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Angoscia

10/5/2014 Funnyking rischiocalcolato.it

Non sono fra quelle persone che il giorno dopo essersene andate dall’Italia tifa per la sua distruzione, non ho rivincite da prendermi e tutto sommato nello stivale per molti anni della mia vita ci sono stato benone, ho prosperato e costruito una famiglia.


Francamente mi fanno una certa pena gli expat falliti, intendo falliti come persone, che sbattono in faccia ai loro ex concittadini i problemi culturali, sociali, familiari ed economici da cui si sono affrancati. Lo hanno fatto? Bene, buon per loro, anzi bravi non è stato facile per nessuno di noi. Per il resto “forse” è meglio pensare a prosperare e magari aiutare altri nelle stesse condizioni, se proprio ci si vuole ancora occupare di chi è rimasto.


Tornando a quanto è accaduto, o meglio per come l’ho vissuto io, circa dieci anni fa le cose in Italia sono cominciate rapidamente a cambiare, la tassazione e il livello di corruzione pubblica/privata (due elemnti che vanno a braccetto) hanno cominciato a salire vertiginosamente, le porte per giovani di talento o che semplicemente aspiravano a fare un duro lavoro ma con un minimo di sicurezza di reddito si sono chiuse  e la “crisi” originata negli USA ha semplicemente fatto da catalizzatore.


La maggior parte dei miei amici e dei miei famigliari è rimasta indietro all’inferno, ed è questo in fondo il motivo che mi fa continuare a scrivere ed ad occuparmi della politica e dell’economia italiana. Recentemente mi sono preso una pausa mentale dall’attulità  e mi sono messo a ragionare su me stesso e sul resto degli anni che mi mancano,


No, io no tornerò indietro, quando me ne sono andato sinceramente pensavo che “a tornare c’è sempre tempo”, poi una volta passato definitivamente il confine e constato che esiste un modo civile di convivere con i propri simili ho immediatamente capito che solo un evento impodenderabile mi riporterà stabilmente in Italia. Tuttavia resto legato per cultura, famiglia, e amicizie al paese dove sono nato, immagino che il tempo sbiadirà lentamente e inesorabilmente il cordone, per ora però non riesco a non provare una profonda angoscia.


Quando sei coinvolto negli affari di una società, ma li vedi da fuori, con informazioni straniere a disposizione, cioè quando sei messo nelle reali condizioni di fare confronti e di non avere la mente inquinata da mediazioni della realtà distorte e in malafede, la situazione italiana nel suo complesso è molto peggio di quanto ciascuno possa percepire, vivendoci dentro.


Quindi non riesco a non provare angoscia, per carità niente di grave, solo alcuni lampi quando la mente si sofferma sull’Italia (ed è vero, capita sempre più di rado).


Prendiamo questo orrendo verminaio che è appena emerso sull’Expo 2015, ed è un esempio dettato dalla stretta attualità.

I nomi coinvolti in questa prima fase sono quelli degli stessi funzionari di partito coinvolti nella Prima Tangentopoli, è rispuntata anche la sigla DC (quella vera) oltre che al famosissimo (Per chi ha almeno 40 anni) Compagno G., Primo Greganti.


Come da copione, nei prossimi giorni spunteranno i legami con la politica locale (Pisapia e Maroni potevano “non sapere”?), spunteranno le intercettazioni e qualche nome eccellente verrà tradotto davanti ad un giudice, perquisito e incriminato. Come da copione.

Il punto è che anche, anzi specie da fuori l’Italia come Stato, istituzione, appare come un immensa associazione per delinquere. Senza neppure una figura do garanzia a cui aggrapparsi, un tempo almeno c’era il “Capo dello Stato”, oggi c’è Napolitano, un personaggio imbarazzante e il cui unico lavoro è mantenere lo status quo costi quello che costi.


Ok, è facile fare di tutta l’erba un fascia però è sconcertante: prendiamo una qualsiasi altra grande opera, prendiamo la TAV per stare su esempi famosi. Oggi non ci sono evidenze di grosse corrutele intorno a questa opera, ma contemporaneamente sapppiamo che per come è strutturato il potere pubblico e privato in Italia, non esiste neppure una possibilità su un milione, che gli appalti TAV siano stati assegnati con criteri di efficienza e qualità.


Capite bene che in queste condizioni fa ridere ogni discorso sulla ripresa. Ripresa di cosa?


Tranne qualche Russo, forse più abituato a trattare con i giusti rappresentanti delle istituzioni e con i corretti rapporti di forza (una squadra di ex-spieznaz ad esempio), non esiste al mondo che capitali stranieri possano tornare ad investire in Italia, a meno che non servano per precisi scopi geopolitici.


Ci sono ancora residue zone in cui esiste un clima non completamente sfavorevole alla crescita (la Lombardia e poco più), per il resto o fai parte di una qualche Mafia o Consorteria o sei destinato a fallire. Oppure ad essere carne da call-center.


L’emigrazione di quetsi ultimi anni è devastante, è un tipo di emigrazione nuova e distruttiva. Niente valige di cartone in fuga, no, vanno via i più forti, intelligenti e coraggiosi.


da Repubblica


MILANO – Non si ferma la grande fuga degli italiani che si trasferiscono all’estero per lavoro. Secondo l’Aire (l’uffici del ministero degli Interni che registra i trasferimenti dei cittadini in altre nazioni), anche nel 2013 i flussi in uscita sono aumentati del 19 per cento, un dato che fa seguito all’incremento del 30 per cento comunicato nel 2012. Questo significa che in soli due anni, gli italiani che hanno varcato i confini sono cresciuti del 55 per cento: erano 61mila nel 2011 e ora sfioriamo i 100mila.


Ma il dato ancora più clamoroso del 2013 riguarda i giovani e l’Inghilterra. Sempre l’anno scorso, nella fascia di età compresa tra i 20 e i 40 anni è stato dell’71 per cento (mentre complessivamente è stato dell’81%). A rivelarlo è stata la trasmissione di Radio24 “Giovani Talenti” che si è procurata i dati ufficiali dell’Aire per il 2013. Con una prevalenza della fascia 20-30 anni (4.531 espatriati) su quella dei 30-40 anni (4.136).

Ma il dato complessivo potrebbe essere ancora più clamoroso se si considera che, secondo gli esperti di flussi migratori, soltanto un italiano su due di solito comunica il suo trasferimento all’estero al Ministero….



Centomila, fra i migliori italiani andati via in un anno. I MIGLIORI, quelli con il potenziale maggiore in termini di capacità di produrre ricchezza, innovazione e benessere. Spesso persone che già avevano una ricchissima attività e che la hanno spostata via.


Ecco, tutto questo quando ci penso genera angoscia.


Passerà.


p.s. si tifo per la Bancarotta dell’Italia, ma per un motivo che è l’esatto opposto di quello di altri illustri commentatori. Penso sia una soluzione non una punizione.


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