SVIZZERA: ALTRO CHE CRISI, LA CRESCITA CONTINUA

5/6/2012 da lindipendenza.com

Altro che crisi: l'economia elvetica continuerà a crescere, approfittando anche dei problemi dell'euro. Ne è convinto il direttore del Centro di ricerca congiunturale del Politecnico di Zurigo (Kof) Jan-Egbert Sturm, che non vede nero nemmeno per l'insieme del continente: l'uscita della Grecia dalla moneta unica potrebbe dare una nuova prospettiva al paese, stabilizzando tutta l'Eurozona.


«La congiuntura mondiale non è in condizioni così negative come viene percepito in un'ottica europea», spiega Sturm in un'intervista pubblicata oggi da "Tages-Anzeiger" e "Der Bund". «La gran parte delle regioni del pianeta continuano a beneficiare di una crescita moderata».Ma anche in Svizzera finora tutto è andato molto meglio di quanto atteso e il trend non si è arrestato.


«A mio avviso l'economia elvetica continuerà a crescere: la gente consuma e ovunque io guardi vedo delle gru», afferma l'economista.«Stiamo approfittando in parte della crisi dell'euro», osserva Sturm. «Il franco sta agendo quale valuta rifugio e dall'Europa meridionale arriva molto denaro. Sull'altro fronte gli svizzeri investono di più in patria che all'estero. Insieme questi due fattori portano a bassi tassi di interesse, ciò che è positivo per l'economia, soprattutto considerando che nel contempo la Banca nazionale svizzera mantiene stabile il valore del franco rispetto all'euro. La moneta confederata perde intanto valore nei confronti del dollaro: anche questo aiuta».


In Germania, dove pure il quadro economico è positivo, stanno aumentando i salari, mentre nella Confederazione scendono i prezzi al consumo. In entrambi i casi questo aumenta il potere d'acquisto e stimola i consumi, sottolinea l'esperto. Da non dimenticare inoltre che la popolazione elvetica continua ad aumentare: anche questo porta a maggiore crescita.Intanto però si intensificano le voci di chi dubita che la Banca nazionale (Bns) possa continuare a difendere la soglia minima di 1,20 franchi nel cambio con l'euro.


Bisognerebbe rinunciarvi? «Sarebbe un'idiozia», risponde lo specialista. «Inanzitutto la Bns può tenere il corso del franco basso tanto a lungo quanto vuole, secondariamente si rischierebbero gravi problemi per l'industria di esportazione e per il turismo». Per quest'ultimo ramo già il corso di 1,20 rappresenta una sfida: in alcune regioni, per esempio nei Grigioni, vi saranno quindi cambiamenti strutturali. Per quanto riguarda i prezzi la situazione appare sotto controllo, con un'unica eccezione: il mercato immobiliare.


E la Grecia? Per Sturm gli scenari di base sono due, entrambi legati al risultato delle elezioni del 17 giugno. Se vincono i partiti che vogliono portare avanti la politica di risparmi il paese rimarrà nella zona euro. Ma se a prevalere sarà la sinistra verrà reintrodotta la dracma: i tempi si faranno difficili, ma non sarà necessariamente una catastrofe, perchè questo darà una nuova prospettiva alla nazione. In tal caso potrebbe diminuire anche il rischio di contagio per gli altri paesi: «penso che per il resto dell'Eurozona l'abbandono della Grecia potrebbe essere una liberazione e quindi un contributo alla stabilizzazione», conclude il direttore del Kof.


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