Viaggio nel fortino del Front National: 'Solo Marine fermerà banche e immigrati'

Gian Micalessin - Gio, 01/05/2014 - Il Giornale

Viaggio nella roccaforte del Fronte Nazionale


AMIENS -  L’appuntamento è tra i canali  di Saint Leu,  il vecchio quartiere all’ombra  dell’antica   cattedrale orgoglio  della Picardia. Didier Duhamel sbuca  da un ponticello sulla Somma  tirandosi dietro stampella e  gamba malata.


Marie Claire Bouvet, la consigliera comunale, s’affaccia trafelata dalle casette di legno e mattoni   dove i camerieri di bar e bistro allineano tavoli e sedie ai raggi del sole.


Marie Claire non sarebbe tanto preoccupata neppure se dovesse aggiungere un figlio agli otto messi al mondo nella sua  carriera di militante e madre di famiglia.


“Cosa devo fare con il giornalista”  - chiede titubante  all’infaticabile Christian Mandosse, un’ex maitre d’hotel di 54 anni  oggi “gran maestro” del sito internet  del Front National della Somme.


Il disorientamento dura poco. Non appena gli chiedi una sede da visitare i tre ti scrutano stupiti.


“Uffici, sedi ? E chi ha i soldi per pagarli? - ti rimbecca   Marie Claire  - Non siamo  i socialisti o quelli di Sarkozy...Siamo poveri diavoli. Poveri di fatto...Diavoli per come ci dipingono”. 


Marie Claire per  20  vent’anni s’è divisa  tra famiglia e  Front National. Per vent’anni ha inghiottito insulti e umiliazioni.


“Se scoprivano che eri del Front  qui ti levavano il saluto  persino  gli amici ”. Ma  anche qui i tempi  cambiano.


Alle   presidenziali del 2012 un elettore su quattro ha votato Front National trasformando la  Piccardia  nel santuario della destra lepenista. E a fine marzo  Marie Claire è entrata assieme ad altri tre esordienti,   in quel  consiglio comunale di Amiens riserva esclusiva, un tempo,  di socialisti e neogollisti.


Se nelle urne cova un radioso futuro sul terreno si vive un grigio presente. 


“I soldi - si lamenta   Christian - continuano a non saltar fuori. Per gli incontri  c’arrangiamo dopo cena o nel fine settimana con lo studio legale di un nostro dirigente.   Io gestisco da solo il sito di tutta la regione e  in tutta Francia non abbiamo né  un giornale, né una televisione. L’unica radio è quella via internet messa disposizione due ore alla settimana dagli  amici italiani di Casa Pound.” 


 “Proprio così -   annuisce  Didier 58enne veterano del Front National di Amiens  -  oggi siamo  cambiati, parliamo d’economia, lottiamo per i più deboli e tuoniamo contro l’euro, ma gli euro  veri   non arrivano.  Per le manifestazioni si fa la colletta  e per  gli appuntamenti   usiamo i nostri cellulari. E nonostante i voti  a far girare le cose siamo sempre  noi, i soliti quattro vecchi gatti”  . 


Anche  i cavalli di battaglia del Front National sono in verità destrieri sfuggiti agli avversari ed intercettati dalla grande madre matrona Marine Le Pen.  


Il primo  si chiama  Karim Sery, ha 23 anni e ci attende all’entrata del dormitorio universitario di Amiens. 


“Si lo so,  sembra  strano che un meticcio  arrivato dalle Isle de Riunion per studiare Scienze Politiche  si sia innamorato  del Front National. Qui all’Università  non è stato facile,  ma ora hanno dovuto accettarmi. E soprattutto hanno dovuto ingoiare la mia elezione  al consiglio  comunale al fianco di Marie Claire. Il Front National mi ha accolto e ha dimostrato  che   il razzismo sta altrove”.   


Se  Karim è il volto nuovo,  la nuova trincea passa  dai capannoni abbandonati della  Good Year. La  fabbrica di pneumatici  che  un tempo dava lavoro a 1300  operai   è oggi la  più grande fabbrica  di voti per un  Front National in prima linea nella guerra alla delocalizzazione e alle multinazionali. 


“La gente ha capito che socialisti,  neo gollisti e Unione Europea  fanno   il gioco di banche e  grandi capitali. Noi siamo i soli a non avere  scheletri nell’armadio,  gli unici  a lottare contro la globalizazione,  il grande capitale e le leggi di Bruxelles.  E siamo i soli a batterci  per  il diritto alla casa dei francesi. Bisogna smetterla di riempire di arabi e africani le periferie. Bisogna  restaurare i vecchi edifici  del centro e darli  esclusivamente ai nostri connazionali”.


I bassi casermoni di periferia,  tra marciapiedi squadrati e chiazze d’erba  dove   ragazzini africani e maghrebini in bici fanno la spola  tra spacciatori e cassonetti bruciati, sono l’altra grande barricata del Fronte.


  “Qui - fa Didier -  non è più Francia qui è roba loro.  Qui si spaccia droga e  si ritrova chi viene   a rubarci in casa”. 


Mentre lui lo racconta il pusher di quartiere  con   capello rasta e giacca di pelle  afferra una pietra, mira all’obbiettivo  affacciato  dal finestrino. 


Il sasso colpisce il cerchione  e Didier pigia sull’acceleratore. “Lo vedi - gongola entusiasta  - è come dico io, qui comandano loro e la polizia non muove un dito. E si meravigliano se la gente ci vota”.


Didier  ora tira il freno, scende,  parlotta al  citofono  e dal portone spunta  un  maghrebino sdentato  in maglietta e  pantaloni mimetica. 


Abbraccia  Didier,  chiede di noi, si confida a voce bassa   “Sono anch’io del Front National, mio padre era algerino, ma combatteva  per la Francia.  Io faccio come lui  sto con chi la  difende e difende i poveri.  Ma qui mica lo capiscono, qui  mi  minacciano un giorno si è un giorno no. Ma i veri razzisti sono loro. Lo diceva già mio padre.   E io,  40 anni dopo,  continuo  a ripeterlo”.  



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