DALL'ARCHIVIO - Salvare l'uomo da se stesso

VITTORIO MESSORI

Giungendo alla Chiesa “da fuori”, da una formazione razionalista, mi sono sempre interrogato sulla fede, sulla possibilità di credere, sulla verità del Vangelo; e ho lasciato ad altri l’interrogarsi sulle conseguenze etiche della fede.



Ho considerato preziosi, ovviamente, gli specialisti di teologia morale, riconoscendo però che ciascuno deve seguire al meglio che può la sua vocazione e, nel podere del Signore, coltivare il suo piccolo pezzo di terra.


Ora, però, stiamo andando ben al di là di ogni morale, ora è a rischio la nostra umanità stessa e, quindi, ogni credente è richiamato alle sue responsabilità.


Succede con quella che chiamano l’ingegneria genetica, con le cosiddette biotecnologie, con quelle manipolazioni sempre più infernali che mirano a stravolgere la stessa natura umana, a creare “esseri” inediti e mostruosi, a generare à la carte, a seconda del capriccio, maschi e femmine (o sedicenti tali) addirittura senza genitori reali.


È con disagio, che talvolta si fa raccapriccio, che leggo qualcosa in proposito e mi convinco che questo, nel Terzo Millennio, sarà il ruolo storico della Chiesa cattolica (non di quelle protestanti, sempre pronte ad adeguarsi al “mondo” e, dunque, sempre più irrilevanti; non di quelle ortodosse, chiuse nel loro guscio fossile): il ruolo, cioè, di sentinella e di estrema difesa dell’umano stesso.


Forse, apparirà sempre più chiaro alla gente di buona volontà (o anche solo di semplice buonsenso) “perché” la Chiesa esiste: salvare non solo l’uomo, ma anche gli uomini da se stessi, riannunciando, magari incompresa e solitaria, l’insegnamento del Figlio dell’Uomo.


La scienza non va, ovviamente, intralciata, ma ci si deve opporre, quando necessario, a quella sua ricaduta che è la tecnologia: quella attuale, per quanto riguarda il nostro corpo stesso e il nostro destino di creature, ha imboccato una strada tragica sulla quale troverà solo l’ostacolo della prospettiva cattolica e di coloro, forse pochi, che vorranno unirsi ad essa.


Un grande pericolo ma anche una grande sfida che esige, come condizione previa, decisione, informazione, unità tra i credenti.


Si tratta, ancora una volta, di mostrare che i discepoli di Cristo sanno essere “il sale della Terra”, stavolta salvaguardando questa stessa Terra dalla creazione, in diabolici laboratori, di “prodotti” che sfidano il progetto divino.


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