VIVAIO - DIRITTO DI SCIPERO

MAGGIO 2014 - VITTORIO MESSORI - IL TIMONE


Ancora una volta, diamoci a una sorta di slalom tra cronaca e storia,  per cercare la    prospettiva che rispetti quella verità la cui ricerca è dovere primario del credente.



Per cominciare leggo , tra mille esempi   : << Il diritto di sciopero fu    una grande conquista della Rivoluzione francese e , ovunque altrove, della sinistra >>.


Che sfacciataggine !


  E’ vero il contrario : la  sanguinaria Convenzione dominata dai giacobini ( la prima     “ sinistra “ , della storia ,    sin dal nome, fino  ad allora sconosciuto in politica ) , la Convenzione , dunque , approvò nel 1791 una legge detta di   “  Chapelier “  , dal      relatore . Con quel provvedimento -  la cui  sanzione era   la sola comminata  in quegli anni : la ghigliottina -  si proibiva ogni sciopero e si vietavano tutte les coalitions , tutte le associazioni  tra lavoratori , quelli  che   noi chiamiamo “ sindacati “.


Una simile proibizione si inquadrava  nella prospettiva rivoluzionaria di eliminare  tutte le realtà intermedie tra lo Stato e le citoyen. Il quale , così,   era      indifeso di fronte alla volontà, deificata , dei sedicenti “ rappresentanti del popolo “ , mentre, da secoli,  il lavoratore era stato tutelato – dall’apprendistato sino al ritiro per vecchiaia e alla morte stessa    – dalle corporazioni e dalle confraternite cattoliche . 


Privi di ogni aiuto comune    , operai e braccianti agricoli ( i milioni di contadini senza terra ) erano così esposti all’arbitrio di industriali e di proprietari terrieri . I ricchi, insomma,  difesi da quella Rivoluzione che , come si sa, non fu certo del popolo ma della borghesia che voleva prendere il posto dell’aristocrazia come classe dominante .


Il divieto giacobino di coalition, di creazione di sindacati , faceva troppo comodo ai privilegiati per essere abrogato quando anche a  Robespierre e sodali toccò di salire sulla carretta che li portava verso la ghigliottina. Sancito, lo dicevano , nel 1791, all’inizio del Grande Terrore , il diritto ( pur strettamente limitato ) di sciopero e di associazione sindacale fu abrogato soltanto da Napoleone III, nel 1864. In Italia addirittura nel 1890 , col Codice di  Zanardelli. 


Ma ecco allora un altro paradosso su cui tacciono gli storici “ progressisti “ : invece di rallegrarsi , i dirigenti del nascente socialismo si preoccuparono.


E’ quanto si verificherà anche nei decenni successivi ,   sino a noi. I “ rivoluzionari” , infatti, temono soprattutto che migliorino  le condizioni del popolo di cui si  sono proclamati rappresentanti e difensori .


Se le richieste dei lavoratori sono accolte dai governi e dagli odiati “ padroni” , che ci stanno a fare quelli che campano sulle loro  proteste  , sulle loro  miserie, sull’odio sociale che in ogni modo cercano di fomentare?  Io stesso ,  se è lecito  rifarsi a un’esperienza personale,  vidi quanto successe  nella Torino della Fiat guidata dal massone esplicito   e insieme anticomunista di ferro Vittorio Valletta. Questi – vuoi per politica  aziendale , vuoi per autentica  sensibilità sociale – fece delle decine di migliaia di operai della grande azienda , la maggiore d’Italia , dei privilegiati rispetto a tanti altri  .


Case popolari , una mutua sanitaria autonoma, ospedali riservati,  premi di produzione , colonie estive per i figli , provvidenze per i pensionati anziani,  scuole professionali, 500 e 600  a condizioni straordinarie  e molte altre misure assistenziali  . A ciascuna di queste , il Partito comunista rispondeva rabbiosamente , mettendo in guardia i lavoratori da  quello che chiamava “paternalismo ipocrita “,  “ inganni del padrone “, “ astuzie del capitalismo “,  ” tentativi  di fiaccare  la tensione rivoluzionaria “.


Insomma ,  avvenne nella mia città  di allora quanto già si era visto nella   Francia di Napoleone III  : l’abolizione del diritto di sciopero e di organizzazione sindacale, venendo dal governo e non dalle “ lotte operaie “,  fu bollata come << dangereux socialisme césarien >>, pericoloso socialismo cesareo  e fu chiesto ai lavoratori non di gioirne ma  di diffidarne.


Tornando, dunque,  a ciò con cui abbiamo iniziato : altro che un fondamentale  diritto strappato dalle generose lotte  della gauche !


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