trino e diventa Quatrino, come dicono a Roma. Sto parlando del libro di padre Livio Fanzaga La donna e il drago (p. 168).


La cosa mi ha particolarmente impressionato . Ragion per cui ho deciso di chiedere delucidazioni a chi da anni dedica una parte della sua vita allo studio e alla diffusione degli scritti di Maria Valtorta, che, ammetto, in molti passi, specie nell’Evangelo come mi è stato rivelato, turba, scuote e commuove; in altre parti, in altri testi lascia perplessi, dubbiosi.


Ho chiesto ad esempio delucidazioni scritte, un vero articolo, puntualissimo, a colui che più di tutti anima questi “circoli valtortiani”: Gabriele Cajano, il quale, con la tipica squisitezza di modi che lo contraddistingue, ha accettato con entusiasmo, ha chiamato altri suoi amici “esperti” e si è messo a lavorare al pezzo che più sotto leggerete.


Ad ogni modo, per quanto strano possa sembrarvi , in queste faccende qui io sono non solo molto rigido, assolutamente prudente, ma anche – come talora direbbero i “fan” di queste cose, sempre a rischio di fai-da-te religioso – decisamente “clericale”: quando si toccano i Fondamentali, le verità di fede e i suoi pilastri, a cominciare dalla Rivelazione, io non riconosco altro Dio che quello che professa la Cattolica, mi piaccia o meno; non accetto altra maestra all’infuori della Chiesa di Roma; nessun interprete ed esegeta che possa sostituirsi al magistero dei Papi e di tutta la Chiesa docente. In questo sono fedele senza cedimenti, a patto che essi pure lo siano, dal momento che le verità scritturali si comprendono e si annunciano “nella tradizione” inveterata della Chiesa, la cui ininterrotta successione apostolica mi fa da garanzia circa la purezza, l’autenticità e l’originalità del suo insegnamento.


L’allora prefetto Ratzinger
Questo dico perché, da più parti , spesso facendo confusione, dinanzi al nome di Maria Valtorta ci si divide in fazioni, l’un contro l’altra armate, peccando, queste sì, l’una di eccesso di clericalismo chiuso alla profezia, l’altra in eccessi devozionistici sensibili ad aprirsi a qualsiasi deriva. Come sempre, credo, la verità sta nel mezzo.


La pietra dello scandalo , il punto di contrapposizione talora facinorosa, è uno in particolare: da una parte si sostiene, tirando in ballo il prefetto Ratzinger, che gli scritti della Valtorta siano stati condannati dal Sant’Uffizio, persino definitivamente (ne abbiamo ampiamente scritto, su questo sito, prendendo una posizione) ; dall’altra si replica che tutto ciò è almeno in parte falso, che le cose non stanno proprio così, e che semmai c’erano solo delle riserve su alcuni punti di dubbia interpretazione, controversi teologicamente, e che la discussione è aperta e nel dubbio la Chiesa lascia libertà. Tanto più che, prove alla mano, gli scritti della Valtorta “male non fanno”, anzi…


Di questo parere era anche Antonio Socci , come ho dimostrato nell’intervista che gli ho fatto; è stato lui inoltre, tempo fa, a dirmi che del sito che gestisco non condivideva la presa di posizione sulla Valtorta, perché le cose stavano diversamente, a suo dire, ed è stato così che ho cominciato a riflettere su questo personaggio così anomalo: Maria Valtorta.


Ma il punto di non ritorno e rottura tra le due fazioni è il più delicato, insondabile e labile, il più ambiguo anche, perché tira in ballo la fede e Dio stesso: tutto quanto ha scritto la Valtorta le è stato rivelato dall’alto, come sostengono i fan, oppure è solo un romanzo magari ben scritto, come dicono i contrari?


E chi può dirlo: io mi metto nel mezzo, e opto per una formula di compromesso: sono pagine rettamente ispirate, da chi e come non so dirvi. Lascio alla Chiesa in caso stabilirlo, un giorno. Di una sola cosa sono certo: che, ispirata o no, “male non fa”, almeno nella maggioranza dei casi.



