Ecco come la burocrazia degli Usa tiene i nativi americani in povertÓ

14/4/2014 lindipendenza.com

Proponiamo in ANTEPRIMA per L'Indipendenza la traduzione integrale in italiano dell'articolo 5 Ways The Government Keeps Native Americans In Poverty tratto da Forbes, da parte di Shawn Regan, ricercatrice al Property and Environment Research Center (PERC) ed autrice dell'inchiesta Unlocking the Wealth of Indian Nations: Overcoming Obstacles to Tribal Energy Development. (Traduzione di Luca Fusari)


Immaginate se il governo fosse responsabile della cura dei vostri interessi, che tutte le vostre attività debbano essere gestite da burocrati a vostro nome, che un ufficio speciale sorvegli i vostri affari, che ogni decisione importante che fate richieda un'approvazione, e che ogni approvazione derivi da una montagna di regole. Come funzionerebbe tutto ciò? Basta chiedere ai nativi americani.


Il governo federale è responsabile della gestione degli affari degli indiani a beneficio di tutti gli indiani, ma a detta di tutti il governo non è riuscito ad adempiere a questa responsabilità. Come risultato, le riserve indiane sono tra le comunità più povere degli Stati Uniti. Ecco come il governo mantiene i nativi americani in povertà.

Le terre indiane sono proprietà gestite dal governo federale



Il giudice supremo John Marshall mise i nativi americani sulla strada della povertà nel 1831 quando caratterizzò il rapporto tra indiani e il governo come «simile a quello tra una custodia e il suo tutore». Con queste parole, Marshall stabilì la dottrina del trust federale, che assegnò il governo come fiduciario degli affari indiani, la quale quale continua ancora oggi benché non abbia servito bene gli indiani.

Alla base di questa dottrina vi è la nozione che le tribù non siano in grado di possedere o gestire le loro terre. Il governo è il legittimo proprietario di tutti i terreni e le attività delle nazioni indiane ed è necessario per la loro gestione a beneficio degli indiani. Ma poiché gli indiani generalmente non possiedono le loro terre e case nelle riserve, non possono ipotecare i loro beni per dei prestiti come gli altri americani.


Questo rende incredibilmente difficile avviare un'impresa nelle nazioni indiane. Anche le tribù con preziose risorse naturali rimangono bloccate in condizioni di povertà. Le loro risorse sono pari a un "capitale morto", non in grado di generare crescita per le comunità tribali.

Quasi ogni aspetto dello sviluppo economico è controllato da agenzie federali


Tutti i progetti di sviluppo in territorio indiano devono essere esaminati ed autorizzati dal governo, un processo che è notoriamente lento e oneroso. Nelle terre indiane, le aziende devono passare attraverso almeno 4 agenzie federali e 49 passaggi per acquisire un permesso per lo sviluppo energetico. Fuori dalle riserve, ci vogliono solo 4 passaggi. Questa burocrazia impedisce alle tribù di capitalizzare le proprie risorse.


Non è raro che passino degli anni prima che le approvazioni necessarie siano ottenute per poter iniziare lo sviluppo energetico sulle terre indiane, processo che richiede solo un paio di mesi nei terreni privati​​. In qualsiasi momento, l'agenzia può chiedere ulteriori informazioni o arrestarne lo sviluppo. Il semplice completamento di una ricerca può causare ritardi, gli indiani hanno aspettato 6 anni prima di poter ricevere i rapporti di ricerca che invece altri americani possono ottenere in pochi giorni.


Il risultato è che molti investitori evitano del tutto le terre indiane. Quando lo sviluppo si verifica, le agenzie federali sono coinvolte in ogni dettaglio, anche nella riscossione dei pagamenti per conto della tribù. Le royalties ritornano agli indiani se nel frattempo il governo non perde il denaro in tale processo.


Le riserve costituiscono un quadro giuridico complesso che ostacola la crescita economica



Grazie al lascito del controllo federale, le riserve sono complicati sistemi giuridici e di proprietà dannosi per la crescita economica. La giurisdizione e la proprietà terriera possono variare ampiamente sulle riserve come risultato delle politiche di assegnazione operate dal governo nel XIX° secolo. Navigare in questo complesso sistema rende difficoltoso lo sviluppo e la crescita nelle terre indiane.

Una difficoltà è il frazionamento della proprietà della terra. Le leggi federali di successione richiedono che molte terre indiane siano passate in parti uguali a più eredi. Dopo diverse generazioni, queste terre sono diventate così frazionate che spesso ci sono centinaia di proprietari per lotto. La gestione di questi terreni frazionati è quasi impossibile, e gran parte della terra rimane inattiva.

Le normative energetiche rendono difficile per le tribù lo sviluppo delle proprie risorse


Darrin Old Coyote, presidente della tribù del Crow del Montana, lo dice chiaramente: «la guerra al carbone è una guerra contro le nostre famiglie e i nostri figli». Il carbone fornisce la più grande opportunità economica per la tribù impoverita, ma le regolamentazioni stanno rendendo difficile alla tribù la capitalizzazione delle proprie risorse naturali. Alcune stanno addirittura cercando di impedire alla tribù l'esportazione del carbone in Asia.


Il governo federale ha ripetutamente mal gestito le attività indiane


Le tribù storicamente hanno avuto poco o nessun controllo sulle loro risorse energetiche. Le royalties sono state fissate dal Bureau of Indian Affairs, ma l'agenzia ha costantemente sottovalutato le risorse indiane. Nel 1977, una commissione federale ha concluso che il negoziato sugli affitti stipulato a nome degli indiani era «tra i contratti più poveri mai stipulati».


Purtroppo, non hanno ottenuto molto di più. Una recente class action sosteneva che il governo ha gestito male miliardi di dollari in assets indiani. Il caso fu sistemato nel 2009 per 3,4 miliardi di dollari, molto meno di quello che era stato perso dai federali.

Le riserve contengono preziose risorse naturali, secondo una stima recente del valore di quasi 1500 miliardi di dollari, ma la stragrande maggioranza di queste risorse rimangono non sviluppate perché il governo federale pone ostacoli. Ron Crossguns della tribù dei Blackfeet ha recentemente così commentato: «è un nostro diritto. Noi diciamo sì o no. Non credo che il mondo esterno dovrebbe venire qui a dettare a noi cosa dovremmo fare con le nostre proprietà».


Finché alle tribù verrà negato il diritto di controllare le proprie risorse, rimarranno bloccate nella povertà e nella dipendenza. Ma se alle tribù sarà data la dignità che meritano, avranno la possibilità di liberare l'enorme ricchezza delle nazioni indiane.


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