Sinistra Slow Foot

9/5//2014 Camillo Langone Il Foglio

 Il libro di Cerasa suona come musica per le mie orecchie (al netto del vilipendio a Carlo Petrini)



Una volta la sinistra, quando la sinistra era soprattutto comunista, era amica degli operai.


Adesso, che è soprattutto dirittista, è amica dei pensionati (il Pd pesca molto in quella vasca) che di lavoro, fabbriche, fatturati, export, ciminiere non hanno più bisogno, e chi ne ha bisogno si arrangi anzi crepi, di fame.


L’ambientalismo è ideologia delle società senescenti, dico io, e, dice Claudio Cerasa in “Le catene della sinistra” (Rizzoli), di una sinistra non razionale.


Ma se la sinistra fosse razionale che sinistra sarebbe?


Da che parlamento è parlamento la sinistra si alimenta di utopia, una sinistra realista è una contraddizione in termini e questo si evince anche nelle pagine del capitolo cerasiano a me più caro, e non solo perché si apre con una mia lunga citazione.


In “La sinistra Slow Foot” ho letto di un Bersani a volte liberista, al tempo delle lenzuolate, e a volte ambientalista, pertanto dirigista e statalista, come quando si vantò di avere messo il Pd sulla strada della green economy che è poi la strada delle bollette record e della messa fuori mercato della nostra industria.


Per quanto Renzi mi faccia caratterialmente senso, un Bersani così meglio perderlo che trovarlo.


Berci una birra insieme va bene, berci una birra artigianale ancora meglio, poi però ognuno a casa sua.


Meglio perdere che trovare anche i nemici degli inceneritori e noi borbonici, sia Borbone-Parma che Borbone-Napoli, lo sappiamo meglio di tutti.


Conosciamo bene, noialtri tapini, i danni materiali e morali causati dalla capricciosa contrarietà delle minoranze rumorose, perciò di potere, alla trasformazione della spazzatura in energia.


“L’idea che l’inceneritore sia un pericolo mortale per l’umanità è diventata, a sinistra, una sorta di assioma” scrive un Cerasa molto ottimista. Sarebbe bello che la metastasi ambientalista non avesse dilagato ovunque, purtroppo l’inceneritore mortifero è assioma in ogni nicchia politica.


Qualcuno potrebbe spiegare altrimenti Federico Pizzarotti sindaco di Parma?


Il sinistro grillino fu votato da migliaia di ex elettori di centro e di destra, io lo so e che si sappia. Il dualismo è facile, il dualismo è rilassante, quindi mi affatica questo Cerasa che mi spinge a simpatizzare, per una volta, con Umberto Veronesi.


Il famoso medico animalista e vegetarianista scrisse nel 2007 (archivio ci cova) che “non ci sono dati che provino l’esistenza di un qualsiasi nesso causale tra presenza di inceneritori di rifiuti solidi urbani e rischio per la salute di popolazioni residenti, nel raggio di ricaduta delle loro emissioni”.


Musica per le mie orecchie anche le pagine dedicate al fotovoltaico, gli inguardabili pannelli solari, e le energie alternative tutte, “economie dirigiste drogate dallo Stato”.


Che la donna abbia messo in disordine il comodino e mi stia capitando di leggere un testo di Mingardi o di Stagnaro, ovvero dell’Istituto Bruno Leoni? No, la copertina Rizzoli dice che non mi sbaglio, che è proprio Cerasa.


Scopro che l’autore va a mangiare da Roscioli, bravo, si tratta bene, ma pure da Spizzico, a Termini, meno bene.


Si vede che Spizzico gli è piaciuto, sarà per questo che critica Carlo Petrini, uno dei miei maestri nonostante abbia dato un modesto contributo alla causa del globalismo linguistico, e sto parlando di Slow Food.


Finché si scherza si scherza, un conto è estrapolare la pochezza delle Debore, delle Serracchiani benecomuniste e quasi grilliste, altro conto scagliarsi contro la grandezza, per certi versi opinabile però comunque grandezza, dell’uomo che ha conservato per le generazioni future sapori e razze e ricette.


Io forse non avrei mai gustato il succulento fassone, bovino piemontese, se Slow Food non l’avesse rilanciato e pressoché salvato dall’estinzione.


Quindi chiedo riguardo per l’Uomo di Bra. Nessun riguardo invece per Patrizia Todisco, la giudicessa di Taranto che nel 2012 ha steso l’Ilva: oggi il padrone Emilio Riva è morto e gli operai non stanno tanto bene.


Colpa di una sinistra anti industrialista che il fassone vuole mangiarselo tutto lei.


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