L’anticristo vestito da pontefice: probabilmente una polemica incisione degli ambienti luterani del ’500
È per questa ragione che ho deciso , da responsabile di questo ormai parecchio frequentato (onde ho vagliato ogni rischio) sito di approfondimento cattolico, che “male non fa” studiare oltre un caso. E dopo aver messo sul tavolo tutte le carte contro la Valtorta, mancando un parere chiaro, netto e definitivo della Chiesa, approfittando di questa libertà che ci è concessa nel “dubbio”, ho deciso dunque di mettere sul tavolo anche le carte favorevoli alla Valtorta.


Certo che non bisogna peccare di clericalismo sino al punto di convincersi che i laici debbano stare fermi e zitti nella ricerca della verità storica degli eventi e degli uomini della Cattolica, in attesa che solo e soli facciano e dicano gli uomini del clero. Così non la pensavano esattamente i miei amici della redazione di PP.


Ricercare la verità, entro i limiti della nostra capacità di comprensione, non è – e mai potrà essere – un peccato, un crimine contro la Chiesa: è una responsabilità e un compito che ci investe tutti.


Cercare la verità e dirla, e la si cerca sentendo ambo le campane. Fermo restando che, come sempre, lascio liberi i singoli collaboratori di questo sito di intervenire successivamente, con commenti o comunque con eventuali articoli “critici”. Appunto: cercare la verità è anche questo esporre tesi e antitesi per giungere a una sintesi.


Per queste ragioni, motu proprio, e io solo assumendomene la responsabilità, da direttore di questo sito, contro i più della stessa redazione di Papalepapale che avevano espresso parere negativo ad aprire in chiave possibilista l’affaire Valtorta, ho deciso che questo discorso s’ha da fare. Ed eccoci qui.


Cosa intendeva dire, dunque, Maria Valtorta quando parla – per chi vuol crederci – “sotto ispirazione” dell’avvento, che doveva sembrarle imminente, del “Pastore  idolo”? Chi e cosa è veramente per la Valtorta questo oscuro personaggio? Questo ho domandato a questi amici. A titolo di curiosità del tutto personale, che condivido con voi, pur tenendo sempre presente il giudizio negativo sull’opera valtortiana espresso dall’Ex Sant’Uffizio.


Una precisazione degli autori


Maria Valtorta ancora in salute
Seguendo la mia richiesta e svolto il suo lavoro, Gabriele Cajano mi ha inviato una piccola precisazione, a me principalmente indirizzata, che è bene far leggere anche a tutti voi:


«Le invio sotto il testo modificato riguardante la figura dell’Anticristo come si rileva dagli scritti valtortiani. La struttura è rimasta pressoché la stessa ma, anche grazie all’aiuto dei miei amici, si è arricchita mediante un’approfondita ricerca. A nostro avviso è venuto fuori un lavoro migliore del precedente e le spiego anche il motivo.


Se si esegue una ricerca in rete si trovano molti riferimenti sulla tematica delle profezie valtortiane che riguardano soprattutto i “Quaderni” del 1943 e successivi.


Il nostro lavoro invece si è concentrato anche sui cosiddetti “Quadernetti” che è un libro molto più recente e di relativa diffusione anche tra i lettori di Maria Valtorta, che in genere prediligono leggere soprattutto “l’Evangelo”, i “Quaderni” e l’“Autobiografia”.


Questo testo è formato da tutta una serie di fogli sparsi che sono stati riuniti per anno e pubblicati solo nel 2006. All’interno troviamo tanti argomenti di un certo rilievo e anche di una certa riservatezza perché trattano di temi delicati come appunto quello di cui stiamo parlando adesso.


Ci siamo quindi concentrati su questo libro cercando di dare all’articolo anche un certo tono di novità e – diciamo pure – di originalità rispetto a quanto si trova abitualmente.


I brani che abbiamo riportato sono stati chiaramente tagliati e viene riportato solo quanto concerne l’argomento trattato; possiamo dire che rappresentano comunque un’ottima selezione di quanto la mistica Maria Valtorta ha scritto a riguardo dell’Anticristo, e permettono anche di dare dei riferimenti abbastanza precisi.



