Un rimpianto in fondo a destra

Marcello Veneziani - Mar, 08/04/2014 Il Giornale

Alle origini di Forza Italia, Mimmo Mennitti apparve come il principale motore politico del nuovo movimento che nasceva intorno a Berlusconi.


 Prima ancora Mennitti fu con la sua rivista Proposta e la sua corrente l'innovatore del vecchio Msi.

 Mennitti era uomo di destra e del presente, non voleva custodire il sepolcro e testimoniare la nostalgia. Anzi, sognava una destra che dialogasse con Craxi. Mennitti si unì a Beppe Niccolai che spostava quel progetto politico sul piano storico e culturale; a Mimmo toccava il realismo, a Beppe l'ardore ideale. Il riformatore e il rivoluzionario.


Ma il Msi restò avvitato nel circuito della ripetizione nostalgica, e quando approdò ad An, Mennitti era già andato.


 Poi la delusione politica di Mennitti, il ritiro nella cultura con Ideazione, la rivista che voleva dare una linea culturale al centrodestra, il ritorno a Brindisi come sindaco, la malattia, la morte.


Conobbi Mennitti da ragazzo, lui era «il federale» e presentava a Brindisi in una piazza gremita ed entusiasta Almirante. Poi ci ritrovammo a Il Tempo in Puglia e ai bordi della politica tra giornali e riviste, sue e mie.

Il politico che gli era più affine fu Pinuccio Tatarella, corregionale diventato suo concorrente, che lo buggerò alle elezioni del '94 facendo saltare la lista di Forza Italia e restando solo a regnare sulla Puglia.


 I due insieme avrebbero potuto costruire una destra politica adeguata ai tempi, estesa al centro, capace di far politica e di pensarla. Mimmo, Beppe e Pinuccio, rimpianti & rimorsi.



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