13 maggio 2014 Il Riempitivo

13/5/2014 Pietrangelo Buttafuoco Il Foglio

Più che un vulnus è un verme quello che rode la politica al punto di non sapersela cavare su niente e affidarsi a un magistrato.


Raffaele Cantone, capo dell'Autorità nazionale anticorruzione, incaricato adesso da Matteo Renzi di seguire i lavori dell'Expo, è - appunto - un magistrato. Tutti, manco a dirlo, all'annuncio della notizia, si sono precipitati a far festa.


Ma è la più cocente delle sconfitte per lo Stato rinunciare alle prerogative della politica e chiamare lo sceriffo. Si chiama supplenza, tutto ciò.


Come se a Scampia, o in qualunque altro quartiere impossibile dell'eterno disagio metropolitano, in una scuola di ragazzi difficili, in luogo di professori e presidi, venissero incaricati i magistrati.


Certo, i malfattori vanno arrestati, non c'è alcun dubbio, ma quando c'è in ballo una cosa grossa e importante come l'Expo, specialmente in un'Italia con le pezze al sedere, uno Stato che ha consapevolezza della propria responsabilità, fa una cosa semplice e pratica: fa scattare le manette letteralmente "alla fine della fiera".


 E non nel bel mezzo. Facendo scappare gli investitori stranieri che, ormai è chiaro, stanno già facendo marameo all'idea di imbarcarsi nel pasticcio manettaro d'Italia.


 Più che un vulnus, dunque, un fumus. L'unica trattativa che funziona, si sa, è quella Stato-Magistratura.


Post scriptum


Detto ciò, una nota di ulteriore rammarico. E' stato chiamato Raffaele Cantone. E solo una cosa significa questa nomina. Ed è che la Sicilia, ahimè, non conta più niente. In altri tempi - bei tempi - avrebbero mandato a Milano, Antonio Ingroia! Più che un fumus, un finis.


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