'SE MORETTI AVESSE IL CORAGGIO E LA DIGNITÀ DI ANDARSENE, TROVEREBBE MILIONI DI ITALIANI PRONTI AD ACCOMPAGNARLO A CASA'.

24/3/2014 a cura di colinward@autistici.org (Special Guest: Pippo il Patriota) DAGOSPIA

A PARLARE COSÌ È QUEL MIX DI ARROGANZA E SUPPONENZA CHIAMATO DIEGO DELLA VALLE CHE INSIEME A MONTEZEMOLO, PUNZO E INTESA SANPAOLO È IL PRINCIPALE CONCORRENTE DI TRENITALIA


Arroganza, incapacità, supponenza, ipocrisia, autoreferenzialità, irresponsabilità, rapacità, vocazione naturale alla guerra per bande. Lo status morale di buona parte della classe digerente italiana è perfettamente illustrato dalla triste baruffa tra capitreno pubblici e privati che si è scatenata per la (mezza) minaccia del governo Renzie di riportare a livelli meno scandalosi le retribuzioni dei manager pubblici.


Mauro Moretti, ex sindacalista Cgil entrato in Ferrovie nel 1978, forte di aver miracolato i conti di FS, difende con i denti i suoi 850 mila euro annui e minaccia di andarsene se il governo prova a toccarglieli. Il premier Renzie dice che lui "tira dritto", ma gli risponde mollemente: "Quando vedrà la ratio del provvedimento, capirà". Non sarebbero stato così dolci e comprensivi né un Craxi né un De Mita.


Uno dei maggiori industriali del Paese si alza e per fortuna dice che "se Moretti avesse il coraggio e la dignità di andarsene, troverebbe milioni di italiani pronti ad accompagnarlo a casa: sono tutti quei passeggeri costretti a viaggiare su treni vecchi e ad usare stazioni decrepite e poco sicure".


Solo che a parlare così non sono un Leonardo Del Vecchio e, purtroppo, neppure Quinzio Squinzi. No, a parlare così è un caro amico di don Clemente Mastella. Quel Diego Della Valle che insieme a Montezemolo, Punzo e Intesa Sanpaolo è il principale concorrente di Trenitalia, già impiombato di debiti e interessato solo a gestire le tratte più ricche e remunerative della rete ferroviaria. Altro che proclami da capopopolo dei pendolari.


Il fatto che lo Scarparo a pallini sieda regolarmente in tribuna d'onore al fianco di Pittibimbo gli consegna evidentemente una rinnovata superiorità morale. "Tutti a casa!" (i miei nemici) è l'urlo di battaglia di questa laccatissima Compagnia del Capello. Una banda, questa dei nuovi amici del premier, che tra un giubbottino di renna e una cremina per il contorno occhi, rischia di farci rimpiangere i Lothar di D'Alema a Palazzo Chigi.


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