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Di Lo Ierofante

Siamo giunti in prossimità delle e Rezioni per il rinnovo del Parlamento europeo.


Formalmente questa istituzione dovrebbe servire a svolgere 3 funzioni: quella legislativa, quella consultiva e quella di bilancio.


Nella sostanza, invece, non serve pressoché ad un beneamato cazzo, se non consentire a delle persone (troppe persone) di avere la possibilità di godere di non pochi privilegi per la durata di 5 anni. Altri, nel contesto europeo, sono gli organi ed i luoghi che contano per davvero.


Il Parlamento europeo è una di quelle cose che mi fanno detestare l’attuale Unione Europea almeno quanto l’attuale Italia. Il Perché ? Perché, alla fin fine, è soltanto un prodotto civetta – plasmato così nel tempo – che ha il compito di farci meglio assimilare tutto il dirigismo che ci costringono ad ingoiare.


La democrazia dovrebbe essere composta da un insieme di istituzioni che permettano un effettivo controllo, pur parziale che questo sia, (parliamo sempre di organizzazioni statali non dimentichiamocelo mai) dei governati sui governanti.


Ma nell’UE (è più precisamente nell’Eurozona) come in Italia, al momento, non si registra nulla o pochissimo di tutto questo. Tutta l’odierna costruzione governativa europea – dalla periferia al centro, da Roma, passando per Berlino, fino ad arrivare a Bruxelles –  è difatti invasata di presunzione fatale. Presumere di avere il potere di edificare una società civile a proprio piacimento e di mutarla di volta in volta a seconda delle proprie intenzioni e dei propri desideri. Abbastanza intollerante nella pratica, sufficientemente illusa nella teoria.


Non inganniamoci: fino ad ora, nella prassi, non si è verificato alcun tangibile contrasto fra la politica di Roma e quella di Bruxelles e dintorni.


Riflettiamo un attimo:


E’ vero, infatti, che se oggi in Italia paghiamo fantasiose ed ingenti imposte sugli immobili assieme ad una IVA più cospicua e ad altre svariate cosucce che sanno proprio di dittatura fiscale (rendite finanziarie/risparmi?) la colpa è innanzitutto di chi ha governato il nostro Paese negli ultimi anni, il quale non ha posseduto/mostrato alcuna volontà politica di ridurre la spesa pubblica che andava semplicemente diminuita. Però è altrettanto vero che l’Europa ha avallato, più o meno implicitamente, queste consistenti scelte di depredation a carico del prodotto privato dell’economia.


I Signori d’Europa dovrebbero sapere a memoria (o forse no!?) che il deficit spending è certamente un male, ma il pareggio di bilancio non è un bene, quando viene raggiunto incrementando il peso oppressivo delle entrate. Ciò nondimeno, l’Unione Europea (Monetaria) in questi anni, piuttosto che incalzare severamente i suoi Paesi membri per ottenere da loro una energica riduzione di tasse e spesa pubblica, ha preferito lasciare che la confisca potesse addirittura aumentare ulteriormente. Per la serie: “Quando si parla di sacrilego matrimonio tra politica fiscale e monetaria”.


Pertanto, come al solito, l’imposizione fiscale ha dimostrato il suo scopo ultimo, vale a dire permettere alla politica, attraverso la leva della spesa pubblica, di costruire e mantenere in vita i suoi variopinti bacini elettorali. Europa ed Italia allora divengono serenamente due facce della stessa medaglia. E tutto il mondo diviene paese.


Ad perpetuam rei memoriam, possiamo, quindi, ringraziare anche l’Europa per aver deliberatamente scelto di farci pagare i costi aggiuntivi legati alla posposizione del Redde rationem.


L’unica buona notizia è che comunque, prima poi, UE o non UE, Euro o non Euro, questa crisi terminerà (o per meglio dire perverrà alla fine della sua maturazione) e le leggi immutabili dell’economia ritorneranno a farla seriamente da padrone su una politica che, in larghissima parte, naviga, oramai da parecchio, oltre i bastioni di Orione e le porte di Tannhäuser.


Di certo, non sarebbe male, nel frattempo che il ciclo economico finisca di fare il suo sporco lavoro, introdurre degli elementi di novità politica perlomeno decenti che possano, in qualche maniera, accelerare il cambiamento. In Italia, come novità politica (decente) che abbia alcune possibilità di concreto successo, ora come ora, abbiamo solo il M5S, ed è per tale motivo che in un recente passato ho dato il mio aperto sostegno a questo Movimento. (Chiaramente non perché persuaso dalla bontà del suo programma di rilancio, ma per altre ragioni che potete ri-leggere qui).


Oggi, non mi rimangio affatto quelle parole; tuttavia, onestamente parlando, sono anche molto stanco di assistere al teatrino messo in scena da tutta la politica italiana, e soprattutto mi sono rotto le palle di dovermi arrabbiare per via della loro stupefacente ignoranza in materia economica, veritiera o strumentale che sia.


In conclusione, alle prossime elezioni che si svolgeranno il 25 maggio ’14, deciderò come comportarmi soltanto all’ultimo istante, ben sapendo che potrò scegliere solamente fra due opzioni:


  1. Votare M5S nella speranza che “non ogni male venga per nuocere”.
  2. Andare al mare o altrove, magari in compagnia di un gran bel pezzo di gnocca.

(Ci fossero un Nigel Farage ed un UKIP italici, allora avrei senz’altro meno dubbi sul da farsi. Infondo, la bella stagione è solo all’inizio).

 

Acta est fabula.


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