Architettura come eroica resistenza

Léon Krier ifioridelmale.it 30/4/2014

Le domande che mi sono posto guardando per la prima volta la nuova Place de Toscane di Pier Carlo Bontempi erano di questo genere:

“Perché è così raro, oggi, trovare una piazza di nuova costruzione delimitata in modo chiaro, con una pavimentazione adeguata, un arredo accurato e inserita con successo nel contesto urbano?”.

“Perché tra i miliardi di metri quadri costruiti dopo la seconda guerra mondiale, non è possibile citare, senza riserve, una sola piazza di pari qualità?".

Eppure Place de Toscane è un’opera di moderna promozione immobiliare, come tante altre.


Ad eccezione della fontana di pietra, è realizzata negli stessi termini, con gli stessi metodi, tecniche e materiali e risponde alle stesse normative, inevitabili per questo genere di intervento, in Francia come altrove. C’è chi obietta che l’insieme delle forme tradizionali, e di quelle derivanti dalla tecnologia moderna, sia anacronistico e, di conseguenza, non corretto.


Questa distinzione che l’architettura tradizionale sia “storica” e, quindi, “compiuta”, e che l’utilizzo di materiali sintetici e di tecniche moderne debba obbligatoriamente indirizzare l’architetto verso un certo genere estetico, un determinato vocabolario di forme, in altre parole, un certo stile, opposto all’architettura tradizionale.


È un sottinteso talmente diffuso che trova un’ampia condivisione pur essendo in flagrante contraddizione con la realtà del mercato. In effetti, poiché la sostanza materiale è imposta, lo stile e l’apparenza rimangono oggi gli unici campi di libertà per l’architetto.


Egli purtroppo non è preparato ad affrontare la gamma delle scelte possibili. È un’aberrazione che sfugge all’attenzione del pubblico.


È utile sapere che le scuole di architettura, salvo pochissime eccezioni, non insegnano più la teoria e la pratica dell’architettura tradizionale. Peggio, l’argomento è stato bandito da tutti gli ambiti, tecnico, intellettuale e artistico.


Questa rimozione impedisce di percepire la professione nel proprio insieme con i problemi ambientali e sociali che scaturiscono dall’azione stessa degli architetti. Proviamo ora a immaginare cosa succederebbe alle lingue comunemente parlate se le scuole cessassero di insegnare le lingue classiche e ne stigmatizzassero il loro utilizzo. Da cinquant’anni, dunque, l’insegnamento dell’architettura ha abbandonato l’architettura tradizionale come competenza e tecnologia.


L’analfabetismo architettonico di ritorno, che rappresenta la principale conseguenza, è ora generalizzato e assicurato per il futuro. In questo clima, le difficoltà nell’ideazione e nella realizzazione di un progetto come Place de Toscane superano di gran lunga le normali difficoltà legate alle grandi realizzazioni moderne


. I meriti di Pier Carlo Bontempi e dei suoi committenti non possono essere pienamente apprezzati e valutati se non vengono considerati all’interno del loro contesto politico, culturale e tecnologico. È un lavoro di resistenza eroica contro l’analfabetismo, un raggio di speranza per la ricostruzione dei paesaggi e delle periferie sfigurate.



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