L'Europa della Cultura, non quella della finanza

di Marcello Veneziani il giornale

L'altro giorno, mentre il Presidente Napolitano riceveva il paggetto di Stato Fabio Fazio per parlare d'Europa, Angela Merkel veniva in Italia a visitare gli scavi di Pompei .


Spero che la sua gita d'istruzione non sia stata pensata come un avvertimento all'Italia: farete la fine di Pompei se non vi sottomettete ai parametri europei e non state sotto il nostro tetto.


Agli italiani comincia a dare fastidio questa mitologia dell'Europa, unita a una specie di dogmatismo.


Dirigenti che fino a ieri adoravano l'Unione Sovietica hanno cambiato Unione e adorano l'Unione Europea, la considerano una Verità Rivelata e Irrinunciabile, prescindendo dalle storie e dalle situazioni reali dei paesi.


C'erano due modi di fare l'Europa, uno era quello che potremmo chiamare inclusivo , il modello cioè che integra le nazioni in una confederazione che ha come punti di forza la risposta comune alle insidie del nostro tempo: lo strapotere finanziario mondiale e la relativa egemonia del dollaro; l'invasione cinese e delle cosiddette tigri del sud est asiatico e la minaccia di un'immigrazione massiccia dal sud del pianeta e le turbolenze mediterranee delle rivoluzioni islamiche del Nord Africa.


Su questi temi l'Europa tace, non si è affatto unita, non ha una sua politica estera, militare, strategica, economica e culturale.

C'era poi l'altro modo di fare l'Europa non come una risposta alle tempeste globali ma come un gradino verso la globalizzazione , dunque un'Europa che non integra ma dis-integra le sovranità nazionali, politiche, economiche e popolari.


Questa è l'Europa che ci hanno servito col sottinteso che poi saremo noi a servire l'Europa.


 Ora questa Europa non solo non ci piace perché dista anni luce dalla civiltà europea, la sua vita reale, le sue tradizioni, la sua arte e la sua cultura.


Ma perché subordina le diverse Europe, gli sparsi popoli, le differenti società a un rigido parametro unico nordeuropeo e in particolare tedesco.


Tutto questo, naturalmente, giustifica l'antieuropeismo che monta nelle opinioni pubbliche europee dall'Ungheria alla Francia, dalla Finlandia all'Italia, insinuandosi perfino in Germania. E crea comprensibli basi alla battaglia contro l'Euro.


Il problema è che ventidue anni fa ci dissero: prima l'Europa economica e poi tutto il resto.


 E' rimasta l'Europa economica, che tiranneggia i popoli europei e li lascia indifesi davanti ai predetti pericoli. Per questo quando Napolitano esprime viva e vibrante soddisfazione, per dirla con Crozza, verso quest'Europa, e il suo chierichetto lo guarda commosso, a noi vien voglia di gridare, nel nome dell'Europa: basta con questa Unione, siamo per le famiglie tradizionali.


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