Smettete di sparare ai gattopardi

Marcello Veneziani - Gio, 27/03/2014 - Il Giornale

C'è in giro un libro famoso di Alan Friedman che andrebbe denunciato alla Lega protezione animali


Ma la finite di sparare contro i gattopardi?


 C'è in giro un libro famoso di Alan Friedman che andrebbe denunciato alla Lega protezione animali. S'intitola Ammazziamo i gattopardi e riprende il solito falso luogo comune sul gattopardismo in politica.


Molti pappagalli abusano di una frase celebre e fraintesa del romanzo di Tomasi di Lampedusa per confondere il ceto ignobile dei camaleonti, bisce e saltafossi con la nobile stirpe dei Gattopardi.


Sbagliate animale. Il Gattopardo è un fiero e aristocratico felino e la sua trasfigurazione araldica lo conferma. Ma ancor di più lo conferma il Principe di Salina, sia nella versione del romanzo sia in quella del film di Visconti. Il Gattopardo è il contrario di un opportunista, di un voltabandiera, uno che vuol cambiare tutto perché tutto poi resti come prima.


È un disincantato signore che con elegante malinconia abdica alla vita, si ritira dal mondo ed entra con regalità nel regno del passato. Don Fabrizio cede il passo con distaccata galanteria e un velo di disgusto ai parvenu e ai nuovi dominatori. Dopo di noi gattopardi, dice, verranno gli sciacalletti, le iene.


Il gattopardo non è un manuale di sopravvivenza per galleggiare, ma un trattato di stile sulla nobiltà del ritirarsi. Il gattopardo affonda col proprio mondo accennando una smorfia di sorriso, è un vinto alla sua cerimonia d'addio, non un furbetto arrivista e trasformista. Quelli che stanno sempre a galla quando cambiano i regimi non sono i Gattopardi di Salina ma i Caporali di Totò.


Altro rango.



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