Copertina del volume dei “Quadernetti” che contiene scritti di Maria Valtorta rimasti inediti fino al 2006.
Abbastanza: perché ogni profeta e ogni mistico (parliamo ovviamente di quelli “veri”: quelli veramente ispirati da Dio; senza la pretesa, per parte nostra, di sostituirci alla Chiesa) viene da Dio chiamato, non per soddisfare vane curiosità (così favorendo una vita spirituale “vegetativa”, piuttosto che un serio impegno alla conversione e alla preghiera), bensì per richiamare i fedeli e i consacrati (più i consacrati che i fedeli; anche se il Maestro valtortiano più volte specifica che “i piccoli” hanno una “grossa parte” circa le “colpe dei grandi”; e nei “grandi” sono inclusi i governanti in genere, i quali spesso largamente abusano dei loro posti di potere; Gesù chiede preghiere e sacrifici alle persone di buona volontà, affinché i grandi – sia dal punto di vista religioso che da quello mondano o politico – divengano “grandi nel bene”), a richiamare i fedeli, dicevo, all’urgenza di volgersi nuovamente ai fondamentali, di rivalutare la troppo elusa frase di Gesù circa la necessità di “tornare come fanciulli” (Mt 18,1-5; Mt 18,10), di attendere allo studio e all’applicazione concreta dei due Comandamenti dell’Amore, che sottendono gli altri, a suo tempo dati a Mosè.


Noi ci siamo preoccupati principalmente di fornire una risposta chiara a quanto ci è stato richiesto e abbiamo cercato di farlo pensando di rivolgerci a persone che non conoscono oppure conoscono poco Maria Valtorta. Riteniamo di esserci riusciti ma magari potrà, molto meglio, essere lei ad esprimere un giudizio in tal senso. […]


Abbiamo cercato di ridurre all’osso i nostri interventi limitandoli a precisazioni che vogliono offrire al lettore quel minimo di supporto necessario per meglio comprendere il “dettato” stesso».


“Il Pastore idolo” e l’Anticristo


di Gabriele Cajano Gustavo Pares  Salvatore Laporta


Il famoso affresco di Signorelli. Satana fa da suggerito al falso Cristo


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« … Prima infatti dovrà avvenire l’apostasia e dovrà esser rivelato l’uomo iniquo, il figlio della perdizione, colui che si contrappone e s’innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio.» (2Ts 2,3-4)


« Forze da lui armate si muoveranno a profanare il santuario della cittadella, aboliranno il Sacrificio quotidiano e vi metteranno l’abominio della desolazione.


Con lusinghe egli sedurrà coloro che avranno apostatato dall’alleanza, ma quanti riconoscono il proprio Dio si fortificheranno e agiranno.» (Dn 11, 31-32)


« Il re dunque farà ciò che vuole , s’innalzerà, si magnificherà sopra ogni dio e proferirà cose inaudite contro il Dio degli dei e avrà successo finché non sarà colma l’ira; poiché ciò che è stato determinato si compirà.» (Dn 11, 36)


« La sua potenza si rafforzerà , ma non per potenza propria; causerà inaudite rovine, avrà successo nelle imprese, distruggerà i potenti e il popolo dei santi. Per la sua astuzia, la frode prospererà nelle sue mani, si insuperbirà in cuor suo e con inganno farà perire molti: insorgerà contro il principe dei prìncipi, ma verrà spezzato senza intervento di mano d’uomo.» (Dn 8, 24-25)


« Alla bestia fu data una bocca per proferire parole d’orgoglio e bestemmie, con il potere di agire per quarantadue mesi. Essa aprì la bocca per proferire bestemmie contro Dio, per bestemmiare il Suo Nome e la Sua dimora, contro tutti quelli che abitano in Cielo.

Le fu permesso di far guerra contro i santi e di vincerli; le fu dato potere sopra ogni stirpe, popolo, lingua e nazione. L’adorarono tutti gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto fin dalla fondazione del mondo nel Libro della Vita dell’Agnello immolato.» (Ap 13, 5-8)


« Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d’uomo. E tal cifra è seicentosessantasei.» (Ap 13, 18)


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